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Salute

Meningite, morbillo e influenza: ecco perché la vaccinazione è importante

Abbiamo chiesto a uno dei massimi esperti mondiali di spiegarci il ruolo e il funzionamento dei vaccini

Prima l’epidemia di morbillo, poi i numerosi casi di meningite (tra i quali anche una bambina di soli quaranta giorni di Bologna).

Come riportano le cronache, negli ultimi mesi sempre più soggetti, soprattutto in età pediatrica, sono colpiti da malattie infettive. E montano anche le polemiche sugli interventi di mancata profilassi (non solo in Italia ma anche in Europa e negli Usa) che avrebbero potuto evitare l’insorgere delle patologie e salvare i bambini purtroppo deceduti.

Tuttavia molti genitori sono ancora refrattari a sottoporre i figli a vaccinazioni. Panorama.it ha chiesto al professor Rino Rappuoli, responsabile globale della Ricerca Novartis Vaccines, nonché uno dei massimi esperti mondiali in questo ambito, di spiegarci il ruolo dei vaccini e la loro importanza, in particolare per la meningite, che in queste settimane ha fatto registrare molteplici casi in tutta la Penisola.

Professore, da cosa è causata la malattia?

La meningite batterica è provocata da tre agenti: Haemophilus influenzae tipo B, Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Neisseria meningitidis (meningococco). Contro le prime due infezioni sono da tempo disponibili strumenti vaccinali. Il meningococco si differenzia in 12 sierogruppi, di cui cinque infettivi e contagiosi: A, B, C, W e Y.

Qual è la forma più pericolosa?

La meningite da meningococco ha un tasso di mortalità del quindici per cento nelle prime quarantott’ore dall’esordio della patologia. E nel settanta per cento dei casi è provocata dal sierogruppo B (il cosiddetto MenB). Colpisce inaspettatamente persone sane, non dà segnali premonitori ed evolve rapidamente. Siccome i sintomi sono aspecifici e simili a quelli dell’influenza, c’è il rischio che non sia diagnosticata in tempo e che quindi porti al decesso nel giro di pochi giorni.

Dà dunque sintomi non specifici?

Esatto: febbre, vomito, emicrania, fotofobia (sensibilità alla luce), dolori e rigidità articolari e muscolari, brividi, mani e piedi freddi. Che possono facilmente essere scambiati come sintomi di influenza. La diagnosi certa si ha tramite il prelievo del liquido cefalorachidiano (liquor) nel quale si cercano le cellule batteriche e con un’emocoltura eseguita con le tecniche di biologia molecolare.

Come si trasmette il MenB?

L’unico serbatoio di Neisseria meningitidis è l’uomo e il contagio avviene per via aerea: tosse, starnuti, bacima anche lo scambio di bicchieri e posate. Secondo le stime il quindici per cento della popolazione adulta è portatore sano (senza alcun sintomo) del meningococco a livello di naso e gola, e il rischio di contrarre la meningite aumenta dove è più alta la concentrazione di persone.

Chi è maggiormente a rischio?

Circa la metà dei casi di meningite meningococcica si manifesta entro i cinque anni, con un picco più alto tra i quattro e gli otto mesi di vita: il sistema immunitario del neonato e del bambino è infatti ancora immaturo e non in grado di difendersi quando entra in contatto col batterio. La seconda fascia d’età più colpita riguarda adolescenti e giovani adulti (14-25 anni), perché frequentano maggiormente luoghi affollati e chiusi (scuole, mezzi pubblici, discoteche). In Italia l’incidenza della patologia è particolarmente accentuata nei bambini sotto l’anno di vita, in cui risulta tre volte maggiore rispetto a quella osservata nei soggetti tra i 1-4 anni di età.

In Italia c’è maggiore pericolo rispetto ad altri Paesi?

Da noi la frequenza è circa trecento casi ogni anno, ma nel Regno Unito e negli Usa è dieci volte superiore. Poi c’è da specificare che nelle Nazioni sviluppate il sierogruppo più diffuso è il “B”, mentre in Africa domina il sierogruppo “A” e in Sudamerica tanto il “B” quanto il tipo “Y”.

Come ci si difende?

