Salute

La salute del mondo: la vita si allunga ma aumenta l'obesità infantile

All'assemblea dell'Organizzazione mondiale della Sanità lanciata una commissione che dovrà trovare soluzioni per frenare l'avanzata del sovrappeso tra i bambini

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Si riunisce in questi giorni a Ginevra l'assemblea generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, dove i delegati dei vari Stati che ne fanno parte e i rappresentanti di agenzie, organizzazioni e fondazioni che si occupano di salute discutono e adottano risoluzioni su alcuni temi chiave per le politiche sanitarie globali. Tra le questioni sulle quali il Direttore Generale dell'Oms Margaret Chan ha attirato l'attenzione dei delegati c'è quella delle crescente obesità infantile, che aumenta a ritmi più sostenuti nei paesi in via di sviluppo.

Per affrontare la questione, Chan ha creato una Commissione che studierà come porre un freno all'obesità infantile e dovrà produrre una relazione, da presentare all'Assemblea il prossimo anno, che contenga proposte di strategie che hanno le maggiori possibilità di risultare efficaci nei diversi contesti. L'edizione del 2014 delle Statistiche sulla salute mondiale, pubblicata pochi giorni fa, del resto parla chiaro: i nostri bambini stanno ingrassando. Nel 2012, si legge nel rapporto, circa 44 milioni di bambini con meno di 5 anni (il 6,7% del totale) era sovrappeso o obeso, in aumento rispetto ai 31 milioni (5%) censiti nel 1990.

L'aumento è globale, ma la geografia dell'obesità infantile sta mutando. Quando si parla di sovrappeso tutti noi abbiamo in mente gli Stati Uniti e in generale i paesi ricchi, ma nei paesi africani che fanno parte dell'Oms, cioè tutti tranne Marocco, Tunisia, Libia, Egitto, Sudan e Somalia, il numero di bambini sovrappeso è aumentato da 4 a 10 milioni in 22 anni. Quello di fermare l'avanzata dell'obesità nella prima infanzia è già uno dei sei obiettivi per migliorare la nutrizione materna e infantile a livello globale e che l'Oms di propone di centrare entro il 2025. Promuovere l'allattamento materno esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino rientra tra le strategie suggerite per prevenire il sovrappeso.

Nel frattempo, tra il 2000 e il 2012 si è registrato nel mondo un netto miglioramento della sopravvivenza infantile. La mortalità nei bambini al di sotto dei 5 anni è passata da 75 su 1000 a 48 su 1000. Cionostante nel 2012 sono morti 6,6 milioni di bambini, il 44% dei quali nei primi 28 giorni di vita. Le complicazioni legate a parti pre-termine sono state la principale causa di morte (17,3%), seguite da polmonite (15,2%), traumi e asfissia alla nascita (11,4%), malattie non trasmissibili (10,8%) e diarrea (9,5%).

Globalmente si registra un aumento dell'aspettativa di vita. Le medie globali dicono che una bambina nata nel 2012 può sperare di vivere fino a 73 anni, un bambino fino a 68: si tratta di 6 anni in più rispetto a chi è nato nel 1990. Ma dove si nasce fa ancora tutta la differenza. Se è vero infatti che i maggiori aumenti nell'aspettativa di vita negli ultimi 22 anni si sono registrati in paesi poverissimi come la Liberia (da 42 a 62 anni), l'Etiopia (da 45 a 64) Maldive (da 58 a 77), Cambogia (da 54 a 72), Timor Est (da 50 a 66) e Ruanda (da 48 a 65), la differenza tra paesi ad alto e basso reddito rimane stridente.

Un maschio nato nel 2012 in un paese ricco può sperare di festeggiare 76 compleanni, 16 in più di un bimbo nato in un paese a basso reddito. Una differenza ancora maggiore si registra tra le bambine: hanno buone possibilità di vivere fino a 82 anni quelle nate nel benessere, mentre arrivano in media solo a 63 anni le bimbe nate in paesi poveri. L'Italia si colloca nella top ten della longevità: settima per gli uomini (80,2 anni) e sesta per le donne (85 anni). In vetta troviamo per gli uomini l'Islanda (81,2 anni) e per le donne, come sempre, il Giappone (87 anni).

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