Salute

Tiroide: malati in aumento, raddoppiati in 20 anni i tumori

Un italiano su 10 fa i conti con una malattia della tiroide, nelle donne sono 8 volte più diffuse. Fino al 25 maggio informazioni e controlli gratuiti nei centri specializzati in tutta Italia.

ecografia

Sono 6 milioni le persone che in Italia soffrono di una malattia della tiroide, i casi di tumore sono raddoppiati in vent'anni mentre è triplicato il numero dei pazienti con malattie autoimmuni. Diminuiscono invece i disturbi, come il gozzo, legati alla carenza di iodio. Le donne soffrono di disturbi della tiroide da 5 a 8 volte più degli uomini: una su 8 ne sviluppa uno nel corso della vita, a volte dopo una gravidanza (5-8% dei casi).

Nella settimana che conduce alla giornata Mondiale della Tiroide, che si celebra sabato 25 maggio, in molti centri italiani sarà possibile ottenere informazioni e fare controlli, perché la prevenzione e la diagnosi precoce sono le due armi migliori per difendersi. Panorama.it ne ha parlato con Paolo Vitti, professore di Endocrinologia all'Università di Pisa e segretario generale dell'Associazione Italiana della Tiroide (AIT).

Professore, come mai questo aumento dei casi?
Basandoci sui dati epidemiologici anche di altri paesi sappiamo che ci sono alcune patologie tiroidee che negli ultimi anni sono molto aumentate, mentre sono diminuite quelle legate alla carenza iodica, che comunque sono ancora presenti. E' in aumento il rilievo di noduli e quindi anche di tumori soprattutto perché sono migliorate le procedure diagnostiche per immagini che evidenziano anche quelli non palpabili.

Quali sono queste procedure?
L'ecografia e l'ago aspirato che consentono l'analisi sia morfologica sia genetica del materiale. E' interessante notare che l'aumento dei casi di tumore ha riguardato soprattutto quelli i piccole dimensioni, fino a 1 cm, mentre il numero di diagnosi per tumori di dimensioni maggiori, dai 2 cm in su, è rimasto stabile.

Le tecniche diagnostiche permettono quindi di scovare noduli che prima passavano inosservati?
Sì, diagnostichiamo più tumori piccoli e questo vuol dire che riusciamo a prenderli in tempo. La maggior parte dei noduli tiroidei sono comunque benigni. In realtà forse ne diagnostichiamo e ne operiamo anche più di quanto dovremmo. Mancando però studi prospettici affidabili che ci dicano cosa può succedere se lasciamo il nodulo dov'è, nel dubbio la pratica è quella di togliere. Anche se in generale il tumore della tiroide è molto poco aggressivo e ben curabile, qualcuno poi avanza ed è in grado di produrre metastasi a distanza.

Al di là delle diagnosi più frequenti, quali sono le cause dell'aumento dei tumori?
Non abbiamo dati certi su questo, nel senso che non siamo sicuri di quale sia l'agente ultimo che può aumentare il cancro. Si sospetta che l'attività vulcanica possa avere un ruolo. In Sicilia c'è un registro dei tumori molto accurato e si è visto che l'incidenza nella Sicilia occidentale è molto inferiore (meno della metà) rispetto a quella riscontrata nella parte orientale e ciò sembra sia legato alla presenza dell'Etna. Lo stesso vale per le isole vulcaniche, come per esempio le Hawaii, rispetto ad altri luoghi.

Parliamo delle malattie autoimmuni della tiroide.
Tutta l'autoimmunità è in espansione non solo per quel che riguarda la tiroide. Una spiegazione che si è data del fenomeno è che grazie alla diffusione dell'immunizzazione, dovuta per esempio ai vaccini, è diminuita la necessità del nostro sistema immunitario di difenderci da agenti infettivi esterni. Cresce quindi la probabilità che il sistema si rivolga contro agenti antigenici interni. Anche in questo caso per la tiroide molto ha fatto il miglioramento dei mezzi diagnostici che ora sono molto precisi: la misura degli ormoni tiroidei e degli anticorpi con l'esame del sangue e l'ecografia stessa che può evidenziare una struttura particolare della ghiandola, indicativa di una malattia autoimmune.

Quanto è ampio il sommerso?
Ci sono moltissimi problemi di autoimmunità che sono sommersi. E' bene che emergano, ma spesso non hanno bisogno di essere curati. Solo in alcune fasce di età è molto importante sapere se c'è una malattia autoimmune, per esempio in gravidanza, quando l'attività della ghiandola deve aumentare in funzione del feto: se c'è un problema la mamma rischia di andare in ipotiroidismo. Poi nell'infanzia, nella fase di accrescimento, va monitorata la situazione dei ragazzi che hanno genitori  con malattia autoimmune della tiroide perché il loro rischio è più che doppio rispetto alla popolazione generale. Infine occorre fare attenzione alle persone oltre i 60 anni, soprattutto donne perché è in questa fascia di età che si raggiunge il picco maggiore.

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