Il vaccino per il sierogruppo C è in uso dal 2002, e dal 2010 è disponibile l’immunizzazione quadrivalente coniugata contro i quattro sierogruppi A, C, W e Y che ha permesso di offrire una copertura totale per i bambini. Grazie alla messa a punto del vaccino contro il MenB, responsabile della stragrande maggioranza dei casi di meningite, dal 2013 sono state distribuite oltre un milione di dosi nei Paesi dove è registrato. Speriamo di inserirlo presto anche in un piano a livello nazionale. Dallo scorso anno in cinque regioni (Basilicata, Puglia, Liguria, Toscana e Sicilia) il vaccino è raccomandato a partire dai due mesi d’età e in alte tre (Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige) dai sei mesi e in tutte fruibile in forma gratuita per i lattanti.

Perché dovremmo vaccinare i nostri figli?

La prevenzione è fondamentale: l’infezione è pericolosissima perché improvvisa, subdola, spesso letale o fonte di gravi complicazioni, come deficit mentali e dello sviluppo e in molti casi conduce ad amputazioni degli arti. Insomma, è un’assicurazione per la vita. Ripeto, il rischio di mortalità entro quarantott’ore nei bambini è di uno su sette.

Quando effettuare la vaccinazione?

Il vaccino contro MenB può essere somministrato ai bambini a partire dai 2 mesi di età, anche insieme alle altre vaccinazioni dell’infanzia.

Effetti indesiderati?

Nei bambini nella prima infanzia il vaccinocontro MenBha dimostrato un profilo di sicurezza e di tollerabilità simile a quello di diverse altre vaccinazioni di routine. Le reazioni avverse locali e sistemiche più comuni osservate sono sensibilità ed eritema al sito di iniezione, irritabilità e febbre quando somministrato in concomitanza con altri vaccini.

Lei ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del vaccino contro il MenB. Ci racconti un po’ com'è andata la storia

Fino agli anni ’90 nessun preparato funzionava sui bambini. La svolta arriva nel 1995 quando Craig Venter pubblica la prima sequenza genomica di un batterio, Haemophilus influenzae. Allora abbiamo sviluppato una nuova tecnica, la “vaccinologia inversa”, che funziona proprio partendo dal sequenziamento genetico e l’abbiamo impiegata sul meningococco MemB. Ciò ci ha consentito di superare l’ostacolo fino a quel momento insormontabile: lo zucchero presente sulla capsula esterna del batterio è infatti identico a un componente del corpo umano e quindi non è riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario di chi ne viene a contatto. Ma la possibilità di analizzare l’intero genoma di MenB ci ha permesso di selezionare le proteine più idonee per lo sviluppo di un vaccino.

Si dice che è una scoperta da premio Nobel

È stata una svolta epocale. Vede, fare un vaccino non consiste solo nella scoperta scientifica, ma comprende anche il lavoro per trasformarla in un prodotto da somministrare. Adesso, dopo quindici anni, il vaccino è disponibile in tutta Europa ed esportato anche negli Stati Uniti.

Vaccini ed epidemie di influenza

Naturalmente lei raccomanda la vaccinazione anche per i virus dell’influenza

L’influenza suina (sottotipo noto come H1N1) era ed è contenibile tramite vaccinazione. Non parliamo solo di ridurre la mortalità, ma anche degli enormi danni in termini di impatto economico: ogni ospedalizzazione ha un costo su tutta la comunità. Il vaccino cambierà la storia dell’influenza nel mondo.

E la vicenda delle morti sospette riconducibili al vaccino prodotto da Novartis?

La faccenda è scappata di mano all’Aifa ed è stata amplificata dai media: solo due lotti incriminati hanno scatenato una psicosi. Abbiamo portato il vaccino contro l’H1N1 in Europa e in America con benefici innegabili: ha innalzato la protezione contro il virus fino al novanta per cento, la sua efficacia è dimostrata a livello mondiale. Fluad è stato completamento "scagionato" dall'Agenzia Italiana del Farmaco e dall'Istituto Superiore di Sanità con l'esito conforme delle analisi di laboratorio sui vaccini antinfluenzali appartenenti ai due lotti che erano stati oggetto di divieto di utilizzo

Per l’influenza aviaria invece qual è la situazione?

