Salute

Ilva, anche il latte è contaminato

L'Istituto zooprofilattico di Teramo ha preso in considerazione campioni analizzati a fine ottobre. In particolare, 4 di quelli prelevati nella fascia 0-10 chilometri risultano tra i più contaminati. Intanto, a Brindisi nasce un centro di documentazione sui tumori

i fumi provenienti dallo stabilimento Ilva

Esiste una “chiara relazione tra i livelli di contaminazione riscontrati nei campioni di latte e latticini e la distanza dall’Ilva”. A questo risultato è giunto l’Istituto zooprofilattico di Teramo che alla fine di ottobre ha  effettuato le analisi su 84 campioni di latte ovi-caprino, di cui 24 campioni nella fascia 0-10 chilometri dal confine con l’acciaieria Ilva e 60 campioni nella fascia 10-20 chilometri, su 3 campioni di formaggio e su 23 campioni di alimenti zootecnici. Dagli esami effettuati è emersa la non conformità di 5 campioni di latte, di cui 4 prelevati nella fascia 0-10  chilometri. La conseguenza è stata il sequestro di 113 capi ovi-caprini provenienti dai due allevamenti dove sono state riscontrate le non conformità in una fascia entro i 15 chilometri dallo stabilimento tarantino.

Dati inconfutabili che seguono quelli emersi dallo studio “Sentieri ” di fine settembre e che dicono che il tema della salute e dell’ambiente deve diventare sempre di più la priorità del governo e delle istituzioni locali. Ecco perchè partirà un “piano salute per Taranto” e l’Osservatorio, iniziative volute dal ministro della Salute, Renato Balduzzi, e dalla Regione Puglia. In attuazione delle prescrizione inserite nell’Autorizzazione integrata ambientale, è stato deciso un piano di monitoraggio dall’Istituto superiore di sanità concordato con l’Organizzazione mondiale della sanità con la partecipazione di Arpa, Ares e Ispra.

NAPOLITANO RISPONDE ALLE DONNE DI TARANTO

Non si spegne intanto l’eco sollevata dalla drammatica lettera scritta da Tonia Marsella al presidente della Repubblica con la quale chiedeva di andare a Taranto e rendersi conto di persona della situazione. Il capo dello Stato ha risposto che “tutti i valori indicati nel decreto, salute, ambiente, lavoro, sono tutti beni primari da tutelare nell’ordinamento democratico, bilanciandoli tra loro nel miglior modo possibile”. Ma speranza di Napolitano di “costruire un futuro per una città che sta pagando un duro prezzo per i ritardi e le inadempienze del passato” si scontra però con le reazioni delle associazioni ambientaliste e delle “donne di Taranto”, attivissime in città. “Questo decreto legge è vergognoso - dice Alessandro Marescotti, dell’associazione Peacelink -. È un decreto che salva l’Ilva e basta”.  

Gli fa eco Riccardo Rossi consigliere comunale a Brindisi e leader del movimento “No al carbone ”. “Il Governo interviene per fermare la magistratura, per consentire alla famiglia Riva di continuare ad utilizzare la fabbrica producendo acciaio per se e morte per i cittadini – dice Rossi a Panorama.it -. Il decreto rappresenta un vero e proprio attentato all’indipendenza della magistratura, revocando di fatto i provvedimenti del giudice Todisco per consentire la produzione dell’acciaio e la sua commercializzazione bloccata dal giudice di Taranto. In questo modo si viola gli articoli 32 e 41 della Costituzione sul diritto alla salute e sui limiti dell’iniziativa privata”.

A BRINDISI UN CENTRO DI DOCUMENTAZIONE

In attesa di risultati concreti a Taranto, a Brindisi, città martoriata dalla centrale Enel, la centrale a carbone più inquinante in Europa, e da una storia decennale di industria pesante e morti per tumore, viene costituito un centro di documentazione con l’obiettivo la tutela della salute pubblica attraverso la documentazione, la formazione e l’informazione. Il centro è intitolato a Nicola Lovecchio, capoturno dell’Anic di Manfredonia, che nel 1995 avviò un'indagine epidemiologica tra i suoi compagni di lavoro. Le indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Foggia evidenziarono un aumentato numero di decessi per tumore tra i lavoratori di quel petrolchimico, ma tre gradi di giudizio non hanno rinvenuto nessuna responsabilità penale. “Lovecchio morì il 9 aprile 1997 per un tumore al polmone che fu riconosciuto in giudizio di natura professionale. Senza il suo impegno nessuno avrebbe fatto luce sugli effetti sanitari di quella produzione, effetti che devono ancora in gran parte essere portati alla luce – conclude Rossi -. Il centro documentazione nasce dall'esigenza di fornire una informazione scientifica su temi così delicati. Leggiamo spesso sui media notizie tendenti a sminuire e mistificare la realtà. Noi vogliamo utilizzare studi scientifici pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche. Nessuna propaganda, ma solo documenti, articoli scientifici e prove inoppugnabili”.

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