Spazio

A caccia del buco nero al centro della Via Lattea

Un sistema di super telescopi permetterà di scoprire qualcosa in più sui misteri del nostro universo

È talmente potente che riuscirebbe a distinguere l’effigie di un moneta da un centesimo a dieci milioni di chilometri di distanza: si tratta di un innovativo sistema multi telescopico che combina le performances di tre radiotelescopi collegati tra loro, permettendo di raggiungere risoluzioni da record.

Grazie a questa tecnica, un gruppo internazionale di astronomi è riuscito a guardare nel nucleo del quasar 3C 279, un corpo celeste talmente distante che la sua luce che ora ci giunge è stata emessa prima della nascita della Terra, cioè cinque miliardi di anni fa.

Lì ci hanno trovato un buco nero con una massa più di un miliardo di volte quella del Sole. Può sembrare strano, ma osservare un buco nero di così titaniche dimensioni a una tale distanza è come vedere due milioni di volte meglio di un occhio umano: mai era stato raggiunto un dettaglio simile. Ma perché gli astrofisici si interessano a un oggetto cosmico ai confini dell’universo?

In realtà l’osservazione di 3C 279 è stato solo un esperimento, una sorta di prova generale per testare le potenzialità di una nuova tecnica interferometrica, cioè l’utilizzo di diversi telescopi che operano tra l’infrarosso e le onde radio come se fossero uno solo, grande quanto la distanza che li separa. Più sono lotani tra loro, quindi, più le osservazioni sono nitide e dettagliate. I tre telescopi impiegati si trovano ai vertici di un triangolo transcontinentale: Apex, a 5.000 m sulle ande cilene, SMA alle Hawaii a diecimila chilometri di distanza e SMT, in Ariziona, a 7 mila km. L’obiettivo è riuscire a osservare il buco nero supermassiccio ipotizzato esistere al centro della nostra galassia.

O per meglio dire, la curvatura che i raggi di luce subiscono un attimo prima di precipitare risucchiati al suo interno, cioè il bordo del buco nero (oltre il quale nulla più sfugge alla forza divoratrice del mostro cosmico), detto “orizzonte degli eventi“. Come il nome del progetto stesso: Event Horizon Telescope . Il successo ottenuto da questo primo test promette bene: con l’aggiunta di Alma, un radiotelescopio da 70 antenne in costruzione in Cile, il sistema decuplicherà la sua potenza e il buco nero insito nel cuore della Via Lattea non potrà più sfuggire alle  osservazioni.

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