Con la fine degli esami di maturità ormai studenti e genitori dovrebbero archiviare l’argomento scuola per i prossimi mesi e godersi le meritate vacanze.

Quest’anno no: per chi ha figli che a settembre varcheranno per la prima volta le soglie di un istituto scolastico, quest’estate si preannuncia rovente, a causa delle preoccupazioni e dei dubbi sulle malattie infettive che potrebbero contrarre a contatto con altri bambini nelle aule.

Anche l’obbligatorietà delle vaccinazioni prescolastiche, fortemente voluta dal Ministero della Salute, desta non pochi interrogativi.

Gli ultimi dati, però, parlano chiaro: nel nostro Paese si è diffusa una preoccupante epidemia di morbillo, con quasi tremila casi dall’inizio dell’anno, ma anche la poliomielite, malattia che si riteneva debellata in Italia, potrebbe ritornare a costituire un serio pericolo.

Infatti, solo sette Regioni (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna) superano la soglia di sicurezza del 95% per la vaccinazione anti-poliomielite, ma anche le vaccinazioni per altre malattie infettive, come difterite, tetano, epatite B, meningite purulenta da Haemophilus influenzae di tipo b, sono sotto questo valore critico secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute lo scorso 8 giugno.

Il nostro Paese maglia nera nel mondo?

I dati del rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ‘World Health Statistics’ 2017 indicano che in Italia la copertura vaccinale per tetano, pertosse e difterite, nel 2015, è stata del 93%, fra le più basse della regione europea, superata anche dai paesi africani, quali Ruanda e Tanzania, che sono al 98%, seguiti da Eritrea, Botswana e Algeria al 94%.

Per fare ulteriore chiarezza, semmai ce ne fosse ancora bisogno, numerosi esperti hanno fatto il punto della situazione durante il Corso di Formazione Professionale Comunicare i vaccini. L’importanza delle combinazioni vaccinali in pediatria e del vaccino anti-Papillomavirus, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” della Sapienza Università di Roma con il supporto non condizionante di MSD.

Ecco le risposte che ci hanno fornito alle domande più gettonate sui vaccini che i genitori si scambiano tra loro, che chiedono ai medici di famiglia o a cui cercano riscontri in rete, spesso e volentieri trovando informazioni confuse o addirittura completamente errate.

Quali sono le vaccinazioni obbligatorie per iscriversi a scuola?

Lo scorso 19 maggio è stato approvato il decreto legge che reintroduce l’obbligatorietà delle seguenti vaccinazioni (gratuite) per l’iscrizione a scuola nella fascia 0-6 anni a partire da settembre 2017:

Antidifterica, antitetanica, antipoliomelitica, anti-epatite virale B, anti-pertosse, anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella, anti Haemophilus influenzae (HIB).

Ma devo sottoporre mio figlio a ben dodici iniezioni?

Non si tratta di vaccinazioni da eseguire singolarmente, perché alcune vengono effettuate in gruppo: “le malattie coperte dal Nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale per il triennio 2017-2019 sono effettivamente dodici, ma i vaccini saranno somministrati con solo quattro iniezioni” spiega Pierluigi Lopalco, Professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, Università degli Studi di Pisa.

“Grazie alle combinazioni vaccinali saranno necessarie solo quattro punture: una per i meningococco B, una per il C e le restanti due coprono rispettivamente per morbillo, parotite, rosolia, varicella (quattro patologie con una sola vaccinazione) e tetano, difterite, pertosse, poliomielite, HIB, epatite B (sei malattie con una sola inoculazione)”.

“I numerosissimi studi clinici su ampi numeri dimostrano con estrema chiarezza che la somministrazione contemporanea di più antigeni presenti nei vaccini combinati, immessi in commercio dopo accurati studi biomedici, offre una protezione efficace pari a quella dei vaccini somministrati singolarmente e un minore trauma per il bambino”.

Ma tutte queste vaccinazioni al mio bambino non saranno troppe?

