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Salute

Meglio vecchi che immortali

Quanto volete vivere? Un giornalista l’ha chiesto a 30 mila persone e la risposta prevalente è stata: 80 anni. Il traguardo dei 120 o 150 attira pochi

Vi danno quattro possibilità: vivere fino a 80 anni, raggiungere i 120, arrivare a 150, vivere per sempre. La vostra scelta? Pensateci senza fretta, poi rispondete. È ciò che ha chiesto a 30 mila persone, nell’arco di tre anni, un giornalista americano, David Duncan, che sulla longevità ha scritto ora un breve saggio: When I’m 164: The new science of radical life extension and what happens if it succeeds (Quando avrò 164 anni: la nuova scienza dell’estensione radicale della vita, e cosa succederà se ci si riesce). Le risposte che ha ottenuto, provenienti da persone di ogni genere, età, professione, sono state alquanto sorprendenti: la maggior parte, il 60 per cento, ha scelto gli 80 anni; il 30 per cento si è spinto a 120; pochi temerari, meno del 10 per cento, hanno azzardato i 150. E meno dell’1 per cento ha detto «voglio l’immortalità».

I motivi per vivere il più a lungo possibile, dice Duncan, sono intuibili. I «tecno-ottimisti», come li chiama lui, convinti che la scienza ben presto debellerà i mali della vecchiaia, vedono i tempi supplementari come un’occasione per godersi figli e nipoti, per mettere un piede nel futuro, per «fare un sacco di altre cose». Più interessanti le ragioni di chi, prudentemente, si accontenta degli 80 anni: paura di una salute fragile, della povertà e della guerra, della noia, di non avere abbastanza soldi, di restare soli mentre gli altri muoiono. «La vita è dura» ha risposto una donna di 38 anni «più vivi e più sarà così. Perché prendersi rischi aggiuntivi?». A 164 anni, si chiede lo stesso Duncan, avrò ancora la capacità di amare, di stabilire relazioni d’amore?

Un genetista che i grandi longevi li studia da vicino, Annibale Puca (insegna all’Università di Salerno e collabora all’Istituto scientifico Multimedica), non ha invece dubbi: «Scelgo il massimo, 150 anni, perché un’esistenza così lunga necessariamente posticipa problemi e malanni della vecchiaia, tanto è vero che la maggior parte dei supercentenari mostra la capacità di non ammalarsi per nulla, morendo in pochissimo tempo senza passare per la cosiddetta fragilità dell’anziano, e in più con una sana dose di menefreghismo».

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