Salute

Tornare fertili dopo la menopausa

Esperti di una clinica per la fecondazione assistita di Atene sarebbero riusciti a far ripartire il ciclo mestruale in alcune donne aspiranti madri. Ma ci sono molti dubbi, etici e scientifici

La menopausa potrebbe non essere più il punto di non ritorno per la fertilità. Un gruppo di ricercatori – come ha riportato nei giorni scorsi la rivista New Scientist – sarebbe riuscito a far “ringiovanire” le ovaie di alcune donne già in fase di menopausa, far ripartire il ciclo mestruale e la produzione di ovuli potenzialmente fertili. È una di quelle notizie che aprono prospettive inedite, sia da un punto di vista scientifico, sia da un punto di vista etico.

Su come è stato ottenuto questo apparente progresso ci sono però finora pochissimi dettagli, anche perché i risultati della ricerca non sono stati ancora pubblicati su riviste scientifiche. I dati della sperimentazione sono per ora stati solo presentati al congresso annuale della European Society of Human Reproduction and Embryology che si è tenuto nei giorni scorsi a Helsinki da Konstantinos Sfakianoudis, ginecologo alla clinica greca Genesis Athens. Oggi, per le donne che arrivano tardi al pensiero di concepire un figlio, o per la minoranza di donne che vanno incontro a menopausa precoce, prima dei 40 anni, la fecondazione eterologa, ammessa in Italia nel 2014 con una sentenza della corte costituzionale che ha modificato la legge 40, è l’unica possibilità. Se ci fosse modo di ri-avviare la produzione di ovociti propri, invece di ricorrere alla fecondazione assistita con ovociti donati, una donna potrebbe sperare di avere un figlio “suo” anche geneticamente.

Per invertire la menopausa, i ricercatori sono ricorsi a un trattamento che viene utilizzato in altri settori della medicina rigenerativa, quello a base di “platelet rich plasma”, PRP in sigla, plasma arricchito in piastrine: in pratica un centrifugato del plasma sanguigno in cui vengono selezionate le piastrine e altri fattori di crescita. Questa sostanza, usata anche per accelerare la rigenerazione di ossa e muscoli (sebbene con evidenze scientifiche non solide) e anche in trattamenti della pelle e contro la calvizie, riuscirebbe ad attivare le cellule staminali dell’ovaio, che con la menopausa smettono di trasformarsi in ovociti. Il PRP, ricco di sostanze che promuovono la riparazione dei tessuti e la proliferazione e maturazione delle cellule, farebbe in qualche modo ripartire il processo di maturazione degli ovociti. Secondo i risultati riportati, la maggior parte di una trentina di donne in menopausa, tra i 46 e i 49 anni, tutte in cerca di un figlio, dopo avere ricevuto il trattamento avrebbero ricominciato ad avere l’ovulazione e le mestruazioni. Gli ovociti sarebbero stati prelevati e fecondati, e gli embrioni congelati in attesa dell’impianto, che secondo Sfakianoudis potrebbe avvenire nei prossimi mesi. Desiderio di gravidanza a parte, il fatto di far regredire la menopausa potrebbe in teoria ornire un’alternativa alle terapie ormonali sostitutive, alleviando i cambiamenti fisici che la fine della fertilità comporta.

Ma è davvero troppo presto per dire se potrebbe funzionare. Secondo Andrea Borini, esperto di fecondazione assistita e presidente della Società italiana di fertilità e sterilità, “non si tratta innanzitutto di dati controllati, cioè non è stato fatto uno studio clinico regolare per valutare l’efficacia del trattamento. Poi bisognerebbe capire se gli ovociti ottenuti sono ‘sani’, con un corredo cromosomico regolare”. I rischi, insomma, potrebbero essere elevati in un campo dove è forte la spinta a introdurre tecniche e trattamenti prima ancora che la loro efficacia e sicurezza sia del tutto dimostrata.



 

© Riproduzione Riservata

Commenti