Salute

Trapianti: crescono i donatori, ma l'attesa resta alta

Analisi della situazione della donazione di organi: l'Italia è prima in Europa per donazioni di midollo osseo, cornee e per numero di trapianti di cellule staminali emopoietiche. La media dei donatori di organi per milione di abitanti è terza dietro Spagna e Francia. Eppure i tempi di attesa non scendono. E il consenso familiare rappresenta ancora un ostacolo

Trapianti: crescono i donatori a livello globale, ma i tempi di attesa restano alti. Perchè? E quale è la situazione in Italia e nel resto del mondo? Ci siamo posti queste domande dopo aver letto i dati pubblicati qualche giorno fa dal Dipartimento di salute pubblica degli Stati Uniti : negli ultimi venti anni il processo di donazione di organi in quel paese è cresciuto del 20%, ma ogni giorno quasi 20 americani potrebbero morire in attesa di un trapianto. Nel 1991, i donatori totali sono stati 6 milioni 953 mila, nel 2011, sono passati a 14,114 milioni. In pratica, un donatore ogni otto abitanti. Nonostante questo, i pazienti statunitensi attendono in media tra uno e due anni per una donazione. Questo perchè l'organo donato non sempre è compatibile con il malato. Le medie salgono tra i tre e i cinque anni per pancreas e alcuni casi per il cuore. L'80% attende un trapianto di polmoni, il 14% al fegato, il 2,8% al cuore, l'1,9% a polmoni e pancreas insieme, lo 0,2% all'intestino.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

L'Italia è ai primissimi posti in Europa per la media dei donatori di organi per milione di abitanti, che, secondo le proiezioni per il 2012 effettuate dal Centro nazionale trapianti, si attesterà a 23.7, meglio del 21,9 registrato lo scorso anno. I dati sono stati divulgati in occasione della presentazione della nuova campagna di sensibilizzazione per la donazione degli organi realizzata dalla Fondazione Pubblicità Progresso, in collaborazione con la Fondazione italiana ricerca in epatologia (Fire), l'Associazione italiana per la donazione di organi (Aido) e il Centro nazionale trapianti.

Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute , il totale dei pazienti in lista d’attesa nel 2011 è stato di 8.783, con una diminuzione significativa di 706 pazienti rispetto al 2010, il 7.44% in meno. Dei pazienti iscritti in lista, 6.594 sono in attesa di un trapianto di rene con un tempo medio di attesa in lista pari a 3.04 anni; 1.000 per un trapianto di fegato con un tempo medio di attesa in lista pari a 2.17 anni; 733 per un trapianto di cuore con un tempo medio di attesa in lista pari a 2.57 anni; 238 per un trapianto di pancreas con un tempo medio di attesa pari a 3.68 anni; 382 per un trapianto di polmone con un tempo medio di attesa pari a 2.16 anni. La percentuale di decessi per i pazienti in lista d'attesa è dell'1.87% nel 2011 per il trapianto di rene, del 7.16% per il trapianto di fegato, dell'8.22 % per il trapianto di cuore, del 10.2% per il trapianto di polmone, dello 0.98% per il trapianto di pancreas. La regione con il più alto tasso di donazione in Italia è la Toscana. Sebbene il tasso di donazioni sia maggiore nelle regioni del Centro-Nord rispetto a quelle del Centro-Sud, dal confronto tra i dati del 2010 e quelli del 2011 emerge un incremento diffuso del tasso di donazione anche nelle regioni del Centro-Sud con l’eccezione della Basilicata e dell’Abruzzo-Molise.

IL NOSTRO PAESE AI PRIMI POSTI IN EUROPA

L’Italia è il primo Paese europeo per donazione e trapianto di tessuti quali cornee, osso, valvole cardiache, cute, vasi, membrana amniotica, e per numero di trapianti di cellule staminali emopoietiche, di cui è leader nello sviluppo di una rete nazionale unica per la richiesta. Secondo i dati dell'Associazione italiana donatori organi (Aido) , da quando è stata approvata la legge “Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti”, il 1 aprile 1999, i donatori sono cresciuti da 13,7 a quasi 23 per milione di abitante. I trapianti di rene sono cresciuti dai 1314 dell'anno di approvazione della legge ai 1539 dello scorso anno. Quelli di fegato sono passati da 685 a 1017. Quelli di cuore sono diminuiti: da 337 a 276.

