Alle ore 16:24 del 19 aprile 2017 l’asteroide 2014 JO25, un corpo roccioso dal diametro stimato tra i 650 metri e il chilometro, raggiungerà il massimo avvicinamento al nostro pianeta, passando a circa 1,8 milioni di chilometri.

È una distanza pari a quattro volte e mezzo quella che ci separa dalla Luna, quindi, rassicura la Nasa, non c’è alcun pericolo di collisione.

L’evento però è da registrare negli annali dell’astronomia. Infatti da ben tredici anni, precisamente dal settembre 2004, un asteroide di queste dimensioni non passava così vicino alla Terra.

All’epoca fu Toutatis, un oggetto dalla forma a patata con una lunghezza massima di quattro chilometri e mezzo, che transitò più o meno alla stessa distanza.

Il prossimo incontro ravvicinato di un asteroide così massiccio avverrà nel 2027, quando il corpo celeste 1999 AN10 (largo ottocento metri) arriverà addirittura a sfiorare l’orbita lunare.

Quel che sappiamo di 2014 JO25

Il nome ci dà già un indizio sulla sua scoperta, avvenuta nel maggio 2014 da astronomi del Catalina Sky Survey a Tucson, in Arizona.

Successive osservazioni da parte del satellite WISE, che ospita un telescopio spaziale proprio per dare la caccia a questi oggetti, hanno permesso di calcolare la sua traiettoria.

Si avvicinerà alla Terra dalla parte del Sole, con una velocità di 33mila metri al secondo (centocinquanta volte quella di un aereo di linea) e poiché ha una superficie due volte più riflettente di quella lunare brillerà intorno alla undicesima magnitudine nelle notti precedenti al 19 aprile.

Significa che si può osservare con un telescopio amatoriale, anche se è un’attività per astrofili esperti.

Quel che non sappiamo di 2014 JO25

La sua composizione e le sue proprietà fisiche sono ancora sconosciute. Il passaggio ravvicinato del 19 aprile offrirà una straordinaria opportunità agli astronomi per indagare meglio su questo asteroide.

Ritornerà da noi così vicino, infatti, solo tra cinquecento anni. Il Goldstone Solar System Radar della Basa in California e l’Arecibo Observatory a Porto Rico effettueranno osservazioni radar dell’oggetto, che permetteranno di mappare i dettagli della sua superficie con la risoluzione di pochi metri.

Quel che sappiamo di altri asteroidi vicini alla Terra

Almeno una volta al giorno un asteroide passa alla stessa distanza a cui transiterà 2014 JO25. Ma si tratta di oggetti più piccoli, dalle dimensioni di pochi metri.

Questo però ci dà un’idea di come sia affollato lo spazio che circonda il nostro pianeta. Soprattutto di Near Earth Object (NEO), corpi celesti che hanno un’orbita attorno al Sole paragonabile come ampiezza a quella della Terra.

Ce ne sono a decine di migliaia. E si stima che mentre più del 90% degli asteroidi con diametro superiore al chilometro siano già stati individuati, appena un terzo di quelli grandi circa 150 metri è conosciuto dagli astronomi e addirittura meno dell’un percento dei corpi rocciosi da trenta metri è stato finora scoperto.

Un asteroide di queste piccole dimensioni, se entrasse nell’atmosfera terrestre, esploderebbe a meno di un chilometro prima di toccare il suolo, liberando un’energia in grado di radere al suolo completamente una città come Milano o Roma.

Alla ricerca di NEO

Per questo una rete di telescopi terresti (come il Catalina Sky Survey e tanti altri) e spaziali (come la missione NEOWISE) sono costantemente impiegati per scoprire nuovi NEO e monitorare la traiettoria di quelli conosciuti, in modo da calcolare eventuali deviazioni che potrebbero portarli in rotta di collisione con la Terra.

Queste sentinelle spaziali consentono di prevedere se un Neo appena scoperto potrebbe un giorno schiantarsi sul nostro pianeta.

Al momento non ci sono minacce incombenti: asteroidi come 2014 JO25, che potrebbero causare un’estinzione di massa se precipitassero al suolo, sono tenuti sotto controllo e non si prevedono rischi per i prossimi cento anni.

© Riproduzione Riservata

Commenti