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Salute

Staminali dal liquido amniotico: potrebbero combattere la distrofia muscolare

Sperimentata in Italia una tecnica che potrebbe essere rivoluzionaria

Staminali

Cellule staminali embrionali – Credits: iStockphoto

Una semplice iniezione in un topolino da laboratorio. Ma, se avrà successo, potrebbe rappresentare una speranza concreta per i malati di distrofia muscolare. L’idea è quella di somministrare ai malati cellule staminali prelevate dal liquido amniotico, con l’obiettivo di recupero del movimento.

A sperimentare la tecnica è stato Paolo De Coppi, ricercatore dell’Università di Padova e primario di chirurgia pediatrica all’University College di Londra. Ha pubblicato lo studio su Stem Cells , e venerdì la descriverà a Gioprgio Napolitano, in visita all’ateneo di Padova.

A differenza di quelle embrionali, le staminali provenienti dal liquido amniotico e utilizzate da De Coppi non creano conflitti etici né rischi di rigetto (durante la gravidanza, infatti, l’organismo della madre non rigetta quello del figlio). A distanza di 15 giorni dal trapianto di queste cellule, il topo colpito da distrofia muscolare ha ricominciato a muoversi; e le cellule «nuove» hanno continuato a riprodursi e a dare origine a tessuto sano.

Le ricadute dello studio sono importanti. «Vorrebbe dire poter intervenire direttamente nei feti durante la gravidanza» spiega De Coppi «e curare malattie e malformazioni prima della nascita. Mi vengono in mente le patologie degenerative o legate al mancato sviluppo di organi o parti del corpo. Si tratta di patologie che solitamente vengono curate appena il neonato vede la luce, ma in alcuni casi è già troppo tardi».

Inoltre un feto si sviluppa velocemente, continua De Coppi, e una cura di questo tipo potrebbe ottenere risultati impensabili: per esempio veder crescere tessuti o riparare reti neuronali danneggiate. Né va esclusa l’ipotesi di poter utilizzare questo tipo di staminali per coltivare in vitro parti o organi da trapiantare poi nel neonato.

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