FilippoOngaro_foto
Salute

La nuova scienza per raggiungere salute e felicità

Dall'ultimo saggio "Vivere a pieno" di Filippo Ongaro, l'opportunità per cambiare (in meglio) la nostra vita

Vivere a pieno è un bel titolo per un libro. Un titolo apparentemente semplice, e però anche ambizioso. Vivere pienamente piacerebbe a ognuno di noi, a riuscirci però sono in pochi. La maggior parte neppure sa di non vivere appieno, oppure lo intuisce, ma non lo ammetterebbe mai. E questa fonte sotterranea di disagio alla fine diventa visibile: prende la forma dello stress, del sovrappeso, del fumo...

Nel suo ultimo saggio, Filippo Ongaro, ex-medico degli astronauti, vice-presidente dell’Associazione italiana medici antiaging e direttore scientifico dell’Istituto di medicina rigenerativa e anti-aging (Ismerian) a Treviso, parla di tutto questo. Ongaro di libri ne ha scritti parecchi: sull’alimentazione, la nutriceutica, la genetica applicata a ciò che mangiamo, la longevità...

Questo, che si intitola appunto Vivere a pieno, (RoiEdizioni 190 pagine,16 euro) è un po’ diverso. Non troverete consigli di alimentazione, avvertimenti su dolci o grassi saturi, programmi fisici da seguire. Indica piuttosto una strada, un percorso interiore per raggiungere la salute: intesa però come mezzo per sentirsi appagati con se stessi, per riconoscere e utilizzare i propri talenti, per avvicinarsi a qualcosa che assomiglia il più possibile al concetto di felicità. È un libro dedicato, come spiega Ongaro, «a chiunque stia cercando qualche risposta in più sulla strada da percorrere». Lo abbiamo intervistato.

Una svolta un po’ insolita: da come nutrirci ai suggerimenti per scoprire se stessi...Come mai?

Non è così insolita. È innanzitutto il frutto di una evoluzione personale. Ho creduto fortemente in tutte le tappe precedenti, la nutrizione è e resta fondamentale, così come l’attività fisica, ma oltre a questo c’è altro, il modo di stare con se stessi e di stare al mondo.  Sottotraccia, c’è sempre stato in me questo interesse per la parte psicologica, ora è emersa.

E poi forse, di libri di alimentazione il mercato è saturo...

Di nutrizione in effetti parlano tutti, cosa c’è di nuovo da dire? Paradossalmente ho l’impressione che le persone sappiano quasi tutto su questo argomento, ma facciano fatica a usare quello che sanno. Al nostro Centro arrivano pazienti che mi dicono: “lo so quello che dovrei fare, muovermi, perdere peso, ma non ci riesco”.  Lamentono un vago malessere, focalizzato spesso su un aspetto fisico: dormo male, sono stanco, non ho energia, ho l’ansia. Molti dicono: “se fossi magro sarei felice”, io gli capovolgo la domanda: “ti senti infelice perché sei sovrappeso o non è piuttosto il contrario?

Più facile concentrarsi sul sintomo fisico?

La salute è importantissima, ma attenzione a non confondere il mezzo con l’obiettivo. La salute è uno strumento per riuscire a fare meglio nella vita, non è il traguardo finale. Non ha senso essere sani se non si combina nulla di buono, se non si hanno affetti intorno a sé.

Nel libro scrive che dovremmo abbassare il livelli di vigilanza, accettare un certo grado  di incertezza della vita. Mica facile...

Sappiamo che la vita è transitoria, ma è un pensiero che rimuoviamo sempre, senza mai affrontarlo. Gran parte del nostro disagio viene da lì. Nelle antiche pratiche orientali c’è una strategia per superare questa ansia esistenziale: la sua microaccettazione quotidiana. Una specie di immunizzazione: ci penso un po’ ogni giorno, e poi mi dedico ad altro.

Vivere a pieno, lei afferma, significa anche adattarsi, cambiare forma... Ossia?

Cambiare prospettiva sulle proprie problematiche. Accettare l’insicurezza insita nella vita, come in una sorta di addestramento per essere preparati ma non impauriti. E, soprattutto, adattarsi positivamente alle difficoltà e alle sconfitte della vita. Tanti studi dimostrano che solo il 10 per cento della felicità dipende da ciò che ti succede dalla vita.

E il restante 90 per cento?

Dipende da come si reagisce a ciò che succede. L’uomo moderno ha un gigantesco problema con il desiderio di controllo. Cerchiamo di controllare cose non possiamo: il terrorismo, il cambiamento climatico, il terremoto. E ci ritroviamo con un  costante senso di frustrazione, di stress. E di vittimismo: il problema è sempre altrove, e noi continuaimo a lamentarci.

La chiave insomma è cambiare la propria reazione alle cose che avvengono intorno a noi...Concretamente, come si fa?

Allenandosi ogni giorno, per esempio tenendo un diario, che è sempre un ottimo metodo per analizzarsi e riflettere. Praticare la meditazione. E poi, una cosa che funziona meglio di tutto: mettere i propri talenti a disposizione di qualcun altro.

Lei cita l’ikigai,  parola giapponese per dire “la ragione per cui ci si alza ogni mattina”. Il suo ikigai?

In questo mi sento un privilegiato, perché di mestiere ho il privilegio di poter aiutare più persone che posso. A volte però basta poco: anche un sorriso a chi incontri in ascensore.

Lei ha un figlio di dieci anni, l’insegnamento che vorrebbe non dimenticasse mai?

Mio figlio crescerà, in effetti, come un esperimento di coaching, assorbe questi valori da me e mia moglie tutto il giorno. Il punto vero, se penso a lui, è questo: vorrei che scoprisse ciò che per lui farà la differenza. Con cui, nel suo piccolo, potrà cambiare il mondo.

1184755

© Riproduzione Riservata

Commenti