Salute

Trapianti: una soluzione antigelo conserva il fegato per tre giorni

 Scienziati americani hanno messo a punto una nuova tecnica per allungare la vita degli organi da trapiantare

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– Credits: Getty Images

La scarsità di organi, e il problema di conservarli dopo il prelievo, sono tra le sfide maggiori da superare nel mondo dei trapianti.
Un gruppo di ricercatori americani ha messo a punto una tecnica che rende possibile conservare gli organi più facilmente deperibili, come il fegato, che oggi deve essere trapiantato al massimo entro 12 ore dal prelievo, fino a tre, forse quattro giorni. Per ora il metodo è stata sperimentato soltanto sugli animali ma, se funzionasse, renderebbe possibile un grande salto di qualità per i trapianti umani, dando la possibilità di trasportare gli organi praticamente in tutto il mondo, e di eseguire gli interventi non più in situazione di emergenza, ma anche a giorni di distanza dal prelievo.

Lotta contro il tempo

Oggi, una volta che l’organo è stato prelevato dal corpo del donatore, in attesa dell’intervento sul paziente che lo riceverà, viene trattato con particolari soluzioni che lo nutrono e lo raffreddano, permettendo di conservarlo per alcune ore. Ogni organo ha una sua “scadenza”: il cuore, deve essere trapiantato entro quattro ore dal prelievo; il polmone entro sei; il fegato può resistere fino a dodici ore e il rene fino a ventiquattro. Dopo, gli organi si deteriorano e non possono più essere utilizzati.
Il problema è che, sebbene il freddo funzioni bene per conservare cellule e tessuti semplici, nel caso di organi complessi è molto più problematico, perché i diversi tipi di cellule reagiscono in modo diverso alle basse temperature, e oltre certi valori l’organo subisce dei danni irreversibili. Un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston ha sviluppato una tecnica di conservazione che, combinando e ottimizzando i metodi già esistenti, ha triplicato il tempo di conservazione del fegato.

Il segreto nell’antigelo

Nella tecnica, descritta in uno studio appena pubblicato su Nature Medicine, i fegati di alcuni animali, ratti, sono prima stati sottoposti a perfusione, cioà messi in una speciale soluzione di ossigeno e sostanze nutritive, e poi raffreddati. Alle normali sostanze usate per la perfusione, i ricercatori hanno aggiunto due particolari composti. Il primo, a base di glucosio, è una sostanza che non viene metabolizzata dalle cellule, ma si accumula nel fegato e agisce come protezione contro il freddo. L’altro, lo stesso ingrediente attivo dei prodotti antigelo, usato per abbassare il punto di congelamento di una soluzione, è stata aggiunto per proteggere le membrane delle cellule dell’organo. Dopo la perfusione, gli organi sono stati raffreddati fino a sei gradi sotto zero, senza che si congelassero. Dopo tre o quattro giorni, sono stati riportati a temperatura normale e impiantati in altri animali. Tutti i ratti sottoposti a trapianto con gli organi conservati in questo modo per tre giorni sono sopravvissuti normalmente, mentre nel gruppo di quelli trapiantati con i metodi utilizzati oggi non ne è sopravvissuto nessuno. Degli animali trapiantati con organi conservati per quattro giorni, quasi il 60 per cento è sopravvissuto.
Il prossimo passo sarà sperimentare questa tecnica su animali più grandi. Se funziona come sembra, le implicazioni per il mondo dei trapianti sarebbero importanti. Innanzitutto, più a lungo un organo può essere conservato, maggiori probabilità ci sarebbero per i pazienti in lista di attesa di trovare un organo compatibile. E anche la logistica e l’organizzazione dei trapianti potrebbero cambiare, dando più tempo ai malati per raggiungere il centro dove fare l’intervento, e ai medici per preparare l’operazione.

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