Cosa non si può fare oggi con uno smartphone? Praticamente il nostro telefono è diventato un tuttofare ed è anche in grado di aiutare la scienza.

In un progetto mica banale: contribuire attivamente a risolvere un enigma insoluto nel campo dell’astrofisica, cioè l’origine dei Fast radio bursts (FRB), brevissimi impulsi radio della durata di un millesimo di secondo, emessi da oggetti o fenomeni ancora sconosciuti nel cosmo.

All’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA, a Cambridge, Massachusetts) hanno infatti pensato di sfruttare proprio i comuni telefonini per captare queste misteriose onde radio, come affermano sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Fenomeni extragalattici misteriosi

Negli ultimi dieci anni sono stati captate meno di due dozzine di FRB e di questi velocissimi lampi di onde radio solo uno è stato identificato provenire da una galassia distante ben tre miliardi di anni luce.

Degli altri non si conosce la provenienza né si sa da cosa siano generati. Si tratta di esplosioni stellari, scontri tra buchi neri o di fenomeni ancora sconosciuti?

Per rispondere all’intrigante domanda bisognerebbe setacciare il cielo a tempo pieno con radiotelescopi giganti come quello di Arecibo, a Porto Rico, che ha un diametro di oltre trecento metri.

E poi individuare con molta pazienza l’eventuale presenza di FRB tra i miliardi di segnali radio e rumore di fondo captati, andando ad analizzare i dati registrati come si va a cercare un ago in un pagliaio.

Ma una soluzione per facilitare il compito è, letteralmente, a portata di mano di tutti: usare il cellulare.

Un network globale di app

Infatti, tutti gli FRB finora registrati sono stati rilevati alle stesse frequenze radio su cui operano i telefonini e tutti i dispositivi Wi-FI. Ma come può il nostro semplice telefono, che a volte non prende anche in zone apparentemente sgombre da ostacoli, catturare segnali che arrivano dai più remoti anfratti del cosmo?

Gli scienziati del CfA ritengono che questi eventi radio si possano verificare anche all’interno della nostra galassia e in questo caso il segnale sarebbe abbastanza forte per essere rilevato da una rete globale fatta proprio da migliaia di smartphone.

Con una particolare app, scaricabile gratuitamente e che lavora in background (cioè non interferisce con gli altri programmi), si potrebbero infatti monitorare le appropriate frequenze e poi, sempre in automatico, mandare i dati via web ai super calcolatori del CfA.

“Un lampo di queste onde radio proveniente dalla Via Lattea investirebbe l’intero pianeta simultaneamente e quindi se fosse rilevato nello stesso momento da migliaia di dispositivi sparsi per tutto il globo si avrebbe la certezza di trovarsi in presenza proprio di un FRB” sostengono i ricercatori, che aggiungono “sarebbe anche un’opportunità per ogni persona di diventare parte attiva di una ricerca scientifica, aiutando gli astrofisici a identificare e a collocare nello zoo galattico una nuova specie”.

Non solo smartphone

Con un dispositivo dal costo irrisorio da inserire in una porta USB, poi, si potrebbero unire al network globale anche computer e laptop, estendendo così la rete di monitoraggio. Grazie a questo ampliamento, secondo gli scienziati, potrebbe capitare di beccare in flagrante un lampo di onde radio proveniente dal cuore della nostra addirittura una volta alla settimana.

“Stimiamo che questi fenomeni avvengano nella galassia a intervalli di tempo di qualche secolo, ma, poiché abbiamo visto che molti di questi flash si ripetono di continuo per decenni dopo il primo evento, c’è la possibilità che ne sia in corso uno proprio anche in questo momento”.

 

 

 

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