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Scienza

Se la vivisezione poggiasse su basi scientifiche: perché esistono farmaci ad uso umano e farmaci ad uso veterinario?

Tutti sanno che i farmaci ad uso umano e quelli ad uso veterinario non sono gli stessi ed anche quelli per i cani non sempre si usano per i gatti e viceversa. Quale prova più evidente per dimostrare che ogni specie ha un proprio funzionamento e i dati ottenuti su una specie non sono automaticamente estrapolabili a nessun’altra?

Da medico veterinario nonché da ricercatore ritengo che il dubbio sollevato dal dr. Cagno sia null’altro che un’interrogazione retorica, tra l’altro contraddetta dalla sue successive affermazioni.

È PROPRIO L’ESISTENZA DI FARMACI AD USO VETERINARIO E AD USO UMANO CHE RENDE EVIDENTE LA SCIENTIFICITA’ DELL’UTILIZZO DEGLI ANIMALI NELLA SPERIMENTAZIONE, POTENDONE STUDIARE GLI EFFETTI SULLE DIFFERENTI SPECIE E DETERMINANDO LE DOSI IN BASE ALLA SPECIE E LA POSSIBILE TOSSICITA'.

Naturalmente un argomento così complesso non può essere esaurito con una semplice battuta, quindi cercherò in modo sintetico di chiarire quelli che ritengo siano i punti salienti da considerare sia in termini di legge che logistici riportando l’esempio di farmaci (principi attivi, senza denominazioni commerciali) molto diffusi ed in uso in medicina umana e veterinaria.

1. Regolamento di polizia veterinaria per gli animali d’affezione e gli equidi che siano stati dichiarati non destinati alla produzione di alimenti (non ci inoltriamo nel problema delle terapie per gli animali destinati alla produzione di alimenti che altrimenti ci allontanerebbe dal fulcro della discussione). Il veterinario ha l’obbligo di usare e di prescrivere medicinali ad uso veterinario che siano registrati per la specie e l'affezione da trattare. Il problema è che sul mercato non esiste una disponibilità di farmaci ad uso veterinario sufficiente a coprire le necessità terapeutiche, quindi la legge permette l’utilizzo in deroga, a condizioni e nel perseguimento di finalità ben precise. Pertanto, in mancanza di un medicinale veterinario  registrato per la specie e l'affezione da trattare, il veterinario potrà in deroga utilizzare direttamente o prescrivere un altro medicinale veterinario autorizzato in Italia per l’uso su un’altra specie o per un’altra affezione; in mancanza di tale farmaco, il veterinario può scegliere tra un medicinale autorizzato per l’uso umano o un medicinale autorizzato ad uso veterinario in un altro Stato europeo, per l’uso nella stessa specie o in altra specie per la stessa affezione o per un’altra affezione, oppure una preparazione estemporanea preparata dal farmacista.

TUTTA QUESTA PREMESSA, E QUINDI IL REGOLAMENTO DI POLIZIA VETERINARIA NON AVREBBERO MOTIVO DI ESISTERE SE FOSSE VERA L'AFFERMAZIONE DI CUI SOPRA.

2. Amoxicillina/acido clavulanico: come è noto (o dovrebbe essere) a medici e veterinari l'amoxicillina è un antibioticoappartenente al gruppo delle penicilline. Generalmente è associato ad una sostanza, l'acido clavulanico, che ne aumenta l'attività nei confronti di alcuni batteri, che altrimenti sarebbero penicillino-resistenti. Questa combinazione è  diffusissima sia in medicina umana che veterinaria. In particolare, in medicina veterinaria è utilizzata per il trattamento di un'ampia varietà di condizioni patologiche (infezioni della cute, dell'apparato urinario, delle vie respiratorie superficiali e profonde ecc…) dei cani e dei gatti, non deve essere utilizzata in conigli, cavie e criceti e deve essere utilizzata con cautela in tutti gli altri piccoli erbivori. OVVIAMENTE, così come in medicina umana, il farmaco dovrà essere utilizzato con il dovuto rispetto delle dosi che saranno state preventivamente verificate nella fase di sviluppo del farmaco.

3. Paracetamolo: farmaco ad azione analgesica largamente utilizzato in medicina umana (a tal proposito credo sia inutile aggiungere altro). Nel cane deve essere utilizzato con attenzione come analgesico per via orale. Il paracetamolo (acetominofene), infatti, si distingue dagli altri FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) per un profilo di maggiore tollerabilità e sicurezza, una maggiore attività antalgica, una minore attività antinfiammatoria e minori effetti collaterali. A tali pregi, il paracetamolo associa un’azione anti-nocicettiva sia a livello spinale che sopra-spinale con effetti sinergici tra tali siti di azione. A differenza del cane, è controindicato l’impiego nel gatto a qualsiasi dosaggio. Anche in questo caso, la sperimentazione animale ha fornito un servizio eccellente alla specie umana e non solo, mettendo ben in evidenza le controindicazioni per specie e indirizzando al meglio l’utilizzo del farmaco.

4. Morfina, butorfanolo, buprenorfina, meperidina, ossimorfone ecc… anestetici oppiacei tradizionali e di sintesi che, con caratteristiche e peculiarità diverse, vengono largamente utilizzati sia in medicina umana che in medicina veterinaria. Ancora il tutto deriva dalla preliminare sperimentazione fatta su animali.

5. Miltefosina, Antimoniato di N-metilglucamina, Ambisone (che però ha dei costi elevatissimi): tutti principi attivi largamente utilizzati in medicina umana e medicina veterinaria contro la leishmaniosi, di cui per anni sono stati prescritti quelli ad uso umano, non essendo in commercio sottoforma di farmaci veterinari.

La lista potrebbe essere ancora molto lunga. Per completezza e sintesi chi è interessato al problema può approfondire l'argomento leggendo un qualsiasi trattato di farmacologia e farmacoterapia. In questo caso l'approccio al problema sarebbe scientifico e non ideologico, così come mi auguro  avvenga in futuro per il progresso della ricerca biomedica e la salvaguardia della salute della specie umana e dei nostri fratelli animali.

Prof. Paolo de Girolamo Professore ordinario di Anatomia veterinaria

Direttore Centro Servizi Veterinari

Università degli Studi di Napoli Federico II

Presidente Associazione Italiana per le Scienze degli Animali da Laboratorio

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