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Spazio

Curiosity: via alle analisi del suolo di Marte

Il laboratorio spaziale della Nasa ha esaminato una roccia e ora analizzerà tipi diversi di terreno

Il "braccio" del laboratorio spaziale Curiosity

Dopo il primo contatto ravvicinato con la roccia marziana soprannominata Jake Matijevic ( in onore dell'ingegnere della Nasa del Mars Science Laboratory, scomparso nell'agosto scorso) Curiosity, il robot esploratore della Nasa sbarcato su Marte lo scorso 6 agosto, ora è diretto verso Glenelg, a circa 400 metri da Brandbury Landing, il luogo dell'atterraggio.

La zona che Curiosity dovrà analizzare è stata scelta dagli scienziati della Nasa per le sue particolari caratteristiche geologiche. Si tratta di un'intersezione di tre tipi di terreno. Una parte del terreno potrebbe nascondere diversi strati ed è adatta per le perforazioni del robot. Mentre un altro tipo di terreno, sempre nelle vicinanze, mostra i segni di molti piccoli crateri che potrebbero significare una superficie più antica o più dura. Un terzo tipo di terreno, quello di Goulburn dove Curiosity è sbarcato, è rilevante per gli scienziati per poter determinare se lo stesso tipo di struttura di roccia si trova anche a Glenelg. Nome scelto dalla Nasa anche perché palindromo, coerente, sostengono i ricercatori, con il viaggio di andata e ritorno che il robot dovrà fare passando per lo stesso punto.

La destinazione successiva sono le pendici del monte Sharp, la cui altezza massima dalla base del cratere è di circa 5.500 metri. Mentre il cratere Gale, formatosi almeno 3 miliardi di anni fa a causa di un potente impatto con un asteroide, misura un diametro di 154 chilometri.

Tra gli strumenti utilizzati in questo primo contatto diretto con la roccia di Marte c'è Alpha Particle X-Ray Spectrometer (APXS), che determina la chimica elementare di rocce e terreni grazie a particelle alfa e raggi X. La distribuzione dell'energia di queste due fonti, puntata sul bersaglio stabilito, viene misurata per determinarne la composizione elementare ovvero la quantità di elementi chimici che formano i minerali nella roccia. La conoscenza della composizione delle rocce marziane fornisce agli scienziati informazioni sulla formazione della crosta del pianeta e sulle sue alterazioni. Gran parte delle misurazioni effettuate dall'APXS vengono effettuate di notte e richiedono diverse ore di tempo.

Altro potente strumento a bordo del Curiosity, usato in quest'ultima occasione, è il Mars Hand Lens Imager (MAHLI), in grado di acquisire immagini ravvicinate e a colori di rocce e materiali della superficie, con una risoluzione che raggiunge i 13,9 micrometri per pixel.

Anche la ChemCam ha fatto la sua parte. Costituita da due strumenti di telerilevamento, uno spettrometro a induzione laser (LIBS) ed un Remote Micro-Imager (RMI), contribuisce a individuare quali rocce sono più interessanti da analizzare in modo più approfondito. Il gruppo di scienziati che controlla la ChemCam effettuerà analisi quotidiane del terreno in cui si trova Curiosity per capire le variazioni, anche a livello regionale.

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