Salute

Masetti: "La scelta della Jolie motivata, ma non obbligatoria"

Il direttore del centro di Senologia del Gemelli: "Intervento non facile per una donna". Oggi a Roma la "Race for the cure", organizzata da Komen Italia.

Riccardo Masetti con Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi, testimonial della Race for the cure - credits: Komen Italia

Una passeggiata di solidarietà e speranza contro il tumore al seno, la “Race for the cure ”, un villaggio della salute dove poter eseguire screening dedicati al tumore al seno, uno stand agli Internazionali Bnl d’Italia di tennis. Roma si colora di rosa grazie alla Komen Italia, l’associazione che opera dal 2000 nella lotta ai tumori del seno. Questa mattina al Circo Massimo la tradizionale corsa di solidarietà di 5 chilometri per sostenere le donne che lottano contro questa malattia.

“Lo scorso anno oltre 50 mila persone hanno preso parte alla corsa. La gara incoraggia le donne che hanno un tumore al seno attraverso il messaggio di chi è stato colpito dalla malattia e ce l’ha fatta. Indosseranno una maglietta e un cappellino rosa per dimostrare un atteggiamento coraggioso e positivo nei confronti della malattia – spiega a Panorama.it Riccardo Masetti, presidente di Komen Italia – Sarà l’occasione anche per una raccolta fondi perché è vero che l’Italia è all’avanguardia nella ricerca e nella cura del cancro, ma ancora circa 10 mila donne muoiono ogni anno e vogliamo tenere alta l’attenzione”.

Masetti, che è principalmente il direttore del Centro di senologia del Policlinico Gemelli di Roma torna con chiarezza sull’argomento della mastectomia preventiva adottata, e resa nota qualche giorno fa, da Angelina Jolie. Il suo messaggio è chiaro: quello che ha fatto l’attrice statunitense è una scelta motivata e va rispettata, ma non è obbligatoria. “Questa scelta riguarda un numero limitato di donne, meno del 10 per cento delle pazienti che si trovano davanti ad un tumore al seno – dice Masetti -. La scoperta di queste mutazioni genetiche avviene sempre dopo un accurato test su donne che hanno un significativo passato di casi in famiglia. Quando si riscontrano queste anomalei in questi geni, il rischio di sviluppo di un tumore del seno aumenta fino all’80 per cento, mentre per le donne normali può arrivare al 12 per cento”.

A questo punto si può scegliere se avviare programmi dedicati a donne ad alto rischio con una frequenza di controlli molto maggiore e esami strumentali più approfonditi, come ad esempio la risonanza magnetica, oppure praticare la mastectomia preventiva. “Questo è un altro punto su cui essere chiari: oggi si propone questa opzione con troppa leggerezza, ma non è una scelta facile per una donna. Avere i seni ricostruiti non è piacevole e poi un minimo di rischio, quasi il 5 per cento, di contrarre un tumore rimane – sottolinea l’esperto -. Un conto, poi, è aggiungere protesi su seni esistenti, un conto è intervenire con la chirurgia plastica a seguito di una asportazione. E i seni ricostruiti con protesi non saranno mai come i seni naturali. Negli Stati Uniti è diventata una moda molto seguita, anche in Italia è praticata. Non sono favorevole, rispetto questa scelta, ma è un intervento che suggerirei con fatica e con grande attenzione verso la condizione della donna”.

Resta sempre valido il concetto della prevenzione. “La prima cosa da fare è informarsi su eventuali vicende cliniche della propria famiglia e chiedere al proprio medico quali sono i fattori di rischio per il tumore del seno – conclude il medico -. Consiglio di fare una mammografia ogni anno dai 40 anni in poi, se il fattore di rischio è medio. Se il rischio è più elevato, chiedere al proprio medico quali test di screening siano i più adatti al proprio caso”.

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