Salute

Pediatria: 'Mio figlio non mangia', sportello telematico al Bambino Gesù

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Roma, 16 ott. (AdnKronos Salute) - Uno sportello telematico, composto da casella mail e gruppo chiuso su Facebook, per aiutare le famiglie con figli che hanno disturbi del comportamento alimentare. L'iniziativa - predisposta dall'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma in occasione della Giornata mondiale dell'alimentazione - si chiama 'Mio figlio non mangia' e ha l'obiettivo di sviluppare un percorso riabilitativo del paziente attraverso un corretto e consapevole rapporto con il cibo. Gli esperti dell'ospedale della Santa Sede hanno anche messo a punto un decalogo di regole per vincere la paura di scoprire e assaggiare nuovi sapori a tavola.

Allo sportello telematico è possibile inviare una mail (miofigliononmangia@opbg.net) per segnalare il problema attraverso un diario alimentare del proprio figlio, che sarà valutato dallo staff di nutrizionisti dell'ospedale capitolino. Attraverso il gruppo chiuso su Facebook le famiglie hanno la possibilità di condividere le proprie esperienze con il nutrizionista e sul profilo Facebook ufficiale dell'ospedale (https://www.facebook.com/ospedalebambinogesu) è previsto un appuntamento a cadenza quindicinale con gli specialisti, in modo da ottenere le risposte in tempo reale.

I medici dell'Unità operativa di educazione alimentare del Bambino Gesù hanno poi realizzato un decalogo di regole per far assaggiare e scoprire ai propri figli nuovi sapori a tavola. Senza paura. Eccole:

1) Tutta la famiglia deve cercare di avere lo stesso tipo di alimentazione. Il bambino è influenzato a livello sociale nella scelta degli alimenti e tende a mangiare per imitazione. In questo ambito la famiglia ricopre un ruolo cruciale come modello;

2) Gli alimenti devono essere riproposti più volte. Il consumo ripetuto di un alimento aumenta il gusto del bambino per l'alimento stesso. E' importante non presentare lo stesso piatto in maniera continuativa, ma farlo a distanza di tempo per non generare noia. Sulla tavola devono essere proposti sempre tutti gli alimenti, compresi quelli non graditi dal piccolo, cucinati in maniera differente.

3) Gli adulti non devono costringere il bambino ad assaggiare un alimento con forza. L'assaggio forzato può accrescere l'avversione del piccolo. Anche proporre un premio a seguito dell'azione (ad esempio "mangia tutte le verdure nel piatto e poi avrai il gelato") non porta il bambino a consumare volontariamente il cibo, piuttosto a sovralimentarsi solo per ottenere il premio;

4) L'orario del pasto deve essere rispettato. Il pasto deve essere un momento ben preciso della giornata: è opportuno che tutta la famiglia mangi alla stessa ora e alla stessa tavola;

5) No giochi, no tv. Il pasto è un momento importante, non sono concesse distrazioni. Occorre invitare il piccolo a spegnere la televisione e ad allontanare i giochi. Quindi lasciarlo libero di sperimentare e conoscere gli alimenti presenti sulla tavola.

6) Organizzare un percorso di familiarizzazione col cibo. Il rifiuto di alcuni alimenti si accompagna spesso al rifiuto ad assaggiare; per portare i ragazzi a provare il sapore di un cibo è necessario stimolarne la curiosità attraverso i sensi: dalla conoscenza alla sperimentazione;

7) Portarlo a fare la spesa. Mamma e papà possono lasciarsi aiutare dal proprio figlio nella scelta degli alimenti da acquistare. Rendere partecipe il bambino nel momento della spesa lo farà sentire padrone delle proprie scelte;

8) Coinvolgere il bambino mentre si cucina. Il bambino deve poter prendere confidenza con ciò che ha scelto al supermercato attraverso i 5 sensi in un percorso di "amicizia" con il "nuovo": lavare, sbucciare, tagliare e inventare ricette insieme a mamma e papà per essere invogliato a gustare le proprie "creazioni";

9) L'ultimo passo: assaggiare insieme.Dopo aver preparato insieme il piatto, mangiare qualcosa che il bambino ha visto nascere e che ha conosciuto in tutte le fasi di preparazione, può rassicurarlo e fargli vincere la neofobia. Se ciò non accade, non forzarlo nell'assaggio, ma riproporre nel tempo e più volte il cibo non amato, in modalità diverse;

10) La cucina diventa una festa. Prendere un cappellino da chef e rendere partecipe il bambino. Il tempo giocherà a favore di tutta la famiglia.

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