Salute

Sanità: Collegio chirurghi, rischio denunce condiziona 70% specialisti

Roma, 30 ott. (AdnKronos Salute) - "Il contenzioso medico legale condiziona lo stato d'animo del 62% dei chirurghi quando si trovano in sala operatoria, influenza per il 70% circa sia le scelte terapeutiche sia l'iter diagnostico". E' quanto emerge da un sondaggio commissionato dal Collegio Italiano dei Chirurghi (Cic) per testare quanto il rischio di un contenzioso legale influenzi le scelte dei chirurghi.

"E' chiaro - afferma Nicola Surico, presidente del Cic - che il contenzioso medico legale rappresenta la prima preoccupazione dei chirurghi, in molti casi toglie loro l'indispensabile serenità per svolgere al meglio il proprio lavoro, ma non solo: incide fortemente sulla qualità delle prestazioni erogate ai pazienti".

"Il timore di un'azione giudiziaria - aggiunge - in mancanza di forti e sicure tutele assicurative, espone il chirurgo a rischi che esulano dalla propria competenza. Per questi motivi abbiamo chiesto, per anni, a gran voce l'approvazione di una legge sul rischio clinico".

"La querela temeraria contro i medici - ricorda Surico - sta creando una situazione molto pericolosa, che fa aumentare i costi della cosiddetta medicina difensiva, che superano ormai i 13 miliardi, una cifra spaventosa".

"Migliaia di azioni civili e penali ogni anno, nonostante si concludano con il 98% di proscioglimenti in sede penale e l’80% di assoluzioni in sede civile, causano effetti devastanti sul sitema sanitario: demotivazione degli operatori sanitari con spinta a scelte non serene talvolta omissive; elevatissimi costi in termini di medicina difensiva; lievitazione abnorme dei premi assicurativi. Di fronte a questa evidenza - conclude il presidente del Cic - è indispensabile intervenire subito con una legge efficace che fissi alcuni principi giuridici fondamentali: l’onere della prova deve essere a carico del paziente; la prescrizione deve essere quella prevista dall’articolo 2947 del Codice civile, quindi ferma a cinque anni, a meno che non si voglia un trattamento deteriore del medico rispetto a tutti gli altri cittadini, e dovrà farsi decorrere dall’atto medico".

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