Salute

Vannoni & co.: i guaritori al di fuori della scienza

Tutte le promesse di chi propone metodi di cura alternativi

 

UPDATE: Abbiamo pubblicato questo articolo il 27 aprile 2017. Tra i casi indicati c'era anche quello del prof. Luigi di Bella. In riferimento alla richiesta di rettifica ai sensi dell'art.8 Legge 47/1948 del Presidente della Fondazione Di Bella Dr Giuseppe Di Bella, pubblichiamo la seguente nota di rettifica:
- Il prof. Luigi Di Bella non "presentò al mondo la sua cura (sic)", che aveva illustrato in sedi scientifiche prestigiose, in Italia e all'estero, tra le quali diversi congressi mondiali, fin dal 1973;
- La casistica clinica è stata oggetto di ormai numerose pubblicazioni in riviste internazionali accreditate e peer review;
- Il prof. Luigi Di Bella non ha mai usato espressioni che giustificano la sprezzante terminologia di "mirabolanti risultati", limitandosi a riferire di successi terapeutici in casi trattati che, quando in stadiazione non estrema e quando il paziente non era stato reso non responsivo alle consuete terapie chemioterapiche costituiscono inediti nella letteratura scientifica;
- I cocktail si bevono al bar o si preparano a casa. Gli schemi terapeutici cui si ispirava il prof. Luigi Di Bella hanno il documentato suffragio di una vastissima letteratura, e non rispondono ad una logica "culinaria" ("... comprende un po' di tutto"), ma a un solido razionale elaborato da uno scienziato con tre lauree, due docenze, oltre 200 pubblicazioni scientifiche;

È totalmente falso e arbitrario, nonché l'esatto opposto della verità che "... le curve di sopravvivenza dei pazienti che hanno partecipato allo studio sono le stesse di chi, affetto dallo stesso tipo di tumore, non aveva ricevuto la cura". Queste curve non sono mai state elaborate da nessuno, e sono smentite dagli stessi dati ufficiali, i quali rilevano (Rapporti Istian 98/17 e 98/24) come su 347 pazienti dichiarati "valutabili" e con una prognosi ricompresa tra 11 giorni (dicansi 11 giorni) e 90 giorni, e che alla data di conclusione dello studio (31-10-1998) avrebbero dovuti essere tutti deceduti, ne fossero in vita 167, cioè il 48%, mentre al follow up del giugno 1999 ne risultavano in vita 88 (25%). Lo stesso dicasi per lo studio osservazionale, tanto che lo stesso settimanale Panorama (n°26 del 1 luglio '99 a firma di Elisabetta Burba e Maurizio Tortorella), così titolò una pagina dedicata alle sorprendenti sopravvivenze: "Toh, chi si rivede: 900 'condannati' ancora vivi"]

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Gli scienziati hanno appena marciato nelle piazze di tutto il mondo nella Giornata della Terra in difesa della scienza, per ricordare che solo il rigore del metodo scientifico può dare sicurezze e fornire ai governi la base per agire in favore dei propri cittadini. Ma l'antiscienza affascina e spesso vince soprattutto nel campo della medicina, con le sue promesse di soluzioni facili, guarigioni miracolose, metodi alternativi, più umani, che arrivano là dove camici bianchi e protocolli ufficiali non sono ancora arrivati. Puntano tutto sull'emozione, infiorettata con parole e pratiche che suonano scientifiche quanto basta per ammantarle di verità.

Il metodo Stamina
L'arresto di mercoledì 26 aprile di Davide Vannoni, l'ultimo dei guaritori saliti agli onori delle cronache in ordine di tempo, è dovuto al fondato sospetto che il creatore del metodo Stamina stesse applicando il proprio protocollo antiscientifico all'estero su pazienti italiani disposti a pagare fino a 27mila euro per il trattamento a base di cellule staminali, del quale non è mai stata dimostrata alcuna validità scientifica, per combattere una serie di malattie neurodegenerative. Gli vengono contestati i reati di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, la truffa aggravata, la somministrazione di farmaci non conformi nell'attività di trattamento di gravi malattie neurodegenerative. Il metodo si basa sull'impiego di cellule staminali mesenchimiali sia autologhe, cioè prelevate dal paziente da curare, sia eterologhe, cioè di un donatore, che sarebbero trasformate in neuroni. Nel 2013 viene deciso dal Parlamento "a furor di popolo" di sottoporre il metodo a una sperimentazione, istituito un comitato che deve occuparsene in seno al servizio sanitario pubblico il quale a settembre del 2013 dichiara che il metodo non ha alcuna consistenza scientifica. La sperimentazione viene definitivamente bloccata il mese dopo e il metodo definito "pericoloso per la salute dei pazienti"

Hamer e la medicina germanica
Secondo Ryke Geerd Hamer, medico tedesco poi radiato dall'albo, la causa dei tumori è psicologica, quindi per poter guarire bisogna curare il conflitto psicologico che ne è all'origine. Pare che Hamer abbia tratto la sua teoria dall'esperienza personale. Dopo la morte di suo figlio, il 19enne Dirk Hamer, ucciso in Corsica da Vittorio Emanuele di Savoia nel 1978, il medico sviluppa un tumore al testicolo che lui sostiene essere la conseguenza del dolore per quella perdita. Hamer spinge i propri pazienti oncologici a rifiutare le cure tradizionali e a curarsi invece con la psicoterapia. Si stima che il suo metodo abbia condotto alla morte centinaia di pazienti. In Italia non sono mancati casi di pazienti che sono morti rifiutando le cure perché consigliati in tal senso da medici seguaci di Hamer. Il fondatore della Nuova Medicina Germanica sostiene che quella ufficiale sarebbe il frutto di una cospirazione ebraica per eliminare i non ebrei, tanto per inquadrare il personaggio.

Il bicarbonato anticancro di Simoncini
Un po' meno dei chemioterapici, ma comunque un po' di più delle sole parole, la cura proposta dall'ex medico Tullio Simoncini è a base di bicarbonato. Radiato dall'albo e condannato a 4 anni e 4 mesi per omicidio colposo e truffa (tutto prescritto) in seguito alla denuncia dei parenti di tre pazienti che si erano affidati alle sue cure per il proprio tumore, Simoncini continua a esercitare la sua attività, anche grazie a internet, dove si presenta come un oncologo di fama mondiale. Secondo lui la causa di tutti i tumori altro non è che un fungo, la Candida Albicans, che causerebbe anche altre malattie, dal diabete alla sclerosi multipla. Anche in questo caso non vi sono studi pubblicati, risultati o dati statistici a corroborare la strampalata teoria. Del resto perché complicarsi la vita alla ricerca di conferme scientifiche quando si può fornire ai pazienti una soluzione facile e casalinga: il bicarbonato di sodio? E dato che a sostegno delle sue idee non c'è uno straccio di prova, anche lui sfodera abilmente la teoria del complotto: le case farmaceutiche vogliono vendere farmaci e non hanno interesse che i pazienti oncologici si curino col bicarbonato preso da un barattolo in dispensa. In realtà neanche a Simoncini conviene che si curino da sé, altrimenti lui che ci guadagna? Solo lui, a pagamento, può somministrare il potente lenimento che necessita di un catetere da inserire all'interno dell'organo colpito dal tumore.

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