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Salute

Io, sopravvissuto, dico grazie alla ricerca

Cristian Morisi, testimonial Airc, è guarito da un tumore che l'ha colpito da bambino. A Panorama racconta la sua storia, e perché è importante donare

La lotta contro il cancro è lunga, non è ancora finita, probabilmente non finirà mai. Ma è fatta di tante battaglie vinte grazie anche ai contributi alla ricerca oncologica, come il 5 per mille che ognuno di noi può destinare all’Airc (che quest’anno ha contribuito all’investimento totale di 102 milioni di euro in programmi innovativi sul cancro).

Dietro i finanziamenti alla scienza ci sono storie di persone ammalate e guarite, come è successo a Cristian Morisi, testimonial Airc, che vive a Bologna, ha 39 anni e quando ne aveva appena otto si  è ammalato di tumore, rischiando la vita. È lui a raccontare a Panorama la sua vicenda e la sua rinascita.

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«Avevo otto anni quando mi sono ammalato di tumore, linfoma non Hodgkin. Era il 1986, quando una diagnosi di cancro equivaleva una sentenza. Ai miei genitori dissero che avevo l’11 per cento di possibilità di farcela, e di tenersi pronti. Allora di questo tumore non si sapeva quasi nulla, e nella ricerca sui bambini si investiva poco. I miei avevano l’età che ho io adesso, 39 anni, con un bambino nel pieno della gioia di vivere.


Della mia malattia ricordo tutto, ogni singolo giorno, un calvario. Se ce l’ho fatta è grazie alla mia famiglia, ai medici, agli infermieri, a tutti coloro che erano intorno a me. Il cancro mi ha segnato parecchio dal punto di vista psicologico, per anni non ne ho parlato a nessuno, non volevo sentire compassione, magari pensavano persino che si potesse attaccare come un’infezione. Era una malattia tabù.


Crescendo, ho fatto i conti con quello che mi era successo, con me stesso, mi sono pacificato. Mi sono sbloccato verso i 18 anni quando, grazie all’Airc, ho fatto la prima intervista in televisione.

Da lì in poi iniziato a fare il testimone per loro e il volontario negli ospedali, tra i malati. Ho capito l’importanza della ricerca e del sociale, è grazie ai finanziamenti ad associazioni come l’Airc che il linfoma che ha colpito me ha oggi il 70 per cento di guarigione, significa che 7 bambini su 10 guariscono. Ho toccato con mano che se le persone vengono sensiblizzate sul tema, e tutti danno un piccolo contributo, alla fine è anche con quei contributi che si salvano vite.


Oggi il cancro è in molti casi una malattia che si cronicizza, è possibile vivere e convivere con il tumore, la dimensione della cura prende un raggio molto grande, per questo è importante partecipare alla ricerca. L’ho sperimentato su me stesso. Dai 18 ai 39 anni ho ripreso in mano la mia vita, ho fatto lo skipper  in giro per il mondo, ho fondato un’agenzia di comunicazione, ora sono responsabile di un locale in centro a Bologna. A tutti dico che il cancro è curabile, io ne sono la prova vivente. La speranza esiste, sempre, grazie a quei ricercatori che dedicano ore e ore del loro lavoro per un risultato anche piccolo. Ma senza di loro, il tumore non si vince».

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