Salute

Omeopatia, quel documento che fa discutere

Le reazioni e le precisazioni di alcuni medici italiani ad un testo diffuso in Australia

Homeopathy

– Credits: Olycom

Sta facendo molto discutere in questi giorni un report diffuso in Australia, sull'omeopatia. Sono molte le reazioni tra chi, invece, l'omeopatia la pratica da anni anche nel nostro Paese. Eccone alcune.

"Davvero pretestuoso il rapporto australiano con il quale si sostiene l’inefficacia dell’omeopatia contro ogni malattia, diffuso ieri". Ha dichiarato Osvaldo Sponzilli, direttore dell’ambulatorio di medicina anti-aging, omeopatia e agopuntura dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, che sottolinea come la sua “esperienza quarantennale” e quella di migliaia di medici al mondo che prescrivono farmaci omeopatici, dicono “cose ben diverse da queste”.
Sponzilli garantisce che “in base ai risultati clinici, i medicinali omeopatici sono farmaci efficaci, sicuri e utili non solo in patologie lievi, ma anche patologie croniche, recidivanti e importanti che spesso non sono state risolte dalla medicina cosiddetta ufficiale”. Molti pazienti con patologie croniche arrivano alla medicina omeopatica “dopo aver sperimentato l’inefficacia delle cure classiche e in una buona percentuale di casi trovano, attraverso la corretta cura omeopatica, risoluzione alle loro patologie” ha spiegato il direttore dell’ambulatorio, che denuncia come “in molte sperimentazioni, costruite ad arte contro l’omeopatia, non sono chiamati a collaborare medici omeopati”.

È da decenni che “si documentano le migliaia di studi positivi sui medicinali omeopatici” per diverse patologie, tutti pubblicati su riviste scientifiche indicizzate. “Perché di questo nessuno parla?” si chiede Simonetta Bernardini, responsabile dell’Ospedale pubblico di Pitigliano (primo centro di medicina integrata con l’omeopatia in corsia), denunciando i criteri faziosi utilizzati nella scelta degli studi a sostegno del rapporto australiano.
“L'omeopatia, quando affidata a mani non mediche, come purtroppo accade spesso in Australia, può essere pericolosa allontanando i pazienti da corrette diagnosi e per conseguenza da trattamenti appropriati. Per fortuna questo non accade in Italia e l’utilizzo di questi medicinali è sempre affidabile e sicuro” conclude Bernardini.
 
Anche Antonella Ronchi, Presidente FIAMO, si chiede “perché condannare l’omeopatia, quando il problema è che non c’è sufficiente ricerca o almeno non della qualità attesa da questi ricercatori australiani.” Quel che è certo, afferma Ronchi, “è che questo tipo di condanne non servono a far progredire la scienza.” “La cosa che davvero più colpisce di questo lavoro australiano”, prosegue Ronchi “è l’idea originaria di fare una valutazione complessiva su una strategia terapeutica, che -a rigor di logica- non è mai possibile analizzare “tout court”.

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