“Il sistema immunitario dei bambini non viene né indebolito né sovraccaricato dalle vaccinazioni: sia quando si somministra un singolo vaccino, sia quando vengono effettuate più vaccinazioni contemporaneamente” conferma Elena Bozzola, Dirigente Medico 1° livello, UOC Pediatria Generale e Malattie Infettive, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù-Roma e Consigliere Nazionale Società Italiana di Pediatria.

“Gli studi clinici hanno dimostrato che la somministrazione del vaccino esavalente (contenente gli antigeni di difterite, tetano, pertosse, polio, Haemophilus b, epatite B), oltre a non determinare un aumento degli effetti collaterali severi, non produce una risposta inferiore rispetto alla somministrazione separata dei singoli vaccini. Lo stesso vale per il quadrivalente anti morbillo-parotite-rosolia-varicella”.

Aggiunge il professor Lopalco: “per rispondere a un singolo stimolo antigenico (cioè all’agente inoculato per produrre gli anticorpi alla malattia) bastano dieci milionesimi di grammo di anticorpo per millilitro, che vengono prodotti in meno di una settimana da un solo globulo bianco”.

“Vuol dire che il sistema immunitario del bambino può rispondere contemporaneamente a dieci milioni di stimoli antigenici diversi”.

Perché alcuni genitori non vaccinano i figli?

“Ci sono persone che assumono posizioni radicali contro i vaccini e dunque si oppongono ciecamente ai qualsiasi dato scientifico e di realtà favorevole alle vaccinazioni” afferma Andrea Grignolio, Docente di Storia della Medicina, Sapienza Università di Roma.

“Gli ‘esitanti’ invece scelgono solo alcuni vaccini oppure hanno scelto coperture vaccinali differenti a seconda dei figli”.

Secondo l’esperto è con questi ultimi che si deve aprire un dialogo perché “coi primi è controproducente sfidarli nello loro credenze e offrire “informazioni correttive”, poiché queste non fanno altro che radicalizzare le loro posizioni”.

Anche le prese di posizione da parte di alcuni politici non hanno aiutato a scegliere per il meglio.

“Prendiamo ad esempio quanto è successo negli Usa con la bufala dell’autismo provocato dai vaccini: numerosi esponenti sia del Partito Repubblicano, sia del Partito Democratico, come il senatore John Kerry (ex segretario di Stato dell’amministrazione Obama) non hanno espresso opinioni nette, che hanno confuso la gente”.

La loro tipica frase “non sono contro i vaccini, MA…” richiama affermazioni ambigue: proprio quella congiunzione avversativa, il “MA”, lascia intendere che pure i leader politici abbiano delle riserve o dubbi.

“E questo non fa altro che alimentare le pseudo teorie antiscientifiche complottiste” dice Grignolio.

E a proposito di queste, veniamo alla ultima grande questione.

Ma le case farmaceutiche ci guadagnano coi vaccini?

Sì. Se non avessero margine di profitto non investirebbero in ricerca e sviluppo per nuovi vaccini sempre più efficaci e contro altre malattie ancora orfane di una profilassi. È innegabile.

Ma non significa che il loro ritorno economico (una briciola peraltro se comparato con quanto ricavato dalla vendita di altri farmaci generici) sia la prova che le vaccinazioni sono solo business per le aziende, come alcuni complottisti cercano di far credere.

Il ragionamento è banale: anche le case automobilistiche guadagnano vendendo autovetture, ma se l’uso della macchina si traduce in un vantaggio per chi l’acquista, anche il compratore ha dei benefici.

Insomma, chi lavora lontano da casa e in luoghi non raggiungibili dai mezzi pubblici non dovrebbe usare l’auto perché arricchisce le industrie automotive? E, permettete il grossolano paradosso, come raggiungerebbe l’ufficio: a cavallo?

Ecco, la stessa cosa vale per i vaccini: poiché proteggono i nostri figli dagli effetti nefasti delle malattie epidemiche, tra cui disabilità permanenti e non ultimo la morte, e quindi ci offrono un enorme vantaggio senza provocare alcun effetto avverso o malattia invalidante, perché non usufruirne?

© Riproduzione Riservata

Commenti