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Salute

Tumore al polmone: arriva una svolta nella diagnosi precoce

Presto si potrà diagnosticare agli esordi con un esame del sangue. E, secondo ricercatori inglesi, nel 2050 non si morirà più di cancro

Anche Emma Bonino, l’ha annunciato lei stessa pubblicamente a gennaio, si è aggiunta alle oltre trentasettemila persone (80% uomini e fumatori) a cui ogni anno nel nostro Paese viene diagnosticato un carcinoma polmonare, tumore con prognosi infausta tra i più aggressivi: è la prima causa di decesso per cancro nel mondo con una mortalità quasi pari all’incidenza, superiore a quella del cancro alla prostata, alla mammella e colon messi assieme.

L’ex vicepresidente del Senato potrebbe avere una chance in più: tutto dipende se la neoplasia maligna è stata scoperta in fase iniziale. La diagnosi precoce è infatti l’arma finora più efficace per ridurre la mortalità del cancro ai polmoni (quello non a piccole cellule la tipologia più diffusa): “se preso per tempo, cioè al primo stadio e dopo chemioterapia e rimozione chirurgica, la sopravvivenza a cinque anni è superiore all’85%” afferma Gabriella Sozzi, Direttore Struttura Complessa di Genomica Tumorale Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

“Sfortunatamente, però, nella stragrande maggioranza dei casi (quattro su cinque) questa terribile patologia si individua quando è già in fase avanzata, il che fa scendere la percentuale sotto il 15%”. Oggi il metodo di diagnosi preventiva consiste nel sottoporsi (a proprie spese) a una tac a spirale che esegue una ricostruzione in 3D del polmone e permette di individuare noduli anche molto piccoli.

“Ma in una persona su quattro, circa il 96% di questi si rivelano, con esami successivi invasivi e biopsie, dei falsi positivi, perché la Tac a spirale non riesce a discriminare tra lesioni benigne e tumori, anche se è stato dimostrato che questo screening riduce di un quinto il taso di decessi nei forti fumatori” afferma la ricercatrice.

“Per questo all’Istituto dei tumori abbiamo sviluppato un esame del sangue mirato a individuare la presenza del carcinoma polmonare“.

Come funziona?

“Va a individuare piccoli frammenti di materiale genetico, i microRna, che sono prodotti dalle cellule del polmone che si stanno ammalando a causa delle sostanze cancerogene inalate col fumo”

Chi dovrebbe sottoporsi a questo esame e con che frequenza?

“Al momento è ancora all’interno di uno studio clinico: lo stiamo sperimentando già su duemila volontari forti fumatori a cui si aggiungeranno altrettanti partecipanti entro la fine del 2015. È stato dimostrato che riesce a ridurre dell’80% i falsi positivi, evitando così successivi esami invasivi. Riesce a diagnosticare il tumore due anni prima della Tac a spirale, quindi ai soggetti fumatori over cinquanta basterà sottoporsi a un prelievo annuale”

E in caso di positività al test come si procede?

“Con Pet e biopsia per localizzare il tumore e per capire di che tipologia si tratta in modo da impostare il trattamento adeguato”.

Per esempio?

“Il tumore “non a piccole cellule” che è quello più diffuso, circa l’85% dei casi, non risponde bene alla chemioterapia, quindi se in stadio iniziale è efficace l’intervento chirurgico. Mentre per il carcinoma a piccole cellule, che non è localizzato ma colpisce in tanti piccoli punti, si può procedere solo con la chemio, dato che non è asportabile”

Questo è il trattamento standard. Per il futuro cosa si prevede?

“I farmaci biologici sono molto promettenti: vanno a colpire i geni alterati, anche nei soggetti non fumatori”

La diagnosi precoce è dunque confermata essere risolutiva per allungare la sopravvivenza nei pazienti con cancro ai polmoni: “Negli ultimi anni l’avvento della tac a spirale a basso dosaggio, che permette di individuare noduli piccoli fino a 5 millimetri in pazienti del tutto asintomatici, ha rivoluzionato la storia della lotta al tumore” proclama Lorenzo Spaggiani, Professore di Thoracic Surgery all’Università di Milano e Director Lung Cancer Program, Chief of Thoracic Surgery all’European Institute of Oncology.

“Grazie alla tac, oggi giunge dall’oncologo il 75% dei pazienti in stadio iniziale rispetto al 15% di soli quattro anni fa, il che ha ridotto di un quinto il numero dei decessi” proclama Lorenzo Spaggiani, Negli Stati Uniti è già riconosciuto come esame di screening per gli ex fumatori e rimborsato dall’assicurazione sanitaria.

Professor Spaggiani, la Tac a spirale nella maggioranza dei casi rileva noduli benigni. Come evitare inutili e invasive biopsie?

Allo Ieo è stato sviluppato un algoritmo che permette di ridurre le biopsie facendo riconoscere a chi esamina la Tac quali noduli escludere perché benigni e quali seguire.

Quali sono gli altri settori su cui si sta focalizzando la ricerca?

“I filoni di ricerca si stanno espandendo in tutte le direzioni e gli studiosi esplorano nuove strade: bisogna individuare quali sono gli altri fattori di rischio, oltre al fumo, ancora sconosciuti”.

Ci sono altri metodi di diagnosi precoce?

Il test del respiro può rivelare anticipatamente la presenza di tumore individuandone la firma nelle sostanze volatili dell’esalato analizzate con un “naso elettronico”. Presto pubblicheremo i primi risultati di uno studio frutto della collaborazione tra Ieo e Airc e con l’Università di Milano stiamo iniziano un progetto con cani addestrati ad annusare l’urina (anche lì vi è la "firma" dell'insorgenza tumorale), che consentirà di arrivare più rapidamente alla diagnosi”.

E le radiografie toraciche?

“È dal 1970 che si sa che sono inefficaci: i normali esami coi raggi X mostrano tumori quando hanno già raggiunto dimensioni di qualche centimetro e perciò difficilmente asportabili”

Quindi la chirurgia è la migliore opzione terapeutica?

“La metodica che permette di trattare un piccolo nodulo in stadio iniziale è l’intervento chirurgico, perché offre maggiore garanzie di guarigione. Se non si può intervenire con l’intervento chirurgico per i rischi che comporta nel caso di pazienti con malattie cardiovascolari o respiratorie e allora si usa la radioterapia. La chiave di una buona prognosi è comunque l’approccio multidisciplinare”

Secondo uno studio effettuato all’University College di Londra, entro il 2050 non si morirà più di tumore prima degli 80 anni. La previsione, davvero ottimistica, è stata messa nero su bianco nella pubblicazione “Overcoming Cancer in the 21st Century”.

I dati statistici elaborati dagli studiosi inglesi dimostrano infatti che dal 1990 è in corso un declino dell’un percento annuo del tasso di mortalità causata da tumori: se il trend continuerà, sostengono fiduciosi i ricercatori, si raggiungerà entro poche decadi lo storico traguardo di debellare il cancro dalle cause di decesso, perlomeno fino alla soglia della tarda età.

Se hanno ragione i ricercatori inglesi, allora anche i tumori con prognosi infausta potranno essere sconfitti nel giro di qualche decennio. Per ora, possiamo solo augurarci che così sia.

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