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Salute

L'inquinamento aumenta il rischio di ansia e ictus

Due studi pubblicati sul British Medical Journal hanno trovato un'associazione tra l'esposizione a particolato e gas inquinanti e un aumento dei casi

Passiamo tanto tempo a parlare di climate change, spesso ancora per discutere, come si faceva sul sesso degli angeli, se stia succedendo davvero o no, e nel frattempo ci dimentichiamo che quello che esce dai tubi di scarico comunque fa male, subito, anche a noi, non solo alla salute del pianeta. Ce lo ricordano perentoriamente due studi, appena pubblicati sul British Medical Journal, che esaminano proprio l'associazione tra inquinamento dell'aria e la salute.

Uno dei due lavori conclude che l'inquinamento atmosferico è legato a un rischio più elevato di ictus, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. La seconda ricerca mostra anche un'associazione tra cattiva qualità dell'aria e ansia.

Sale la pressione

L'ictus è una delle principali cause di morte e uccide circa 5 milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. Fattori comuni di rischio sono l'obesità, il fumo e la pressione alta. Ma l'effetto dell'ambiente, per esempio dell'inquinamento atmosferico, è ancora incerto. Nella loro meta-analisi, i ricercatori dell'Università di Edimburgo hanno esaminato l'associazione tra l'esposizione a breve termine all'inquinamento atmosferico con i ricoveri ospedalieri e i decessi per ictus. In totale, hanno analizzato 103 studi osservazionali che hanno riguardato 28 paesi in tutto il mondo.

Tra i gas inquinanti inclusi nell'analisi vi erano il monossido di carbonio, il biossido di zolfo, il biossido di azoto e l'ozono. E' stato incluso nell'analisi anche il particolato: le polveri sottili PM 2,5 e PM 10. I risultati hanno mostrato un'associazione tra il monossido di carbonio (1,5% aumento del rischio per 1 ppm, parti per milione), biossido di zolfo (1,9% per 10 ppb, parti per miliardo) e biossido di azoto (1,4% per 10 ppb) e i ricoveri ospedalieri o i decessi ictus correlati. L'associazione più debole è stata trovata per l'ozono.

Sia le PM 2.5 sia le PM 10 sono state associate a ricoveri ospedalieri o decessi dovuti a ictus, e il primo giorno di esposizione è quello che ha mostrato l'associazione più forte. I paesi a basso e medio reddito hanno sperimentato le associazioni più forti rispetto ai paesi ad alto reddito. Ma solo il 20% degli studi analizzati erano stati svolti in paesi a basso e medio reddito - soprattutto nella Cina continentale - nonostante proprio qui ci sia il più alto carico di ictus, anche perché qui le concentrazioni di gas inquinanti sono più elevate.

Ma come agisce l'inquinamento e perché aumenta il rischio di ictus? Precedenti ricerche hanno dimostrato che l'inquinamento dell'aria può influenzare le cellule che rivestono il sistema circolatorio e aumentare l'attività del sistema nervoso simpatico, che può restringere i vasi sanguigni, far aumentare della pressione sanguigna, far diminuire l'apporto di sangue ai tessuti e aumentare il rischio di trombosi.

Una minaccia alla salute mentale

Un secondo studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins e dell'Università di Harvard ha esaminato l'associazione tra particolato atmosferico e ansia, il disturbo psichiatrico più comune, che colpisce nel mondo circa il 16% delle persone almeno una volta nella vita. E' associata a una minore produttività e a un aumento del rischio di suicidio. Oltre 71.000 donne di età compresa tra i 57 e gli 85 anni, sono state incluse nell'analisi, attingendo ai dati del Nurses Health Study, uno studio longitudinale americano sulla salute delle infermiere.

L'esposizione al particolato, PM 2,5 e PM 2,5-10 è stata determinata da dati geografici e meteorologici nazionali, e stimata per cinque periodi (un mese, tre mesi, sei mesi, un anno e 15 anni). Si è tenuto conto anche della distanza dall'indirizzo di residenza alla strada principale più vicina, un indicatore comune per l'esposizione all'inquinamento atmosferico legata al traffico. Ciascuna partecipante ha compilato un questionario di autovalutazione di 8 domande che mirava stabilire la presenza di sintomi di ansia quali la paura, il desiderio di evasione e la tendenza a preoccuparsi. Infine si è tenuto conto anche di altri fattori che possono favorire uno stato di ansia come la situazione socio-economica, il livello di istruzione, l'età e lo stato civile.

I risultati hanno mostrato che circa il 15% delle donne ha manifestato sintomi di ansia elevati. L'esposizione al particolato è stata collegata a un rischio più elevato di ansia. Le donne che risiedevano tra i 50 e i 200 metri di distanza da una strada principale avevano più probabilità di avere sintomi di ansia più elevati rispetto a chi viveva a più di 200 metri. Ma tra coloro che vivevano a meno di 50 metri da una strada principale non si è evidenziata questa associazione. L'esposizione recente ha però dimostrato di avere una più significativa associazione con l'ansia: gli effetti erano più forti dopo il primo mese. Il particolato atmosferico può scatenare o peggiorare l'ansia attraverso lo stress ossidativo e l'infiammazione o peggiorare una condizione di salute esistente, spiegano gli autori.

Entrambi gli studi sono osservazionali e non consentono di trarre conclusioni definitive di causa ed effetto. Pare chiaro però, come sottolinea un editoriale che compare sullo stesso numero della rivista, che gli studi confermino l'urgenza di gestire l'inquinamento atmosferico a livello mondiale come una delle cause di cattiva salute, e che la riduzione dell'inquinamento dell'aria potrebbe essere un modo economicamente efficace per ridurre l'elevato peso rappresentato sia dall'ictus sia dai disturbi di natura psicologica.

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