Spazio

La dama delle stelle

Thaisa Storchi Bergmann è un'astrofisica brasiliana. È fra le cinque donne scienziate che ha ottenuto il premio L’Oréal for women in science 2015

thaisa storchi bergmann_3

L'astrofisica brasiliana Thaisa Storchi Bergmann

Thaisa Storchi Bergmann, brasiliana, è una bella signora bionda dallo sguardo felice perché, nella vita, fa quello che ha sempre desiderato: studiare l’universo e le stelle. Professoressa di fisica e astronomia all’Università federale del Rio Grande do Sul, Porto Alegre, è una delle cinque scienziate che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento internazionale «L’Oréal for women in science».
Lei (insieme ad altre quattro colleghe di diversi settori scientifici) è stata premiata per le sue scoperte sui meccanismi con cui  si formano i buchi neri massicci al centro delle galassie. Panorama l’ha intervistata.
 
Dopo tanti anni di studi, i buchi neri restano enigmi cosmici. Che cosa sappiamo, oggi, su questi affascinanti oggetti dell’universo?
Abbiamo evidenze osservazionali della loro esistenza: per esempio ci sono i buchi neri stellari, ossia i prodotti finali dell’esplosione di stelle massive; e i buchi neri supermassicci al centro della galassie, con masse superiori di milioni o miliardi di volte quelle del Sole.

Quanti buchi neri può contenere la nostra galassia? E nell’universo?
Secondo le stime, la nostra galassia potrebbe contenere cento milioni di buchi neri stellari. La maggior parte invisibili, ne abbiamo identificati solo una dozzina. E dal momento che ogni galassia ospita nel proprio nucleo un buco nero supermassiccio, pensiamo che nell’universo conosciuto ci siano 100 miliardi di buchi neri di questo tipo, ognuno per ogni galassia.

Tutte le stelle terminano la loro vita in un buco nero?
No, solo gli astri che hanno una massa otto volte superiore a quella del Sole finiranno con un’esplosione da supernova, e il risuiltato finale sarà un buco nero.

In molti libri e film di fantascienza, i buchi  neri sono passaggi verso altri universi. Un’idea folle?
Sembra in effetti un’idea pazzesca, ma teoricamente non è escluso. È  un’ipotesi suggerita, per esempio, da scienziati come Stephen Hawking.

Lei è famosa, nella comunità scientifica, per i suoi studi su come si muove la materia che orbita intorno a un buco nero. Che cosa ha scoperto?
I buchi neri sono tali perché nulla, neppure la luce, può sfuggire alla loro attrazione, ma un modo per “vederli” in azione è osservare la luce emessa dalla materia intorno a loro: quando la materia passa abbastanza vicino a un buco nero, si mette in orbita secondo una struttura a disco. Io ho osservato un disco simile e capito dalla luce emessa come si muove la materia prima di essere inghiottita dal buco nero.

Che cosa l’ha spinta a studiare l’universo e le stelle?
All’inizio volevo diventare architetto. Finché ho capito che stavo inseguendo il sogno di qualcun altro. Scoprii invece di essere affascinata dalla scienza d dai laboratori gremiti di persone che dedicano le proprie giornate a porsi domande sulla natura. Poi ho incontrato un professore fantastico, Edemundo da Rocha Vieira, che mi ha fatto appassionare all’astrofisica.

E quando alza la testa e di notte guarda il cielo, che cosa pensa?
Quando non c’è la luna e si vedono tante stelle e la banda luminosa della Via Lattea, penso che siamo davvero un pianeta minuscolo. Un granello di sabbia che orbita intorno a una su 10 miliardi di stelle della nostra galassia. Che, a sua volta, è soltanto una tra i  tanti miliardi di galassie dell’universo.

Lei è una scienziata e anche una mamma. Difficile mettere  insieme le due cose?
Quando mio figlio era neonato, l’ho portato con me in una missione di tre mesi in un osservatorio straniero, camminando su e giù per una montagna più volte al giorno per allattarlo. Alle ragazze che vogliono diventare ricercatrici senza rinunciare a una vita familiare, io consiglio con tutto il cuore: fatelo, inseguite il vostro sogno!

© Riproduzione Riservata

Commenti