Salute

Il Nobel Montagnier: "La medicina del futuro? Prevenzione e cure personalizzate"

Lo scopritore del virus dell'Hiv e premio Nobel per la medicina nel 2008  racconta a Panorama.it.le sue nuove, discusse ricerche e presenta un libro di dialoghi con un monaco cistercense. "Nella vita occorre essere moderati, ma ci si può concedere di tanto in tanto anche qualche eccesso, come un buon bicchiere di vino rosso o una bella bistecca", dice il biologo francese.

Luc Montagnier a Roma InConTra – Credits: Agrpress - Marino Paoloni

Contrastare e superare la malattia, allontanare il più possibile la fine per cui il nostro corpo è stato programmato: è questo il sogno di ogni uomo. Ed è a questo a cui Luc Montagnier, scopritore del virus dell'Hiv nel 1983 e premio Nobel per la medicina nel 2008, sta lavorando, "non per raggiungere l'immortalità, ma la progressione è costante, così come le aspettative di vita. La componente genetica è fondamentale: in  generale un bimbo che nasce oggi ha un’altissima probabilità di  diventare un centenario", dice il quasi ottantenne biologo francese a Panorama.it. E aggiunge: "Serve tanta prevenzione, una medicina più leggera, un uso di farmaci meno tossici e soprattutti comportamenti responsabili da parte di tutti con meno spreco di denaro in medicina".

Lo incontriamo prima del suo intervento a "Roma InConTra", la manifestazione curata da Enrico e Iole Cisnetto e ci racconta del libro che presenterà, "Il nobel e il monaco", un dialogo molto serrato tra lui, agnostico, ma molto attento alle cose della fede e della chiesa, e un monaco cistercense. "Ho sempre avuto un grande rispetto verso la fede: chi ce l'ha, trae un grande beneficio da essa. Quando vado a Lourdes mi domando sempre del grande mistero delle guarigioni dall'acqua, ma se si crede nelle cure, le cure funzionano meglio e questo vale anche per l'acqua di Lourdes - dice Montagner -. L'incontro con Giovanni Paolo II, che ho aiutato nella fase finale della sua malattia, mi ha segnato. Mi sono avvicinato a lui non come credente, ma come medico, ma l'impatto è stato davvero notevole".

Quando ritirò il nobel, Montagnier disse che entro  quattro anni si sarebbe trovato un vaccino e una cura per l'Aids. Adesso  frena e dice che serve ancora tempo, ma la strada è segnata: la ricerca sta sradicando l'infezione, ma bisogna essere in grado di controllare il virus e non avere più bisogno delle terapie. "La  medicina del futuro dovrà basarsi sulla conoscenza della genetica di   ciascuno. I nostri geni possono individuare una tendenza. Sono   importanti la prevenzione e la personalizzazione delle cure. Il virus dell'Hiv non deve tornare, servono trattamenti che attaccano il serbatoio del virus - conclude  il virologo -. La nuova medicina deve essere innanzi tutto preventiva e  personalizzata. Il medico deve tracciare un profilo di ognuno di noi e  indurci a  modificare i comportamenti a rischio per evitare situazioni  di crisi".

L'acqua è un tema ricorrente nella storia e nella professione di Montagnier. La sua ipotesi, tanto criticata dalla comunità scientifica, è che il nostro dna possa trasmettersi a distanza attraverso onde elettromagnetiche che si diffondo nell'acqua. "Non sono il primo a parlare della memoria dell'acqua - aggiunge il nobel -. Le molecole dell'acqua creano in alcune situazioni un campo di coerenza che può conservare l'impronta della materia che si trova nell'acqua. Si trasmette un'onda e questo segnale è abbastanza fedele per piccole sequenze di dna. Il nostro sangue contiene particelle di questo tipo: studiarle e riprodurle per esempio nell'acqua, è un modo per applicarli in ambito medico e questa rivoluzione aiuterà a prevenire molte malattie croniche".

Nessuna ricetta particolare. Fare uso di tanta papaya fermentata e di di antiossidanti. Lo stress ossidante si può misurare con particolari  analisi di laboratorio. Curarlo può impedire che degeneri in malattie  molto gravi. Gli antiossidanti sono uno stimolo per il sistema  immunitario ma la medicina tradizionale non sfrutta ancora al massimo  questa certezza. Insomma, "essere moderati, responsabili e avere un atteggiamento positivo verso le cure, senza dimenticare che ogni tanto ci si può concedere qualche eccesso, come un buon bicchiere di vino rosso o una bella bistecca", sorride Montagnier.

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