Salute

Tumore: le ragioni per essere ottimisti

I progressi nella ricerca, nelle diagnosi, nelle tecniche di intervento permettono spesso di evitare recidive della malattia. Ecco tutti i settori in cui in Italia siamo all'eccellenza

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Riuscire a eliminare tutte le cellule tumorali è da sempre la chiave del successo di un’operazione di cancro. Non ci si pensa, o lo si dà per scontato, ma è un fatto che chi oggi deve affrontare un intervento di questo tipo può guardare con molto più ottimismo al futuro rispetto a meno di una decina di anni fa. Qualunque sia il tumore e le circostanze particolari di un paziente, la probabilità di dover subire un altro intervento perché le cellule malate non sono state eliminate del tutto si è piuttosto ridotta.

Bisturi intelligente

Lo si deve in massima parte ai progressi nella strumentazione ma anche all’esperienza che si è acquisita nel tempo. Una caratteristica dei nuovi strumenti, per esempio, è quella di riuscire ad analizzare un tessuto durante l’operazione stessa ottenendo lo stesso risultato che si otterrebbe con un esame istologico post-operatorio. Un caso è quello dell'intelligent knife , una sorta di elettro-bisturi capace non solo di tagliare ma anche di fare un’analisi spettroscopica dei "fumi" emanati durante il sezionamento del tessuto. Un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra ha valutato questo nuovo strumento su un campione di 302 pazienti accoppiandolo alle tecnologie tradizionali in sala operatoria. I risultati, appena pubblicati su Science, mostrano che l’identificazione del tessuto per via dell’analisi spettroscopica era in perfetto accordo nel 100 per cento dei casi con l’analisi istologica che veniva eseguita dopo l’operazione.

Tecnologia in sala operatoria

Un altro strumento appena ideato, il MarginProbe, che usa energia a radiofrequenza per analizzare durante l’operazione i margini del tessuto da asportare, abbasserebbe la percentuale di insuccesso  dell’11 per cento. Sebbene la Food and Drug Administration non si sia ancora espressa in proposito e un verdetto indipendente  su questo strumento sia di là da venire, il caso del MarginProbe dà una misura quantitativa dell’impatto degli sviluppi tecnologici nelle sale operatorie.
Anche quando si guarda agli strumenti diagnostici e terapeutici attualmente in uso in Italia non si può non notare che oggi un paziente ha possibilità infinitamente maggiori di essere operato con successo rispetto ad alcuni anni fa.

Approccio multidisciplinare

Per esempio, per i tumori al polmone la possibilità di recidiva è ancora molto alta, oltre  il 20 per cento anche negli stadi iniziali. Però, secondo Franca Melfi, direttrice del Centro multidisciplinare di chirurgia robotica dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana, i progressi fatti negli ultimi anni sono indiscutibili sia in campo diagnostico sia terapeutico. Metodiche diagnostiche come la broncoscopia detta EBUS-TBNA rivestono  un ruolo importante nella diagnosi di linfoadenopatie mediastiniche (cioè del mediastino, area anatomica che occupa la parte mediana del torace) sia  di natura benigna sia maligna. Inoltre, la EBUS-TBNA potrebbe avere,  in futuro, un ruolo sempre più importante nella valutazione delle patologie delle vie aeree e delle vasculopatie polmonari.  La possibilità di effettuare durante l’operazione una PET intraoperatoria (tomografia a emissione di positroni,  una tecnica per la produzione di immagini degli organi interni) .permette una valutazione più accurata del possibile coinvolgimento di  linfonodi, un fattore prognostico  importante.  In questo modo, spiega Melfi, si possono individuare aree di tessuto in cui la moltiplicazione cellulare è più rapida a causa della presenza di un tumore maligno. Accanto a queste metodiche strumentali, sono da considerare gli importanti  progressi nell'ambito dell'analisi patologica, in particolare  la biologia molecolare ha fatto passi da gigante consentendo una migliore caratterizzazione del tumore e soprattutto la possibilità di rilevare  micrometastasi a livello linfonodale.

