Salute

Nuovi accordi per ridurlo anche in alimenti diversi dal pane

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Milano, 12 mar. (AdnKronos Salute) - Circa 10 grammi di sale al giorno nella dieta degli italiani, e cioè il doppio rispetto ai 5 g raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità come soglia massima da non superare per evitare malattie cardiovascolari, tumori, osteoporosi e patologie renali. Gli abitanti del Balpaese mangiano troppo saporito a ogni età, anche quando sono ipertesi e dovrebbero fare ancora più attenzione alla saliera. E poco cambia se vengono inseriti in schemi alimentari che utilizzano pane 'insipido': il consumo di sale cala del 12%, ma le dosi restano quasi doppie rispetto all'ideale. Problema opposto per il potassio: i livelli registrati sono troppo bassi, segno di un'insufficiente consumo di frutta, verdura e legumi. La strada da fare è ancora lunga, ma "la riduzione del consumo di sale è un obiettivo possibile", assicura il ministero della Salute.

Oggi a Roma, nell'Auditorium Biagio D'Alba di viale Ribotta, in occasione della Giornata mondiale del rene il dicastero ha presentato i risultati di 2 progetti promossi dal Centro per il controllo delle malattie. L'obiettivo del Ccm era determinare nella popolazione adulta, nei bambini e nei soggetti ipertesi i livelli urinari di sodio e potassio come indicatori del consumo di sale e di frutta e verdura, nonché l'efficacia di un programma strutturato di comunità per favorire comportamenti salutari, in particolare per la riduzione del consumo di sale. Una priorità, quest'ultima, sia per l'Oms che per l'Unione europea. Condivisa dal ministero della Salute con il programma 'Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari', e ribadito nel nuovo Piano nazionale della prevenzione 2014-2018.

Nel primo progetto del Ccm - riferisce il dicastero - un campione nazionale rappresentativo della popolazione adulta, composto da 1.782 uomini e 1.730 donne dai 35 ai 79 anni, è stato arruolato nell'ambito dell'Osservatorio epidemiologico cardiovascolare/Health Examination Survey. Dalla determinazione di sodio e potassio nelle urine delle 24 ore è emerso un consumo di sale pari a 10,8 g negli uomini e a 8,4 g nelle donne. Sono stati inoltre esaminati 766 ragazzi e 658 ragazze dagli 8 agli 11 anni: anche in questo caso i valori medi di consumo sono risultati superiori alle raccomandazioni Oms (7,4 g nei ragazzi e 6,7 g nelle ragazze). Dalle analisi condotte su un campione di ipertesi, infine, è emerso che anche in questa popolazione a rischio oltre il 90% degli uomini e l'80% delle donne consumano più di 5 g al giorno di sale.

Per quanto riguarda il potassio, nel campione di popolazione generale adulta l'apporto alimentare medio è risultato pari a 2,5 grammi al giorno negli uomini e a 2,2 g nelle donne, nettamente inferiore ai livelli di assunzione raccomandati (maggiori o uguali a 3,9 g), e indice di un insufficiente consumo di frutta, verdura e legumi: gli alimenti, fra tutti, più ricchi in potassio.

Con il secondo progetto del Ccm, 'Meno sale più salute', a 3 anni di distanza dagli accordi tra il ministero della Salute e le associazioni dei panificatori per la riduzione del sale nel pane in attuazione di 'Guadagnare salute', è stato esaminato un altro campione rappresentativo di popolazione adulta, composto da 663 uomini e 729 donne. Complessivamente è stata registrata una riduzione del 12% del consumo di sale nell'alimentazione (negli uomini da 10,8 g a 9,5, nelle donne da 8,4 g a 7,4). L'introito di questo condimento resta comunque quasi il doppio di quello raccomandato dall'Oms, rileva il dicastero. 'Meno sale più salute', inoltre, ha realizzato in un'area della Campania un programma di intervento di comunità finalizzato alla riduzione del consumo e ne ha dimostrato la fattibilità e la possibilità di essere replicato in tutta Italia.

Diverse le iniziative condotte a livello nazionale e regionale per tagliare il sale nella dieta 'tricolore'. Dopo la stipula nel 2009 dei primi protocolli d'intesa tra il ministero della Salute e le associazioni dei panificatori artigianali e industriali (Federazione italiana panificatori, Assipan-Confcommercio, Assopanificatori-Fiesa-Confesercenti e Aiipa-Associazione italiana industrie prodotti alimentari), volti a ridurre il contenuto di sale nel pane, sono stati compiuti ulteriori passi in avanti sia per favorire l'adesione dei panificatori artigianali al progetto, con il supporto delle Regioni, sia attraverso la firma di nuovi accordi con l'industria alimentare (Appc-Associazione produttori pane confezionato, Appf-Associazione produttori pasta fresca, Aiipa Settore surgelati) per la riduzione del sale anche in altri prodotti.

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