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Spazio

40 anni di esplorazione spaziale: le sonde Voyager hanno battuto tutti i record

Lanciate nell’agosto e settembre del 1977, dopo aver fatto scoperte clamorose sono ancora operative: ora viaggiano nello spazio interstellare

Prima navicella spaziale a visitare da vicino (e fotografare) tutti e quattro i grandi pianeti gassosi del Sistema Solare esterno e prima in assoluto a raggiungere Urano e Nettuno, di cui ha scoperto 11 nuove lune e 6 rispettivamente.

E prima anche a mandare immagini degli anelli di polvere ghiacciata che circondano i due pianeti, oltre a quelli di Giove, che non sono visibili ai telescopi come invece quelli di Saturno.

Sono solo alcuni dei primati, e degli eccezionali traguardi scientifici, raggiunti dalla sonda Voyager 2 durante gli anni 80-90 dello scorso secolo durante il suo viaggio attraverso il nostro sistema planetario, che ha avuto come tappe tutti i suoi membri mai prima di allora avvicinati da un oggetto costruito dall’uomo.

La gemella Voyager 1 non è stata da meno: per prima ha scoperto vulcani attivi al di fuori della Terra, sulla luna Io di Giove. E a fotografe su quest’ultimo, altro record, fulmini e lampi come quelli che si generano sul nostro pianeta.

Per prima ha individuato la presenza di un’altra atmosfera simile alla nostra su un corpo celeste extraterrestre, Titano, la principale luna di Saturno.

E su Europa, satellite gioviano, ha individuato la presenza di un oceano sotterraneo, la cui esistenza è stata poi definitivamente confermata da altre sonde lanciate successivamente.

Entrambe le sonde, insieme, hanno frantumano ogni record dei viaggi nel cosmo e manterranno il primato per l’eternità: sono state l’equivalente delle caravelle di Colombo nella storia dell’esplorazione spaziale. Anche perché non sono pianificate, nei prossimi decenni, altre missioni simili.

In viaggio da quattro decenni

Furono lanciate il 20 agosto (Voyager 2) e il 5 settembre (Voyager 1) del 1977 dalla Nasa, aprofittando di una raro allineamento planetario che avrebbe consentito loro di raggiungere velocemente e di esplorare da vicino tutti i corpi celesti del nostro Sistema Solare esterno: Giove, Saturno, Urano e Nettuno.

Nel novembre del 1980, dopo aver lasciato l’orbita di Saturno, Voyager 1 ha modificato drasticamente la sua traiettoria dirigendosi verso nord rispetto al piano su cui giacciono le orbite planetarie: il 25 agosto 2012, dopo 32 anni di viaggio ha raggiunto lo spazio interstellare, ha oltrepassato cioè il confine oltre il quale il campo magnetico del sole (eliosfera) scompare e non fa sentire più i suoi effetti.

Attualmente si trova a ventun miliardi di chilometri da noi (altro record imbattuto e imbattibile, manco a dirlo) e ancora invia dati regolarmente alla Terra (anche se impiegano venti ore ad arrivare, data la distanza di quasi un giorno-luce).

Ma mica è lì inattiva, sta facendo nuove importanti scoperte che ci interessano da vicino: ha misurato l’intensità dei raggi cosmici, particelle che viaggiano quasi alla velocità della luce, determinando che nello spazio interstellare è quattro volte superiore a quella che si riscontra nei pressi del nostro pianeta.

La prova che l’eliosfera, che laggiù non c’è più e non contrasta quindi i raggi cosmici, agisce invece all’interno del nostro sistema come uno scudo protettivo contro questi micidiali flussi di particelle e che è quindi uno dei fattori che ha permesso lo sviluppo della vita sulla Terra.

Voyager 2, invece, ha proseguito il suo cammino all’interno del Sistema Solare fino al 1990 e ha intrapreso un percorso opposto, dirigendosi verso sud.

Tra qualche anno anch’essa si troverà sulla linea di confine che demarca la fine dell’influenza magnetica della nostra stella nello spazio.

Grazie ai suoi strumenti di bordo potrà misurare campi magnetici, onde radio a bassa frequenza e particelle cariche del vento solare: avremo così i dati di come l’eliosfera interagisce con lo spazio interstellare anche dall’altro capo del nostro sistema.

Prossima tappa: l’infinito e oltre

Le sonde continueranno a viaggiare nello spazio vuoto alla velocità di quasi cinquantamila chilometri all’ora. E non smetteranno di inviare dati grazie all’energia fornita dai tre generatori al plutonio 238, che sfruttano il decadimento radioattivo di quest’isotopo per produrre elettricità.

Una fonte quasi inesauribile di energia: tra 48 anni la loro riserva di combustibile sarà intaccata solo della metà e potrà far funzionare ancora l’elettronica di bordo (ah, l’affidabilità dei componenti degli anni ì70! Altro che quella dei telefonini di oggi che durano sei mesi….)

Ma gli ingegneri della Nasa stanno pianificando di spegnere gli ultimi strumenti ancora operativi entro il 2030, a meno di clamorosi ripensamenti.

Infatti la potenza di trasmissione delle sonde diminuisce di quattro watt ogni anno e diventa sempre più difficile riuscire a stabilire una comunicazione decente.

Anche se continuamente i tecnici aerospaziali americani, con l’aiuto di ex colleghi ormai attempati e in pensione, stanno riscrivendo il software dei computer di bordo per avere ancora la massima efficienza possibile.

Quando da Terra sarà ordinato di interrompere le trasmissioni alle sonde, benché ridotte al silenzio, continueranno comunque il loro viaggio nel cosmo.

Ci vorranno quarantamila anni per raggiungere la prima stella, poi proseguiranno nella loro odissea, spingendosi ancora oltre, là dove nessun uomo non giungerà mai, nei remoti meandri della Via Lattea.

Completeranno l’orbita della nostra galassia in 225 milioni di anni e se durante questo lungo peregrinaggio qualche navicella spaziale di una civiltà aliena si imbatterà nelle sonde e le porterà sul proprio pianeta di origine, troveranno le tracce di quella che è stata la civiltà umana.

A bordo delle Voyager ci sono infatti due dischi d’oro sui quali sono incise le voci, i suoni e le immagini degli esseri umani e della Terra.

Noi saremo già estinti, forse per una catastrofe naturale, per l’impatto di un asteroide o per altre cause e quei dischi saranno l’unico oggetto che documenterà la nostra presenza nell'universo.

Se gli extraterrestri sapranno leggere il contenuto dei dischi avranno una visione distorta della nostra specie: gli sembrerà così intelligente e progredita da riuscire a mandare una capsula del tempo a spasso nella galassia per testimoniare la sua esistenza, ma non conosceranno forse mai la stupidità che l’ha caratterizzata, tanto radicata da spingere gli esseri umani a odiarsi l’un l’atro e a fare di tutto per autodistruggersi.

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