Salute

Sesso e adolescenti, tutto quello che non sanno

Idee poche e ben confuse, dalla prevenzione al rischio di Aids

Una scena del film «Tre metri sopra il cielo» (Credits: Sirio-Mondadori)

Un malato di Hiv? Si vede dall’aspetto fisico che è malato; per evitare infezioni come la candida, basta lavarsi prima di avere un rapporto sessuale; facendo sesso orale e basta non c’è rischio di ammalarsi.

Sono solo alcune delle false credenze che girano fra i giovanissimi, a proposito di sesso e malattie. Un fenonomeno da non sottovalutare se si considera che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dei 340 milioni di nuovi casi di malattie sessualmente trasmesse, almeno 111 milioni interessano giovani sotto i 25 anni. Non solo: si stima che ogni anno un adolescente su venti contragga una malattia a trasmissione sessuale e che l’età d’insorgenza tenda progressivamente a ridursi. Anche perché si sta via via abbassando l’età della fatidica «prima volta».

Prendiamo per esempio le ragazze. In un caso su 7, l’età media in cui scoprono il sesso è tra 13 e 14 anni. «Ma non si riscontra ancora un’adeguata consapevolezza che anche attraverso un singolo rapporto sessuale ci si possa ammalare» sottolinea Susanna Esposito, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) e direttore Uoc pediatria 1 dell’Irccs Ospedale maggiore policlinico di Milano. Ed è per questo che una delle categorie più a rischio è proprio quella dei giovani adolescenti, che risultano essere i meno consapevoli a causa della scarsa informazione.

Ma non è solo fra le fasce socio-culturali più basse che l’informazione non circola. «Abbiamo proposto una valutazione sulla consapevolezza degli adolescenti riguardo alle malattie sessualmente trasmesse in alcune scuole medie e superiori di Milano» racconta Esposito. «C’erano questionari da fare compilare sia agli alunni che ai genitori. Mentre dai licei la risposta è stata discreta, non così nelle medie». I genitori avevano reticenze perché consideravano le spiegazioni come una sorta di benestare, da parte loro, all’attività sessuale dei figli. «La tematica sessuale resta un tabù, in particolare per la fascia d’età 11-16 anni, con tutte le conseguenze che comporta».
Prima fra tutte, ricorda Esposito, la carente informazione sul papilloma virus, ritenuto responsabile di forme pre-tumorali e tumorali del collo dell’utero e di altre aree genitali (tra cui vagina e ano). Se si sceglie la via del vaccino, la vaccinazione precoce, tra 11 e 12 anni, è quella raccomandata dall’Oms, perché a quell’età la risposta immunitaria è migliore. Inoltre, se fatta prima dell’inizio della vita sessuale attiva, la protezione sarebbe ancora maggiore.

Quello che i ragazzi non sanno su sesso e malattie, diventa quindi spesso quello che i genitori non sanno o non vogliono condividere. Tra le malattie sessualmente trasmissibili, la più temibile è l’Hiv, il virus dell’Aids, che si trasmette attraverso sangue, sperma e secrezioni vaginali: oltre la metà delle nuove infezione da Hiv sono contratte da giovani fra 15 e 24 anni. Le ragazze sono più vulnerabili dei ragazzi per ragioni fisiologiche, sociali (sono più di frequente vittime di abusi fin da bambine) e anche culturali: «Ancora oggi è più normale che un ragazzo giri con un preservativo in tasca, che una ragazza lo tenga in borsetta» conferma Roberta Giommi, psicosessuologa, autrice di Sesso under 18  (Sperling&Kupfer) e di Programma  di educazione sessuale (Mondadori), recentemente aggiornato e ripubblicato. «Ma soprattutto si vergognano di chiedere al partner di usarlo».

