Salute

Ilva, mortalità infantile cresciuta del 21%

Anche nella Terra dei Fuochi, in Campania, l'eccesso di mortalità è del 13 per cento

Un'acciaieria in attività – Credits: Foto: zhaojiankang - iStock by Getty

A Taranto la mortalità infantile è maggiore del 21 per cento rispetto alla media regionale. Lo afferma uno studio dall’Istituto superiore di sanità, che ha evidenziato anche eccessi di mortalità per gli adulti nella città dove ha sede lo stabilimento Ilva da tempo al centro delle polemiche per il suo impatto ambientale. Lo studio ha analizzato anche la “Terra dei Fuochi”, dove l’eccesso di mortalità rispetto al resto della regione arriva al 13 cento.

Si tratta, in pratica, dell’aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri pubblicato dall’Iss, che ha confermato anche gli eccessi di mortalità per gli adulti trovati dalle precedenti edizioni della ricerca. Secondo lo studio, nell’area sottoposta a rilevamenti c’è un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54 per cento, mentre nel primo anno di vita l’eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20 per cento. Per alcune malattie di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l'aumento della mortalità è invece del 45 per cento.

Le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell'apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche''.

NUMERI IN CRESCITA ANCHE NELLA TERRA DEI FUOCHI

Anche nella cosiddetta Terra dei Fuochi c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione del 10 per cento per gli uomini e del 13 per cento per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6 per cento. E’ stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorali): tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell'incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell'incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini). Il tumore della mammella è in eccesso in tutti i 3 indicatori.

L’analisi non ha invece trovato un eccesso di mortalità tra i bambini, mentre il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è risultato maggiore del 51 per cento nella provincia di Napoli e del 68 per cento in quella di Caserta. Per la fascia 0-14 anni si osserva un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di Caserta. Nella provincia di Napoli, servita dal Registro Tumori , si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi di età 0-14”.

“Esiste una correlazione tra l’autismo e l’inquinamento ambientale. Il vaccino può diventare pericoloso in alcuni casi specifici, ma non c’è nesso causa effetto sui bimbi predisposti e intossicati fin dalla gestazione dai metalli pesanti”. Lo ha detto all’AdnKronos salute Maurizio Proietti, specialista in malattie del neurosviluppo e componente dell’Isde Italia, Associazione medici per l’ambiente . Che aggiunge: “Negli Stati Uniti sempre più ricerche si stanno occupando dei rischi genetici legati all’inquinamento ambientale ma lo fanno anche scienziati italiani come Rosita Gabbianelli dell'Università di Camerino che da oltre 15 anni lavora sul legame tra pesticidi e Parkinson. Dai dati che cominciano ad emergere, ad esempio dalla Terra dei fuochi o dalla zona dell’Ilva di Taranto, emerge chiaramente che sono in aumento le patologie del neuro sviluppo”.

ILVA, CALA L'INQUINAMENTO DELLA COCKERIA?

Ci sono però dati discordanti sull’inquinamento a Taranto. Che sarebbe addirittura calato di sei volte rispetto ad altre aree della città. Edo Ronchi, sub commissario dell’Ilva appare soddisfatto: “Gli effetti dell’inquinamento storico dureranno a Taranto per anni, anche se oggi la qualità dell’aria è migliore – dice Ronchi -. I dati da me resi pubblici, quelli dell’Arpa Puglia, evidenziano chiaramente i miglioramenti della qualità dell’aria intervenuti nel 2013, mentre evidenziavano i dati molto negativi della serie storica degli anni precedenti. L’indagine epidemiologica dell’Iss resa nota in questi giorni si riferisce a dati raccolti fino al 2011”.

Grazie al miracolo, Ilva ha ora valori di Ipa sei volte inferiori della città. Sono dati ufficiali. È tutto online sul sito dell’Arpa Puglia In pratica, pur non rispettando l’autorizzazione Aia, l’Ilva ottiene risultati migliori di altre acciaierie che rispettano l’Aia. “Ci hanno raccontato da sempre che la cokeria era sul banco degli imputati, la raccontavano come un reparto malsano. invece ora dobbiamo dire che è cambiato tutto. Gli Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici, non hanno più il loro centro di diffusione nella cokeria dell’Ilva. E’ la città che inquina l’Ilva. E, udite udite, fra tutti i posti dell’Ilva, la cokeria è diventato il più sano e pulito”. Così Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink e da anni vicino alle problematiche ambientali della città e dello stabilimento.

Marescotti, più volte interpellato da Panorama.it, spiega che “nel 2010  uno zelante rapporto Arpa, datato 4 giugno, accusava l’Ilva di essere la fonte da cui proveniva il 99 per cento degli Ipa del quartiere Tamburi. La sola cokeria emanava il 98 per cento del benzo(a)pirene presente in quel quartiere. Quel rapporto Arpa è poi diventato un punto nevralgico dell’inchiesta giudiziaria. Dopo quattro anni da quel rapporto, ora tutto si è ribaltato”.

GLI STIPENDI RESTANO A RISCHIO

L’Ilva pagherà gli stipendi di giugno agli 11 mila lavoratori, ma non ce la fa a garantire anche la quattordicesima che slitta ad agosto. La notizia non fa seppellire l’ascia di guerra ai sindacati. Confermato, dopo l’incontro di Roma con il commissario straordinario Piero Gnudi, lo sciopero e la manifestazione a Roma in programma l’11 luglio. E già da oggi, nelle assemblee previste in fabbrica il clima potrebbe cambiare. Non è da escludere un’accelerazione della protesta con iniziative dentro e fuori lo stabilimento siderurgico.

Antonio Gozzi, presidente di Federacciai a Tempi.it ha dichiarato: “È da più di un anno, ormai, che ripeto che i produttori esteri stapperebbero bottiglie di champagne per una chiusura dell’Ilva, ma se ciò dovesse accadere, sarebbe un clamoroso autogol per il paese, un regalo straordinario alla concorrenza europea e internazionale”.

Intanto, anche i lavoratori Ilva di Cornigliano, vicino Genova, dopo la manifestazione di ieri contro il mancato pagamento delle quattordicesime, sono tornati in piazza e hanno sfilato in corteo fino alla Prefettura. Momenti di tensione si sono verificati quando gli operai hanno afferrato due auto della Polizia per spostarle. Dopo qualche tafferuglio, la situazione è tornata alla normalità. Una delegazione della Fiom è salita dal prefetto.

Poi l’annuncio: "Lo stipendio di giugno, che arriverà ai lavoratori il 10 luglio, è confermato. Il premio di produzione previsto per questo mese sarà insieme allo stipendio di luglio, che arriverà il 10 agosto", ha scritto via fax il Commissario straordinario Ilva Piero Gnudi. La tensione resta alta, a Genova come a Taranto.

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