Spazio

Cosa c’è sotto il mare di Titano?

La sonda spaziale Cassini ha rilevato strane attività negli oceani alieni della principale luna di Saturno

titano

– Credits: Nasa/Esa

Increspature superficiali, grandi onde e tante bolle che vengono a galla.

Per la prima volta sono stati osservati movimenti negli oceani vicino al polo nord di Titano, il satellite più grande di Saturno e il secondo di tutto il sistema solare.

A rilevarli, i radar a bordo della sonda Cassini, in orbita attorno al signore degli anelli e al suo complesso sistema di lune (ne ha ben sessanta) circa un anno fa, anche se i dati sono stati elaborati solo recentemente.

La superficie di Titano, che è parzialmente ricoperta da oceani di metano liquido a centottantagradi sottozero, non aveva mai mostrato una simile attività. Eppure la Cassini è da circa dieci anni che sta monitorando Saturno e i sui satelliti principali.

Nel 2005 dalla sonda si è staccato il modulo Huygens, che, grazie a un sistema di paracadute, si è calato attraverso la densa atmosfera di Titano fino a toccare la sua superficie, inviando dati e immagini della sua discesa.

Ma nemmeno i sofisticati sensori a bordo di Huygens avevano riportato segni di tale fenomenologia. Jason Hofgartner e colleghi dell’Università di Ithaca di New York sono invece certi: analizzando i dati delle osservazioni radar sul Ligeia Mare, vicino all’emisfero settentrionale di Titano, hanno individuato fenomeni paragonabili a movimenti di onde oceaniche e bolle di gas che salgono in superficie.

Come affermano sull’ultimo numero di Nature Geoscience , hanno inoltre rilevato “fluttuazioni” sulla superficie del mare di metano, simili a quelle prodotte da iceberg o altri corpi solidi galleggianti.

 Che sta succedendo dunque su Titano? “Questi eventi sono di natura transitoria” spiegano gli scienziati, “si tratta con tutta probabilità di fenomeni indotti dai cambiamenti stagionali, molto simili a quelli che avvengono nei laghi terrestri”.

All’epoca delle rilevazioni, infatti, il satellite stava passando lentamente dalla primavera all’estate. “È una scoperta comunque eccezionale” continua Hofgartner “perché per la prima volta osserviamo gli effetti stagionali su una luna del sistema solare, che si riteneva finora non potesse sperimentare tali fenomeni”. Che, secondo i ricercatori, si dovrebbero ripetere nel 2017, all’approssimarsi del solstizio estivo nell’emisfero nord.

Titano è l’unico corpo celeste del nostro sistema, oltre al nostro, che ha materia allo stato liquido sulla sua superficie. Su questa luna inoltre, il metano ha un ciclo simile a quello dell’acqua sulla Terra, cioè passa dallo stato liquido a quello gassoso tramite evaporazione e flussi circolatori atmosferici tipici della meteorologia del nostro pianeta. Non è raro quindi che su Titano ci siano piogge di metano liquido.

Con un’atmosfera costituita quasi interamente di azoto, la più grande luna di Saturno è una riproduzione in scala ridotta della Terra primordiale. Ecco perché è tra i corpi più investigati dagli astrofisici: lo studio della sua fenomenologia può portare a capire come si sia innescata la vita sul nostro pianeta a partire da semplici molecole organiche come quelle del metano. E scoprire che I suoi mari sono sensibili ai cambiamenti di stagione è un ulteriore passo in questa direzione.

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