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Salute

Quanto cammina il mondo? Lo dicono gli smartphone

Uno studio di Stanford ha monitorato più di 700mila persone in oltre 100 paesi e ha scoperto notevoli disuguaglianze

Il più grande studio sull'attività fisica umana condotto dall'Università di Stanford, e pubblicato su Nature, ha monitorato, grazie ai dati raccolti anonimamente dagli smartphone, più di 68 milioni di giorni di attività fisica di oltre 700.000 persone in più di 100 paesi. I risultati dicono molto su possibili forme di prevenzione dell'obesità.

Ancora troppo poco

Il numero medio di passi registrati dallo studio è stato di 4.961, quindi meno della metà dei 10.000 passi giornalieri raccomandati dall'OMS per proteggere la salute. In cima e in fondo alla classifica si trovano due paesi asiatici: Hong Kong è quello dove gli abitanti si dimostrano più attivi con una media di 6.880 passi giornalieri., mentre l'Indonesia è il più pigro con una media di appena 3.513 passi quotidiani. L'Italia supera di poco i 5.000 passi, quindi non brilla. 

La pandemia di sedentarietà che colpisce il mondo si stima sia la causa di 5,3 milioni di morti l'anno: "abbiamo bisogno di capire i principi di base che governano l'attività fisica", dichiarano gli autori nell'incipit della ricerca. Per farlo servivano dati su una scala più larga possibile e gli accelerometri presenti in tutti gli smartphone, che si trovano nelle tasche di milioni di individui in tutto il mondo, sono sembrati lo strumento perfetto per lo scopo. Gli studiosi hanno potuto monitorare l'attività di 717.527 utenti dell'app Argus in 111 paesi e hanno così scoperto l'esistenza di grandi differenze nella quantità di attività fisica svolta non solo tra una nazione e l'altra ma anche all'interno dello stesso paese.

Più disuguaglianza=più obesità

In paesi come l'Arabia Saudita questa disuguaglianza interna è più marcata che, per esempio, in Giappone. Questo vuol dire che alcuni individui sono abbastanza attivi mentre altri lo sono molto poco perfino rispetto alla media nazionale già bassa. Gli autori hanno scoperto che a un alto livello di diseguaglianza nell'attività fisica in un dato paese corrispondono più alti tassi di obesità. Questo resta vero indipendentemente da variabili come il sesso e l'età e perfino dal livello di reddito del paese.

In definitiva, hanno scoperto gli autori, le disuguaglianze nell'attività fisica di un paese rappresentano un parametro migliore per predire la prevalenza dell'obesità rispetto al volume medio di passi registrati. Ne sono un buon esempio gli Stati Uniti e il Messico che hanno una media di passi giornalieri simile (rispettivamente 4.774 contro 4.692). Gli Stati Uniti però presentano una maggiore diseguaglianza nell'attività svolta dai propri abitanti e anche una più alta prevalenza di obesità.  

Il ruolo delle donne

E non è tutto. In paesi con un alto livello di disuguaglianza per quel che riguarda l'attività fisica, le donne mostrano un'attività sproporzionatamente ridotta rispetto agli uomini. "Mentre un'attività fisica inferiore nelle donne è segnalata in diversi paesi, scopriamo che nei paesi con bassa attività e più elevata disuguaglianza, il gender gap nell'attività è amplificato", rivelano gli autori. Quando l'attività fisica diminuisce, la prevalenza dell'obesità aumenta più rapidamente per le femmine che per i maschi, ecco spiegato perché i paesi con più disuguaglianza, che poi sono quelli dove le donne si muovono molto meno, sono anche i più afflitti dall'obesità.

E' dunque sulle donne che potrebbero concentrarsi fruttuosamente gli sforzi per promuovere l'attività fisica per porre un freno all'obesità in aumento e migliorare la salute generale delle popolazioni. Come fare? Basterebbe rendere le città luoghi più adatti alle passeggiate. Nei paesi in cui è già così si cammina di più, non solo nei weekend ma anche durante la settimana. E la salute ci guadagna.

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