Comunicare reciprocamente su sesso e malattie è un altro tasto dolente: bisognerebbe parlare, informare il partner di una eventuale infezione, ma è altrettanto importante non avere timore di chiedergli se, a sua volta, soffra o abbia sofferto di malattie a trasmissione sessuale.
Alcuni temono che con un bacio ci si possa ammalare, cosa non vera. Altri, peggio, non sanno che con i rapporti orali si può trasmettere l’Hiv. «Mi è capitato il caso di un giovane con l’Hiv che non ha avvisato la ragazza solo perché stavano facendo sesso orale», racconta Esposito. «Lei l’ha scoperto dopo per caso, si è sottoposta a test e per fortuna era negativa». Se un tempo erano la sifilide e la gonorrea le malattie veneree più conosciute e tenute nascoste, oggi molto comuni sono candida e trichomonas, responsabili di infezioni dell’ultimo tratto delle vie genitali e, il più delle volte, guaribili con una terapia mirata a base di creme o ovuli.
Altre infezioni invece, come la chlamydia (e la stessa gonorrea), se non diagnosticate tempestivamente e curate in modo adeguato, possono colpire anche gli organi genitali interni e portare infertilità, così le malattie infiammatorie pelviche.

Non bisognerebbe quindi sottovalutare i primi sintomi: bruciori e secrezioni aumentate. Un’altra cosa che i ragazzi non sanno è che, a volte, per esempio per i condilomi, il contagio può avvenire anche condividendo biancheria e oggetti intimi. Non si corre rischio invece in piscina o utilizzando bagni pubblici. «Le ragazze sono più libere nel sesso, ma poco forti nella prevenzione» chiarisce Giommi. «E in generale, vale per entrambi i sessi, lo affrontano più come una prestazione che come una forma di comunicazione, con ricadute negative sull’autostima». Non stupisce quindi che nei forum online circolino dubbi fra i più svariati, perfino se basta fare sexting, cioé inviare parole sexy insieme a immagini osé di se stessi, per non essere più considerati vergini.

Vero o falso?
Per chi vuole approfondire il legame fra sesso e malattie il sito ufficiale è quello dell’Istituto superiore  di sanità (epicentro.iss.it). Ma il catalogo dei dubbi più curiosi dei ragazzi parte proprio dall’Hiv. Eccolo:

La pillola, la spirale e il diaframma sono sistemi contraccettivi sicuri contro l’Hiv?
NO. La pillola e la spirale non eliminano il rischio del contagio, mentre il diaframma, coprendo il collo dell’utero, esercita un effetto protettivo parziale: protegge dalle infezioni del tratto genitale superiore, ma non impedisce il contatto con la mucosa vaginale.                                    

Il preservativo rappresenta l’unico mezzo disponibile per prevenire il passaggio del virus Hiv?
SI. Il preservativo va sempre usato in caso di rapporti sessuali con partner occasionali o con persone potenzialmente a rischio. Affinchè sia efficace è indispensabile però un suo uso corretto.

L’Hiv colpisce solo gli adulti?
NO. Può colpire anche bambini e adolescenti.

Dall’Aids si può guarire?
NO. L’Aids è rapidamente diventata una delle principali cause di morte in molte aree del mondo e, sebbene siano disponibili trattamenti, non esiste ancora una cura definitiva: al momento non si può guarire dall’infezione da Hiv. Che però, grazie alle terapie, si è trasformata in malattia cronica.

Se non ci sono i sintomi, l’Hiv non è trasmissibile?
No. Molte persone non sanno di avere un’infezione da Hiv perché possono passare molti anni prima dei sintomi. Comunque, anche senza sintomi si può trasmettere l’infezione.

L’Hiv si trasmette attraverso un contatto sessuale?
SI. Il contagio non avviene stringendosi le mani o abbracciandosi, condividendo il bagno, mangiando cibo preparato da una persona sieropositiva, attraverso l’aria,in piscina, tramite punture di insetto.

Chi ha avuto comportamenti a rischio dovrebbe essere testato per l’Hiv?
SI. Soprattutto se la persona ha sintomi quali febbre persistente, sudorazione notturna, calo di peso, diarrea cronica non spiegata, eczema o psoriasi, herpes zoster, candidiasi orale o leucoplachia cornea della mucosa orale (chiazze bianche).

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