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Salute

Miopia: perché è diventata un'epidemia

E' in vertiginoso aumento in Europa, Usa e Asia. Per prevenirla, mandate i vostri figli a giocare fuori

Mio papà è miope, lo era la mia nonna materna, lo siamo io e mia sorella e anche mio figlio ora porta gli occhiali. Sul fatto che la miopia sia un disturbo principalmente genetico per me non ci piove. Eppure se guardiamo le statistiche siamo costretti a constatare che il fenomeno è in aumento costante, e questo è difficile da spiegare solo con l'ereditarietà. Devono esserci altri fattori, ambientali, che hanno contribuito a far aumentare l'incidenza nella miopia tra le giovani generazioni.

Miopi raddoppiati in mezzo secolo

La prevalenza è raddoppiata tra i giovani adulti in Europa e negli Stati Uniti rispetto a 50 anni fa, la miopia colpisce circa metà di loro, ma un aumento ancora maggiore, tanto da spingere la rivista scientifica Nature a definirlo senza paura di esagerazioni un boom, si è registrato in Asia. "Sessant'anni fa", riporta Nature, "il 10-20% della popolazione cinese era miope. Oggi lo sono fino al 90% degli adolescenti e dei giovani adulti. A Seoul, ben il 96,5% dei ragazzi di 19 anni sono miopi". E secondo alcune stime, entro la fine del decennio i miopi potrebbero rappresentare un terzo degli abitanti del pianeta, raggiungendo globalmente i 2,5 miliardi.

La difficoltà a mettere a fuoco gli oggetti lontani dipende dell'allungamento del bulbo oculare che è alla base del disturbo, il cui esordio avviene solitamente in età scolare. Proprio per questo, accanto alle cause genetiche, si è sempre dato per scontato che le ore passate sui libri, sforzando gli occhi a guardare da vicino, potesse essere l'altra causa scatenante della miopia. E che dire del tempo che i ragazzini di oggi passano, in età sempre più precoce, a fissare schermi di tv, computer, tablet e smartphone? Anche quello certo bene non fa alla vista, e potrebbe senz'altro contribuire a spiegare l'aumento dell'incidenza del disturbo.

Buone abitudini

Diverse ricerche negli ultimi anni hanno però evidenziato un altro fattore al quale era stata posta scarsa attenzione in passato: il tempo passato all'aria aperta. Non necessariamente si tratta di tempo sottratto alla lettura o ai videogiochi, quello di cui parliamo è tempo comunque trascorso da bambini e ragazzini fuori, alla luce del sole. In particolare uno studio svolto nel 2007 da Donald Mutti e i suoi colleghi dell'Ohio State University ha monitorato oltre 500 bambini di 8-9 anni senza problemi di vista. Tra le domande poste ce n'era anche una riguardante lo sport e le attività all'aria aperta. Questo aspetto non era considerato affatto importante, ma fu inserito all'ultimo minuto per avere un elemento ulteriore.

Dopo cinque anni, un bambino su cinque aveva sviluppato la miopia, e l'unico fattore ambientale che risultava fortemente associato al rischio era proprio il tempo trascorso all'aperto. A conclusioni simili è giunto un anno più tardi uno studio australiano. Dopo aver studiato più di 4.000 bambini delle scuole primarie e secondarie di Sydney per tre anni, gli autori hanno scoperto che quelli che avevano trascorso meno tempo fuori erano più a rischio di sviluppare la miopia. Un'analisi successiva dei risultati rivelò poi che l'associazione non dipendeva né dall'esercizio fisico svolto, né dal minor tempo passato sui libri. La quantità di ore di lettura poteva essere uguale a quella di chi stava più al chiuso e lo stesso valeva per le ore di sport: l'importante sembrava proprio essere la quatità di tempo passata fuori.

Il segreto è la luce?

Secondo alcuni critici la luce non può essere l'unico fattore coinvolto in questa associazione, ma gli studi di Ian Morgan, ricercatore australiano dell'Università di Canberra, sembrano invece fornire una base scientifica a questa ipotesi. Per tre anni ha messo in atto un esperimento in alcune scuole di Guangzhou, in Cina, coinvolgendo bambini tra i 6 e i 7 anni. Circa 900 di loro hanno frequentato una lezione di 40 minuti che si svolgeva all'aperto alla fine di ogni giornata. All'età di 9-10 "solo" il 30% di loro ha sviluppato la miopia, rispetto al gruppo di controllo che aveva continuato a svolgere le lezioni solo in classe, all'interno del quale l'incidenza risultava essere del 40%. E altri esperimenti svolti a Taiwan hanno dimostrato che aumentando il tempo passato fuori aumentava ulteriormente il divario.

Qual è il meccanismo alla base del rapporto "+luce-miopia"? L'ipotesi principale, avvalorata da studi svolti sui pulcini, è che la luce stimoli il rilascio di dopamina nella retina, e questo neurotrasmettitore blocchi a sua volta l'allungamento dell'occhio durante lo sviluppo.

Morgan stima che i bambini abbiano bisogno di passare circa tre ore al giorno esposti a livelli di luce di almeno 10.000 lux per essere protetti contro la miopia. Praticamente è come stare all'ombra di un albero, indossando occhiali da sole, in un bel giorno d'estate. Tanto per capirsi, in casa, a scuola o in ufficio ben illuminato non si superano di solito i 500 lux. Tre o più ore di tempo all'aperto al giorno sono già la norma per i bambini nativi australiani studiati da Morgan, dove solo circa il 30% è miope all'età di 17 anni. Per chi abita negli Stati Uniti, in Europa e in Asia orientale la quantità media di tempo passata all'aria aperta dai bambini è spesso compresa tra una e due ore: troppo poco.

Dopo aver cercato, senza successo, di convincere le famiglie dei bambini cinesi a far passare loro più tempo all'aperto per prevenire la miopia, e rendendosi conto che tre ore al giorno di lezione fuori dalla classe non sono proponibili, a causa del clima ma anche di effettive difficoltà organizzative, l'idea di Morgan è quella di creare classi con pareti di vetro, per consentire ai ragazzi di godere dei benefici della luce senza dover necessariamente stare all'aperto.

Per tutti noi il messaggio è di incoraggiare i bambini a passare più tempo fuori, il che tra l'altro si traduce quasi sempre in meno tempo passato col naso su uno schermo e più tempo dedicato all'attività fisica: un trittico di benefici a costo zero.


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