Salute

Omeopatia, usarla o no? Ecco le ragioni del sì

Intervista a Silvia Nencioni, Amministratore delegato e presidente di Boiron Italia

– Credits: Floydine by iStock Photo

Omeopatia sì o no? Se ne discute da tempo tra favorevoli, almeno undici milioni di italiani ne fanno uso, e contrari o comunque scettici. Ad esempio uno studio redatto dall’Australia’s National Health and Medical Research Council (NHRMC) pubblicato poche settimane fa sul The Guardian ha analizzato l’efficacia dei medicinali omeopatici su 68 diverse patologie tra cui asma, artrite, disturbi del sonno, raffreddore e influenza, cronica sindrome, eczema, colera, ustioni, la malaria e tossicodipendenze da eroina. Il risultato è stato univoco: “Non c’è alcuna prova attendibile che l’omeopatia sia efficace”. Allora perché sempre più persone in Italia, e nel mondo, si affidano a questi medicinali? Lo abbiamo chiesto a Silvia Nencioni, Amministratore delegato e presidente di Boiron .

“Per capire i motivi che spingono gli italiani a scegliere questa terapia, mi piace citare alcuni dati emersi dall’indagine di AstraRicerche, da cui emerge che il 76,8 per cento degli intervistati pensa che “i medicinali omeopatici possono essere somministrati a chiunque, anche a bambini e anziani”. Secondo il 76,5 per cento,  inoltre, “non presentano in genere tossicità chimica, controindicazioni ed effetti indesiderati” – spiega la Nencioni -. Certamente da questa indagine, emerge anche molto chiaramente una grande sete di informazione in merito. Il 51,7 per cento degli intervistati vorrebbe saperne di più rispetto al tema omeopatia, mentre il 47 per cento vorrebbe che fosse il proprio medico a considerare l’omeopatia fra le possibilità di cura. Ancora, il 43,8 per cento desidererebbe che fossero proprio i mezzi di informazione a parlarne di più. Un fatto, questa richiesta di informazione, facilmente comprensibile: oggi non è possibile per le aziende inserire le indicazioni terapeutiche come la posologia sul foglietto illustrativo e sul packaging dei medicinali omeopatici specialità. Si tratta di una situazione che esiste solo in Italia, e in nessun altro Paese, a causa di un recepimento restrittivo della normativa comunitaria europea in materia”

Le specialità omeopatiche sono caratterizzate da un nome di fantasia voluto dall’azienda che le produce e si presentano sotto forma di compresse, sciroppi, monodosi liquide, pomate, colliri e altre forme farmaceutiche. La maggior parte delle specialità ha precisi campi d’applicazione e potrebbero essere classificabili come farmaci otc, per sicurezza e per ambito terapeutico (sono concepiti per patologie minori, tipiche dell’automedicazione, per esempio influenza, tosse, traumi muscolari…), oltre che per la trentennale presenza sul mercato.

Gli ultimi dati ECHAMP dicono che tre europei su quattro conoscono l’omeopatia. Più di 100 milioni scelgono farmaci omeopatici e antroposofici. “Sono sicuramente dati che testimoniano una buona conoscenza e diffusione dell’omeopatia a livello europeo. All’interno di questo scenario, dove Boiron si posiziona come l’azienda leader mondiale nell’ambito dei medicinali omeopatici, è importante ricordare che l’Italia rappresenta il terzo mercato dopo Francia e Germania. Da alcuni recentissimi dati di un’indagine che Boiron Italia ha commissionato ad AstraRicerche, in merito alla conoscenza dei farmaci omeopatici nel nostro Paese, emerge che in Italia il 25,5 per cento della popolazione italiana fra i 18 e i 65 anni usa regolarmente o occasionalmente i medicinali omeopatici. Un dato molto significativo rispetto a questa indagine è poi che nel 94,8 per cento dei casi, chi sceglie di curarsi con i medicinali omeopatici, non smette di usare all’occorrenza anche altre terapie, per quanto il 32,8 per cento degli utilizzatori dichiari di “preferirli sempre, quando possibile, a quelli classici”. 

NORMATIVA ITALIANA CARENTE

C’è una situazione, tutta italiana, di una normativa carente e nel 2016 potrebbe creare ulteriori problemi per la registrazione di molti farmaci. Cosa potrebbe accadere? “Lo scenario attuale presenta ancora degli elementi in corso di definizione, anche se attendiamo degli sviluppi a breve. A oggi, in Italia, esistono non poche anomalie rispetto a quello che è il resto d’Europa. Finora i medicinali omeopatici nel nostro Paese hanno vissuto in un “limbo”, nel senso che pur essendo presenti da quasi vent’anni sul mercato e riconosciuti per legge come medicinali dal 1995, gli omeopatici erano solo notificati, non registrati – spiega l’ad di Boiron -. Finalmente, qualcosa si è mosso: potremo quindi cominciare a registrarli con registrazione semplificata, depositando i dossier di registrazione entro il 31 dicembre 2015. Per compiere questi passi, ci sono state però richieste dall’Aifa tariffe altissime, ben diverse da quelle di cui si parlava nel Decreto Balduzzi di fine 2012. Per questo, abbiamo presentato un ricorso al Tar, che ha avuto esito favorevole per le aziende. Ora attendiamo che venga emesso dal Governo il decreto con le nuove tariffe, sicuramente più eque, che dovremo sostenere”.

“Il divieto di inserire le indicazioni terapeutiche che le aziende del comparto devono rispettare è strettamente connesso al divieto di fare pubblicità sui medicinali: un altro aspetto importante in grado di condizionare lo sviluppo dell’omeopatia nel nostro Paese – conclude la Nencioni -. Ci auguriamo che il delicato iter di registrazione dei farmaci omeopatici, e dunque il loro ingresso definitivo nel prontuario farmaceutico, tolga ogni dubbio rispetto alla dignità che questi medicinali hanno all’interno della medicina moderna, di cui rappresentano secondo noi una grande opportunità”.

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