Spazio

Dopo Curiosity si potrebbero mandare astronauti su Marte

"La missione di oggi è un passo fondamentale per ridurre le distanze con il pianeta rosso", dice l'astronauta Umberto Guidoni.  Il video "Sette minuti di terrore " - La gallery con le prime immagini - E adesso ci dicano se c'è vita sul pianeta

– Credits: NASA/JPL-Caltech

“Le frontiere che si aprono con l'atterraggio e la permanenza di due anni di Curiosity su Marte possono essere tantissime se il rover saprà realmente individuare ciò che gli ingegneri si aspettano. In ogni caso, questa passeggiata ridurrà di molto i tempi in cui si penserà a fare una spedizione sul pianeta rosso con uomini e astronauti”.

A parlare è Umberto Guidoni , astronauta italiano e astrofisico, che racconta a Panorama.it le sue sensazioni poco dopo l'atterraggio di Curiosity su Marte . Il settimo rover destinato al pianeta rosso si sposterà alla ricerca dei luoghi più interessanti nei quali andare a cercare eventuali tracce di una vita passata, o forse qualche indizio di microscopiche forme di vita attuali. “La tecnologia di cui è dotato Curiosity potrebbe portare a grandi benefici: si tratta di una strumentazione su cui si è lavorato per anni e capace di immagazzinare dati mai recuperati fino adesso" dice Guidoni. "Speriamo che possa riportare indietro quelle informazioni a cui gli ingegneri stanno lavorando da tempo e che ancora non hanno trovato. In ogni caso, anche se non dovesse trovare forme di vita passate o presenti, sarà per la scienza un grande passo avanti perchè si potranno studiare le conformazioni del suolo, la temperatura di alcune zone ancora inesplorate e si potranno testare strumenti ad alta tecnologia e quasi fantascientifici”.

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È stato un atterraggio storico: Curiosity è entrato nell'atmosfera marziana decelerando velocemente e aprendo il paracadute, poi espulso, andandosi a schiantare a circa 150 metri dal rover. “Un atterraggio morbido che non potrebbe essere effettuato dagli umani, ma che sicuramente è una buona simulazione per un futuro arrivo di astronauti su Marte”, aggiunge Guidoni.

La missione ha un grande interesse anche in Italia perchè a bordo del rover va anche Leonardo da Vinci, in un chip che contiene l'autoritratto di Leonardo e il Codice del Volo, il testo nel quale Leonardo descrive il volo degli uccelli e la sua macchina volante e che è considerato il fondamento della storia del volo. Tutto in attesa di una futura missione europea “ExoMars”, che nel 2018 prevede l'invio di un rover e nella quale l'Italia avrà un ruolo di primo piano.

“La strada per Marte è ancora lunga e piena di incognite, ma è una di quelle cose per cui un astronauta darebbe tutto pur di parteciparvi" sottolinea colui che ha partecipato a due missioni Nasa a bordo dello Space Shuttle -. Ci vorranno ancora anni prima di un viaggio umano su Marte e tanti soldi, ma Curiosity potrebbe dare una svolta storica”.

Sono passati venti anni da quando il primo astronauta italiano, Franco Malerba, volò nello spazio a bordo dello shuttle Atlantis. Era il 1992 e la tradizione italiana nello spazio prosegue fino ai prossimi che saranno Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti. Guidoni traccia un bilancio. “Un bilancio molto positivo che conferma la tradizione storica dell'Italia nell'aerospazio e che adesso offre una visione più europea delle missioni con una maggiore presenza di gruppi di nazionalità diverse e non, come avveniva in passato, di singoli astronauti di singoli paesi – conclude l'uomo che è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione spaziale internazionale -. L'Italia ha imparato molto in questi venti anni, ora serve uno slancio ulteriore, di pianificazione e soprattutto di risorse. In generale, e questa è una mia battaglia anche politica, bisogna fare una grande sforzo per sostenere la ricerca e l'innovazione: solo così potremo competere con i grandi del mondo, non solo nel settore aerospaziale, ma in tutti i campi in cui c'è bisogno di un'eccellenza. E di eccellenze l'Italia ne è piena”.

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