Se esplodesse un’epidemia in Asia nessuno sarebbe protetto al momento. È stato provato un vaccino sintetico sull’uomo sviluppandolo dal genoma dello stesso virus H7N9. Siamo pronti a partire coi test.

Le nuove frontiere

Su quali vaccini si sta concentrando adesso la ricerca?

Le future minacce sulle quali stiamo lavorando sono il virus respiratorio sinciziale umano e lo streptococco di gruppo B. il primo attacca soprattutto i bambini nella fase dello sviluppo, causando infezioni all’apparato respiratorio, bronchiti e polmoniti. Si stanno facendo grossi passi avanti grazie alla ricostruzione in 3D della proteina che sta sulla superficie del virus.

E l’altro invece?

Lo streptococco di gruppo B è un batterio abbastanza sconosciuto, che colonizza l’intestino e l’apparato genitale femminile, dove non è patogeno ma può infettare il neonato durante il parto in un caso ogni mille. Nelle giovani creature la morte può così sopraggiungere nel giro di ventiquattr’ore. Il batterio è anche responsabile di morti in utero e parti prematuri. Il vaccino in sperimentazione è già in fase clinica II (cioè i test sono effettuati su gruppi di centinaia di soggetti).

Nuove strategie per aumentare le vaccinazioni contro il morbillo negli Usa

Oltreoceano è polemica aperta. Secondo gli esperti il dilagare del morbillo avrebbe potuto essere fermato se si fosse ricorso maggiormente allo strumento vaccinale. Molti genitori infatti hanno preferito non sottoporre alla profilassi i figli e questo ha contribuito a far dilagare la malattia.

La legislazione americana non consente di imporre la vaccinazione obbligatoria in numerosi stati, quindi si stanno valutando altre strategie per convincere i genitori ad agire per il bene dei loro piccoli.

Per esempio, estendendo a livello nazionale un esperimento di successo effettuato nello stato di Washington, dove alcuni genitori, dopo un adeguato training da parte degli operatori sanitari, si sono fatti carico di informare altri genitori dei benefici del vaccino tramite incontri negli asili, scuole e diffondendo il messaggio pro-vaccino sui social network. Un metodo che l’Unicef utilizza da anni nei Paesi in via di sviluppo, reclutando membri delle comunità locali e fornendo loro un modesto “stipendio” per la loro opera di divulgazione.

Ma le ultime generazioni di americani, non avendo vissuto direttamente le grandi epidemie del passato, ritengono che non sia necessario ricorre alle vaccinazioni. E non essendo stati testimoni delle conseguenze della malattia, molte persone sembrano poco sensibili alle campagne informative via web.

Anche perché, secondo recenti rilevazioni, proliferano i siti e gli interventi sui social media dove sedicenti esperti si scagliano contro i vaccini, dipinti come strumenti usati dalle case farmaceutiche per fare cassa, ed è difficile per l’utente medio distinguere tra le pagine web dove si fa vera informazione scientifica e quelle che inneggiano a cospirazioni delle multinazionali, dove pseudoscienza e dati reali sono mischiati con raffinata abilità.

Per i ricercatori della Johns Hopkins un metodo efficace è puntare sulle donne in gravidanza: tramite videomessaggi via tablet diffusi da ginecologi e altre gestanti è più probabile convincere le neo-mamme a far vaccinare i futuri bebè.

Oppure proporre appuntamenti ambulatoriali (con la possibilità di disdirli) per le vaccinazioni: uno studio del 2013 pubblicato sulla rivista Pediatrics ha infatti dimostrato che chi riceve una comunicazione con una data già fissata è più propenso a procedere con la profilassi rispetto a chi deve invece decidere se e quando farla.

Ma il vero motore alla fine resta sempre il denaro. In Australia, dove la scelta di vaccinare i figli contro il morbillo è libera, la percentuale di bambini al di sotto di un anno coperti dal vaccino è del novantaquattro per cento: il governo infatti propone detrazioni fiscali ai genitori che sottopongono alla profilassi i figli e piccoli incentivi finanziari ai medici che l’effettuano secondo il calendario prestabilito.

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