Considerando i dati del secondo semestre 2011, l’Italia con 21.7 donatori per milione è terza tra i grandi paesi europei dopo la Spagna, 29.2, e la Francia, 22.8. La media europea è 16.9 donatori per milione. Il dato italiano è superiore del 25 % alla media europea. Il numero complessivo dei donatori nel 2011 è 1309 contro i 1301 dell’anno precedente, con una crescita totale del 0.6%. Il trend di crescita si è stabilizzato nel secondo semestre dell’anno, periodo in cui sono stati registrati 685 donatori contro i 624 del primo semestre, con un incremento relativo del 9.7%.

UNA REALTA' A MACCHIA DI LEOPARDO

Ogni giorno, in Europa, dodici persone muoiono aspettando un trapianto. Questo si traduce in circa 4 mila decessi l’anno. Le donazioni sono sostanzialmente ferme sugli stessi numeri da ormai un quinquennio e 56 mila pazienti sono in lista d’attesa per ricevere un organo. È la realtà fotografata da Eurotransplant International Foundation , un’organizzazione non profit creata tra sette Paesi europei, Austria, Belgio, Croazia, Germania, Lussemburgo, Olanda e Slovenia, per garantire il migliore utilizzo degli organi da donatore. Ci sono grandi differenze tra i Paesi che sono in testa, cioè Spagna, Portogallo, Francia e Italia, altri in posizione mediana come la Germania e l’Inghilterra, e soprattutto l’Est europeo a livelli molto più bassi. In Spagna si registra una media di 34-35 donatori per milione di abitanti mentre in Romania e Bulgaria sono due o tre per milione.

La causa principale è un problema di sistema generale di sanità. Ci sono differenze piuttosto marcate tra l’Europa dell’ovest e quella dell’est e fanno sì che i paesi emergenti abbiano un tasso di donazione molto basso. Ma c’è anche un problema tra nord e sud. In questo caso però a favore del sud, perché i Paesi mediterranei che hanno adottato un sistema generale di coordinatori medici intraospedalieri sono quelli che hanno un tasso più alto di donatori. È il caso della Spagna da molti anni, ma oggi anche del Portogallo, della Croazia, dell’Italia del Nord, del Belgio e della Francia.

Secondo l’Aido, in molti ospedali tanti operatori sanitari non sanno ancora che potrebbero segnalare la presenza di un potenziale donatore per quanto riguarda i tessuti. La stessa figura del coordinatore dei trapianti appare ancora zoppa. In Spagna, i coordinatori sono 300 e si occupano del loro settore di competenza a tempo pieno. In Italia, spesso è un medico rianimatore che però dedica solo una parte del suo monte ore lavorativo ai trapianti e continua a svolgere anche il suo lavoro di routine.

IL CONSENSO RAPPRESENTA ANCORA UN OSTACOLO

Esistono due "modelli” di consenso informato alla donazione di organi: quello esplicito, seguito in Italia e in altri sette paesi europei, e quello presunto, cioè che si ritiene dato se il paziente non si è espresso contro, applicato invece nei rimanenti 19 stati. Il sistema informatico dei trapianti ha registrato finora il consenso di poco meno di due milioni di italiani. Sono le persone che hanno dato il loro consenso all’Aido o hanno aderito alla Donor card. In Spagna hanno un livello di opposizione inferiore al 20%, in Francia siamo su cifre simili. L'Italia lo scorso anno è passata dal 31,5 al 29%, comunque una riduzione di circa l’8-9 per cento.

Il Parlamento europeo, nella risoluzione del 19 maggio 2010 sul Piano di azione 2009- 2015 per la donazione e il trapianto di organi della Commissione europea , lo dice in modo esplicito: “I tassi di rifiuto di donare organi variano notevolmente in Europa e tale variabilità potrebbe essere spiegata con il livello di formazione e di competenza dei professionisti in termini di comunicazione e di cura della famiglia, i diversi approcci legislativi per consenso alla donazione di organi e la loro applicazione pratica e altri importanti fattori culturali, economici o sociali che influenzano la percezione sociale dei benefici della donazione e del trapianto”.

In Italia, in base alla legge del ’99, la famiglia dovrebbe testimoniare se gli risulta che il loro congiunto avesse detto no alla donazione. Ancora oggi, però, nel 78% dei casi la famiglia non è il testimone, ma il decisore. Questo significa che nel momento particolare del decesso, la famiglia non sa prendere una decisione perché non sa cosa il congiunto pensava sull’argomento. Per questo è fondamentale che il cittadino ne parli con la sua famiglia dopo aver fatto la dichiarazione. “Per aumentare il numero delle dichiarazioni di volontà, ci stiamo muovendo in una direzione che porterà a poter manifestare la dichiarazione di volontà con strumenti e modalità molto semplici, anche nelle anagrafi comunali”. È l'auspicio di Renato Balduzzi, ministro della Salute. Con la speranza che ognuno di noi sia più sensibile su questo tema.

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