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Salute

Sogni d'oro a chi smaltisce la pancetta

Due studi della Johns Hopkins University hanno stabilito che perdere peso diminuisce l'infiammazione sistemica negli obesi e migliora la qualità del sonno

pancetta

L'eterna lotta tra i sostenitori della dieta low-carb e quelli della dieta low-fat (cioè povera di carboidrati o povera di grassi) non è sul punto di finire, ma forse la netta contrapposizione potrebbe perdere parte del proprio senso. Uno studio condotto dai ricercatori del Johns Hopkins Medicine ha infatti dimostrato che perdere peso ha effetti positivi sull'organismo indipendentemente dalla dieta che ha consentito di ottenere il risultato.

In particolare lo studio, appena presentato a un meeting dell'America Heart Association, ha stabilito che la perdita di peso riduce l'infiammazione nell'organismo con effetti benefici e preventivi su una serie di disturbi anche gravi. Le cellule di grasso rilasciano nel flusso sanguigno molecole che aumentano l'infiammazione, quindi essere in sovrappeso o obesi aumenta il rischio di infiammazione in tutto il corpo. Si tratta di una condizione nota come infiammazione sistemica, che aumenta le possibilità di infarto o ictus favorendo la formazione di coaguli di sangue.

Sei mesi di dieta e di attività fisica regolare sono bastati ai 60 partecipanti allo studio per ottenere una riduzione del peso corporeo compresa tra gli 8 chili, per coloro che erano stati assegnati alla dieta low-fat, e i 12 chili persi in media dai soggetti che avevano seguito la dieta low-carb. Ma indipendentemente dal regime assegnato, in tutti i partecipanti si è osservata una significativa riduzione dei livelli di tutti e tre i marker dell'infiammazione monitorati.

A conferma che perdere peso fa bene a prescindere, sempre che poi però non lo si riacquisti con gli interessi, un'altra ricerca sempre del Johns Hopkins ha dimostrato che per chi è in forte sovrappeso o obeso alleggerire il carico, soprattutto a livello addominale, migliora la qualità del sonno. Su 77 pazienti con diabete di tipo 2 o pre-diabete e in sovrappeso o obesi assegnati in modo casuale a un gruppo sottoposto a dieta e a un altro che avrebbe svolto dieta e attività fisica, i 55 che sono arrivati in fondo e che avevano problemi legati al sonno prima di cominciare hanno ottenuto un netto miglioramento sotto questo aspetto.

Apnee notturne, sonno senza riposo, insonnia, sonnolenza diurna, uso di sedativi sono tutte condizioni che sono state verificate all'inizio e alla fine della sperimentazione, così come l'indice di massa corporea e la quantità di grasso addominale. La varietà dei problemi riportati era notevole, perciò i ricercatori hanno scelto un sistema di punteggio composito, che riflettesse la qualità complessiva del sonno. Le persone di entrambi i gruppi hanno perso in media quasi 7 kg e circa il 15 per cento del grasso addominale e hanno ottenuto un miglioramento di circa il 20 per cento della qualità del sonno che, come spiega Kerry Stewart, tra gli autori dello studio, è un fattore importante per la salute fisica e mentale. A seconda della causa, interruzioni croniche del sonno aumentano il rischio di pressione alta, infarto, ictus e aritmie. Siccome l'obesità aumenta il rischio di avere problemi di sonno, ecco che perdere peso si dimostra ancora una volta una buona strategia.

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