Salute

Nuova pillola anti-obesità approvata negli Usa

Agisce a livello del sistema nervoso centrale sul senso dell'appetito e sul dispendio energetico. Presto sperimentazione anche in Italia

Pillole per dimagrire

Capsule per dimagrire. – Credits: iStockphoto

Erano 13 anni che si aspettava l'arrivo di un nuovo farmaco contro l'obesità. Ora l'Fda, l'agenzia americana che valuta e approva la messa in commercio dei farmaci, ha dato il via libera per la vendita della lorcaselina, il nome commerciale è Belviq. Come funziona, e che ne è stato dei farmaci che l'hanno preceduta? Panorama.it lo ha chiesto a Paolo Marzullo, endocrinologo e dirigente medico dell'Istituto Auxologico Italiano che fa ricerca clinica sull'obesità.

Quando arriverà in Italia il nuovo farmaco contro il sovrappeso?

Sono tra gli esperti di obesità contattati da Aifa e Ema, le due agenzie del farmaco italiana ed europea, per prendere una decisione sulla lorcaselina. Speriamo perciò di poter rientrare come Auxologico in alcuni progetti di sperimentazione.

Cosa ne è stato dei farmaci sperimentati finora?

L'unico farmaco approvato in questo momento in Italia è lo Xenical (orlistat) che agisce sull'assorbimento dei grassi. In pratica stimola il transito intestinale dei grassi non assorbiti. Può essere adatto a quelli che noi chiamiamo grandi mangiatori, ma su chi ha un tipo di alimentazione disfunzionale, ed assume per esempio molto carboidrati alla ricerca di un senso di appagamento, non è detto che l'orlistat faccia effetto.

C'è però una lunga scia di precedenti tutti più o meno finiti male. Possiamo fare qualche esempio?

La sibutramina tecnicamente non assicurava una protezione cardiovascolare adeguata. I pazienti che la usavano avevano una mortalità paragonabile al placebo. Il rimonabant agisce sui recettori degli endocannabinoidi, bloccando quelli di tipo 1 e riduce il senso di appetito. E' stato ritirato dal commercio perché si è visto che aveva un'azione pro-deprimente e poteva causare pensieri suicidi. Fentermina e topiramato agiscono aumentando il dispendio energetico e riducendo l'appetito. Ma la fentermina ha un'azione dannosa a livello cardiaco, in particolare a livello valvolare e, se usata in dosi elevate, aumenta la frequenza. Il topiramato è un antiepilettico che può dare depressione. Tutti questi farmaci sono stati di fatto accantonati per mancata completa sicurezza.

Perché danno problemi soprattutto al cuore?

Per due motivi: favoriscono il metabolismo basale ma hanno un'azione cardivascolare che potremmo definire eccitante. L'obeso spesso ha già una cardiopatia e quindi quest'effetto può rivelarsi dannoso. Per quanto riguarda i serotoninergici, hanno la capacità di agire sulle strutture valvolari cardiache provocando valvulopatia.

Come agisce la lorcaselina?

Il nuovo farmaco agisce a livello di sistema nervoso centrale sui recettori della serotonina di tipo C, meno distribuiti a carico del tessuto cardiaco. Quindi sembrerebbe più sicuro degli altri. In Europa non è ancora mai stata fatta una sperimentazione. Non ci sono cioè studi pubblicati che abbiano coinvolto centri europei.

L'uso di un farmaco per curare l'obesità prescinde dalla dieta e da un corretto stile di vita?

Il farmaco di per sé dovrebbe essere utilizzato solo in persone che hanno fallito tentativi di dietoterapia e attività motoria correttamente monitorati. Bisogna inoltre tenere conto che una terapia farmacologica dell'obesità non è una terapia definitiva. Nel momento in cui si perde peso ma non si ristabiliscono adeguate norme o stili di vita, la pillola da sola non protegge dal rischio di riacquistare di chili in più.

Quanto peso si dovrebbe perdere in un anno con l'uso di questo farmaco?

Secondo un parametro di efficacia il calo ponderale non deve essere inferiore al 5%. Questi farmaci hanno applicazione anche in soggetti non estremamente obesi ma con comorbidità, nei quali anche piccoli cali ponderali possono essere di grande aiuto.

Quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano nella cura dell'obesità?

Viviamo in una società che alcuni esperti chiamano obesogena. Siamo circondati da sostanze chimiche che alcuni studi dimostrano essere in connesione con l'aumento di peso e le malattie metaboliche. Non è solo questione di quanto si mangia, quindi, ma anche della qualità e della preparazione di ciò che portiamo a tavola. La difficoltà maggiore non è quella di convincere i pazienti a intraprendere uno stile di vita diverso, ma a mantenere lo stile di vita adeguato. Non è impossibile far perdere peso ma è spesso difficile il mantenimento del calo ottenuto.

Il maggior benessere percepito in relazione a calo di peso non è sufficiente a incoraggiare i pazienti a continuare la dieta corretta e l'esercizio fisico?

Dieta ed esercizio accompagnano sempre anche la sperimentazione dei farmaci anti-obesità. Per farsi un'idea della difficoltà consideri che tutte le volte in cui si fa la sperimentazione su un farmaco le persone che arrivano alla fine della sperimentazione sono circa la metà degli arruolati, l'altra metà molla prima. Questo la dice lunga sulla capacità di alcuni individui di sottoporsi a un regime di vita (dieta e attività). Per molti è un impegno troppo gravoso.

© Riproduzione Riservata

Commenti