Nuove tecniche d'intervento

Oggi le preoccupazioni di un paziente malato di tumore alla prostata dovrebbero essere di molto attenuate. I rischi di efftti collaterali postoperatori come l’impotenza sono  ridotti al minimo sia per l’uso del DaVinci, un sistema di chirurgia robotica, sia per le nuove tecniche di intervento. Tra queste ultime vale la pena di segnalarne una che è stata ideata da un italiano, Aldo Massimo Bocciardi, chirurgo all’ospedale Niguarda di Milano. Questa tecnica, come riferisce il giornale di ricerca European Urology consiste nel seguire una via anatomica di accesso alla prostata diversa da quella tradizionale. Prima il chirurgo cercava di risparmiare i nervi cavernosi (quelli che facilitano l’erezione) puntando sulle potenzialità di ingrandimento ottico della tecnica laparoscopica e sull’ampiezza di movimento e di rotazione del braccio robotica. Il problema era che il passaggio degli strumenti avveniva proprio attraverso la zona più a rischio. Con la tecnica di Bocciardi invece si entra dalla parte opposta incidendo lo spazio tra la vescica e il retto. In questo modo l’apice della prostata viene raggiunto senza incontrare le fasce nervose e il rischio di disfunzione erettile e quello di incontinenza urinaria sono ridotti al minimo. La tecnica si sta diffondendo proprio perché oltre a eliminare completamente tutte le cellule tumorali si riescono a salvaguardare i fasci nervosi.

Radioterapia d'avanguardia

Negli ultimi anni, parallelamente alle terapie che prevedono la recisione del tumore, si sono sviluppate in maniera sensibile anche le cosiddette terapie neoadiuvanti, cioè quelle basate sulla chemioterapia o sulle radiazioni che integrano la chirurgia, specie in fase preoperatoria. Secondo Marco Montorsi, responsabile della Chirurgia generale di Humanitas e docente dell’Università di Milano, se per il tumore al retto la percentuale di recidiva era del 15-20 per cento, oggi è del 3-4 per cento grazie anche ai progressi nelle terapie neoadiuvanti. Molti i fattori cruciali che spiegano il loro successo. Prima di tutto, spiega Montorsi, oggi nella radiochirurgia si raggiunge una precisione submillimetrica tale da dosare meglio l’intensità della dose; inoltre, i farmaci della chemioterapia sono sempre  migliori . La tecnica chirurgica è diventata più efficace grazie anche all’adozione dell’approccio laparoscopico che ha significativamente migliorato la salute dei pazienti.Tanto che è possibile mandare un messaggio di ottimismo anche ai malati con metastasi: secondo Montorsi, se prima questo stato portava a temere per il peggio oggi è quantomeno possibile che alcune forme di metastasi, come quelle al fegato, si possano trattare applicando una combinazione di chirurgia radioterapia e chemioterapia ad hoc.
Nadia Di Muzio, primario di Radioterapia presso l'IRCCS Ospedale San Raffaele Milano spiega che il successo della radioterapia è agevolato dai progessi della diagnostica per immagini , in particolare PET, Risonanza Magnetica e TAC che consentono di definire con maggiore precisione l’estensione e le caratteristiche del tumore ottenendo così una migliore elaborazione  della fase terapeutica. Le radiazioni, dice Di Muzio, possono curare con estrema efficacia tumori al cervello, al retto, alla prostata, al polmone, tumori della sfera otorinolaringoiatrica, metastasi a livello epatico e polmonare e neoplasie perfino dell’ esofago e del pancreas, due tumori che di solito vengono diagnosticati in una fase già avanzata. Inoltre la radioterapia  riveste un ruolo importante anche dopo interventi chirurgici  per la bonifica di residui sia macro che microscopici o come trattamento precauzionale per evitare il rischio di recidive. Le apparecchiature odierne erogano alte dosi con una precisione tale da arrivare a colpire i tumori senza colpire i tessuti sani, rassicura Di Muzio. Infatti posseggono sistemi di controllo della posizione degli organi interni tra i quali una TAC integrata che permette di visualizzare in tempo reale sia la lesione da trattare che gli organi interni sullo schermo del computer collegato alla apparecchiatura.

Un consiglio che si può dare ai pazienti, secondo tutti gli esperti interpellati da Panorama, è quello di affidarsi a istituti in cui gli strumenti citati in questo articolo vengono usati da mani esperte, con alle spalle molti casi. In genere questo requisito è soddisfatto in quelle strutture che sono anche centri di ricerca e che pertanto sono dotate degli strumenti più all’avanguardia. Se il punto di questo articolo è stato che nel campo delle terapie tumorali l’oggi è di gran lunga migliore di ieri, bisogna anche ricordare che il domani sarà sicuramente migliore dell’oggi. Non c’è freno al progresso di queste terapie.  

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