Salute

Tiroide: la molecola che fa "scoppiare" le cellule del tumore

Una ricerca dell’Istituto dei tumori apre prospettive interessanti per la ricerca. L’autrice della scoperta, Maria Grazia Borrello, spiega di che cosa si tratta

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È stata presentata come la scoperta di una molecola che uccide le cellule tumorali “ubriacandole”: individuata da un gruppo di ricercatori dell’Istituto dei Tumori di Milano, sembra in grado di agire sulle cellule maligne di alcuni tumori della tiroide distruggendole con un meccanismo diverso da quelli dei tradizionali farmaci chemioterapici.

Per questo, anche se per ora gli esperimenti sono stati compiuti soltanto in provetta,  la scoperta apre prospettive interessanti. Panorama.it ha chiesto di spiegare di che cosa si tratta a Maria Grazia Borrello, biologa, ricercatrice del Dipartimento di oncologia sperimentale e medicina molecolare dell’Istituto dei tumori e principale autrice della ricerca.

La vostra scoperta è nata nell’ambito dei tumori della tiroide: che tipo di tumori sono e quali sono oggi le prospettive di cura?

I tumori della tiroide sembrano oggi in aumento in tutto il mondo, probabilmente questo è dovuto principalmente al miglioramento delle tecniche diagnostiche. La mortalità per questo cancro, infatti, è stabile. Colpiscono più le donne degli uomini, in un vasto range di età che va dai 25 ai 70 anni, con un picco intorno ai 50. Il cosiddetto carcinoma papillare della tiroide è il più diffuso e ha una prognosi generalmente buona. Viene curato con la chirurgia e con il trattamento con lo iodio radioattivo. Il problema è che, nei pochi casi di pazienti che non rispondono al radio-iodio (circa il 10 per cento), non ci sono terapie alternative efficaci a disposizione.

Che molecola è quella che avete scoperto?

Si tratta di un micro-RNA, un filamento molto corto di acido ribonucleico. Ci siamo accorti che un gene molto spesso attivato nei tumori della tiroide è in grado di abbassare il livello di questo micro-RNA, che si chiama miR-199a-3p. Abbiamo allora ipotizzato che, al contrario, il ruolo della molecola fosse di agire come onco-soppressore, cioè di inibire la crescita tumorale. Abbiamo verificato che nei tumori della tiroide, come sospettato, questa molecola è presente in bassissime dosi. In esperimenti in vitro, somministrando a linee cellulari di tumori papillari della tiroide questa molecola, abbiamo osservato che le cellule morivano. La cosa interessante, però, è stata che le cellule non morivano per apoptosi, che è il meccanismo più noto e studiato, ma si riempivano di vescicole di liquido fino a scoppiare.

Di che meccanismo si tratta?
È stato studiato e individuato da un ricercatore statunitense, William Maltese, in cellule di glioblastoma, un tumore molto aggressivo del sistema nervoso. Le cellule del tumore si riempiono di liquido extracellulare fino a scoppiare e morire in massa. Di recente è stato individuato un nuovo composto in grado di provocare la morte per metuosi, che è il nome di questo tipo di morte cellulare, nel glioblastoma. La nostra ricerca si inserisce in questo filone.

Quali saranno i prossimi passi?
Capire meglio come funziona questo meccanismo e come possa essere sfruttato per mettere a punto nuove terapie contro i tumori.

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