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Salute

Malattie rare: scende in campo l'esercito

L'istituto farmaceutico militare si candida a produrre  "farmaci orfani", destinati a curare le patologie rare

Il reparto di produzione dei "farmaci orfani" all'Istituto farmaceutico militare

L’esercito italiano dichiara guerra alle malattie rare. L’Istituto Chimico farmaceutico militare di Firenze, dove si trova fino dal 1931 (anche se la sua storia è cominciata a Torino nel 1832) finora impegnato nella produzione di medicinali per la Difesa, si candida a diventare un centro per la produzione dei farmaci «orfani»: quei medicinali nella cui realizzazione l’industria privata non investe perché destinati a patologie rare, che interessano un numero ristretto di persone.

«Grazie a un accordo stretto con l’Agenzia italiana del farmaco, stiamo iniziando una collaborazione sempre più profonda nella produzione dei farmaci orfani per le malattie rare, anche per sopperire a eventuali carenze del Sistema sanitario nazionale»  sottolinea Marco Airaghi, direttore generale dell’Agenzia industrie Difesa cui l’istituto fiorentino fa capo. «Sono prodotti che le case farmaceutiche non intendono più produrre perché non rendono abbastanza. E le aziende farmaceutiche devono far profitto. Per noi, che non dobbiamo comunque pesare sulle tasche dei cittadini, è sufficiente il pareggio di bilancio, cosa che abbiamo raggiunto da qualche anno, circostanza storica».

In Italia, si calcola, sono quasi due milioni le persone affette da patologie rare. Tante malattie, circa 7 mila, e pochi pazienti per ciascuna. «Non c’è incentivo a sviluppare farmaci perché il ritorno economico è scarso» precisa Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano. «È quindi molto importante che si uniscano le forze e che le strutture pubbliche mettano a disposizione tutto ciò che è necessario per trovare soluzioni terapeutiche».

«L’Europa ha previsto l’obiettivo di 200 nuovi farmaci per patologie rare entro il 2020» aggiunge Renza Barbon Galluppi, presidente di Uniamo, la federazione italiana delle malattie rare. «Molto spesso il problema è reperire le materie prime e che siano di qualità».

Per Garattini «l’Istituto farmaceutico militare di Firenze può essere un punto di riferimento: se è relativamente facile per gli istituti di ricerca mettere a punti nuovi farmaci, è molto difficile il passaggio per far diventare una sostanza chimica un prodotto farmaceutico somministrabile all’uomo. Questa è un’area in cui il centro militare fiorentino ha grandi competenze».

Il Farmaceutico militare è già attivo per produrre quattro medicinali per malattie rare: la penicillamina (200 mila capsule all’anno) per il trattamento del morbo di Wilson, prodotto dall’accumulo di rame; la mexiletina (500 mila capsule all’anno) per varie miotonie, malattie dei muscoli; il ketoconazolo (25mila capsule all’anno) per il morbo di Cushing che porta a un’eccessiva secrezione di cortisolo dalle ghiandole surrenali. L’istituto fiorentino può permettersi anche una produzione ridottissima (appena 2000 bustine all’anno) di colestiramina, un rarissimo malfunzionamento metabolico che in Italia conta nove casi appena. È in fase di studio poi la produzione di tiopropina, il farmaco per trattare la cistinuria, rara malattia ereditaria, da mesi non più disponibile in Italia.

Sul sito internet dell’istituto tutte le modalità, come la richiesta del medico curante, per la richiesta dei farmaci prodotti. Accanto a questo nuovo campo di intervento, il Farmaceutico militare prosegue nella sua tradizionale attività: produzione di medicine e kit sanitari per l'esercito (qui è in produzione anche il chinino di Stato contro la malaria), antidoti per incidenti nucleari, medicinali e vaccini per le emergenze sanitarie, integratori alimentari per missioni particolari,  raccolta e scorta di sangue e plasma.

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