Salute

Omeopatia, la diatriba senza fine

Intervista a Stefano Vella, dell’Istituto superiore di sanità

omeopatia

– Credits: iStockphoto

Uno strano caso, quello dell’omeopatia: a ogni studio che ne nega (o per meglio dire non ne conferma) l’efficacia come cura di tanti mali, segue la reazione di chi lo contesta, sostenendo che niente è provato, e che i rimedi omeopatici funzionano.
L’ultimo riemergere della diatriba c’è stato la settimana scorsa in occasione di una pubblicazione del National Health and Medical Research Council (NHMRC): questo importante istituto australiano di ricerca medica ha passato in rassegna una gran mole di lavori scientifici sull’omeopatia, dalle maggiori revisioni sistematiche (vale a dire gli studi che riassumono la letteratura scientifica esistente sull’argomento), a studi segnalati da associazioni favorevoli all’omeopatia fino a linee guida e rapporti pubblicati in altri paesi, per un totale di 1.800 ricerche di cui ne sono state scremate 225 come più attendibili. Gli studi consideravano l’efficacia di rimedi omeopatici per decine di patologie, dall’otite alla tosse, dal raffreddore all’artrite, e la conclusione degli autori del rapporto è stata che “non ci sono condizioni di salute per cui esista un’evidenza affidabile che l’omeopatia sia efficace”. Le reazioni non si sono fatte attendere, e diversi esperti di medicina omeopatica hanno criticato il lavoro, giudicandolo pretestuoso o irrilevante.

Intanto, alcuni dati: l’Italia è il terzo mercato in Europa per l’omeopatia, dopo Francia e Germania, con un fatturato annuo di oltre 170 milioni di euro. Anche se la simpatia per le terapie non convenzionali in Italia (complice magari la crisi economica?) sembrerebbe in netto calo, rimangono un fenomeno non proprio di nicchia: secondo dati Istat, nel 2013 sono state quasi 5 milioni le persone che hanno dichiarato di avervi fatto ricorso (erano state 8 milioni nel 2005) e tra queste l’omeopatia è risultata la più diffusa. Sempre secondo dati Istat, il ricorso all’omeopatia si è dimezzato tra le donne adulte nel periodo preso in considerazione ed è diminuito anche tra i bambini, mentre tra quanti l’hanno utilizzata poco più della metà (il 55,4 per cento) si è detto convinto di utilizzarlo anche per il futuro perché ne ha tratto benefici.

Come se ne esce? Panorama.it l’ha chiesto a Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco all’Istituto superiore di sanità.

Il rapporto australiano boccia definitivamente l’omeopatia?
In realtà dice, e non è il primo, che guardando gli studi come vengono tradizionalmente fatti per gli altri farmaci non c’è evidenza che i rimedi omeopatici funzionino. È anche vero che per l’omeopatia, come per diverse altre terapie non convenzionali, manca la mole di studi e di evidenze che devono essere obbligatoriamente raccolti per i farmaci normali.

Lei che cosa ne pensa?
Da professionista di sanità pubblica osservo il fenomeno sanitario e sono obbligato a chiedermi: perché tutta questa gente usa l’omeopatia e dice di trarne vantaggio? C’è sicuramente l’aspetto della paura verso i farmaci tradizionali, l’assenza di effetti collaterali dell’omeopatia, il fatto che in genere il medico omeopata ha un atteggiamento di attenzione globale alla salute che il paziente apprezza molto…

Ma quali potrebbero essere i motivi per cui l’omeopatia, almeno agli occhi di chi la utilizza, funziona?
Innanzitutto, la maggior parte delle malattie, per fortuna, guarisce da sola, senza bisogno di niente. Dentro i farmaci omeopatici, comunque, spesso non ci sono solo soltanto diluizioni spintissime dei principi, ma anche eccipienti e altre sostanze che potrebbero avere qualche effetto. Infine, c’è da ricordare che ci sono diverse forme di omeopatia oltre a quella classica, che usano principi e rimedi diversi, e spesso vengono confusi e accomunati, anche se non sono la stessa cosa.
Una cosa che invece è importante dire è che i pazienti devono fidarsi ma fino a un certo punto dell’omeopatia: un conto è utilizzarla per i mali di poco conto, ma se c’è una malattia seria bisogna andare per i percorsi provati.

Ci sono in Italia anche ospedali pubblici che offrono l’omeopatia: che cosa ne pensa?
Questo è un discorso che riguarda le regioni, e la loro scelte in materia sanitaria. Per quanto riguarda il principio generale che i rimedi omeopatici siano rimborsati dal servizio pubblico e quindi ricadano sui conti di tutti è un passo che non condivido: prove scientifiche della loro efficacia non ce ne sono, chi nonostante questo vuole prenderli è libero di farlo, ma pagandoli di tasca propria.

Dall’inizio del 2016 anche i rimedi omeopatici dovranno essere registrati come i farmaci normali. Di che si tratta?
Si tratta di ricevere la cosiddetta “autorizzazione all’immissione in commercio”. È una procedura cui ci obbliga la normativa europea. I rimedi omeopatici dovranno avere il loro dossier di autorizzazione per essere venduti, e verranno controllati soprattutto dal punto di vista della sicurezza. Ovvero, sui rimedi verrà fatta una valutazione chimico-fisica per controllare che non contengano sostanze nocive.

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