ALLATTAMENTO
Salute

Il latte della mamma non rende più intelligenti

Un nuovo studio contraddice ricerche precedenti secondo cui l'allattamento al seno favorirebbe lo sviluppo cognitivo dei bambini

I bambini allattati al seno non crescono più intelligenti di quelli nutriti col biberon. Da uno studio pubblicato arriva un contrordine (l’ennesimo) rispetto alla dibattuta questione se il latte della mamma favorisca lo sviluppo cognitivo dei figli. Secondo la ricerca appena pubblicata su Plos One, né a due anni né in età adolescenziale i bambini allattati al seno hanno punteggi migliori degli altri nei test di intelligenza.

Gemelli sotto studio

I dati della nuova ricerca provengono dal cosiddetto Twins Early Development Study in cui migliaia di gemelli identici (che hanno lo stesso patrimonio genetico) e dizigoti (che sono come semplici fratelli da un punto di vista genetico) sono stati seguiti e studiati nel tempo per cercare di capire quanto contano le influenze ereditarie e quanto l’ambiente su vari aspetti dello sviluppo, tra cui l’intelligenza, e del comportamento. Ricercatori della Goldsmiths University di Londra hanno analizzato i dati relativi a 11mila bambini inglesi partecipanti allo studio per cercare di dare una risposta alla domanda su se e quanto conti per lo sviluppo dell’intelligenza il fatto di essere stati o no allattati al seno della mamma. Nei 14 anni di durata dello studio, i bambini partecipanti sono stati sottoposti per nove volte, a diverse età, a test per misurare il loro QI e il loro sviluppo intellettivo. E dunque, dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno osservato che, mentre a due anni le bambine allattate al seno avevano un piccolo vantaggio in termini di sviluppo cognitivo rispetto alle coetanee, questo vantaggio non si è visto per i maschietti. Ma soprattutto, crescendo, dai cinque anni in poi e fino all’adolescenza, non sono state osservate differenze nei punteggi ai test per misurare l’intelligenza tra chi era stato nutrito col latte della mamma e chi con quello artificiale.

L'ipotesi opposta

Che cosa concludere? Altri studi, anche recenti, hanno mostrato il contrario, e cioè che, anche se di poco, chi aveva avuto il latte della mamma era “più intelligente”. C’è da dire però che queste analisi sono molto difficili da fare, perché tanti fattori possono confondere il risultato. Spesso, per esempio, almeno nei paesi occidentali, vengono allattati al seno i bambini delle fasce sociali più elevate: più che il latte della mamma potrebbero essere le migliori scuole e le migliori possibilità educative a fornire un vantaggio ai bambini. Raramente, poi, in queste ricerche si è tenuto conto di un altro fattore che potrebbe contare parecchio: l’intelligenza della madre. Anche sul motivo per cui il latte materno potrebbe favorire l’intelligenza ci sono solo ipotesi: secondo la principale, essendo ricco di acidi grassi essenziali per il cervello, potrebbe essere un fattore che favorisce anche lo sviluppo cognitivo, ma che sia davvero così è ancora tutto da dimostrare.

Nelle parole della principale autrice del nuovo studio Sophie von Stumm, “è molto improbabile che un fattore relativamente ‘piccolo’ come l’allattamento al seno sia centrale per qualcosa di tanto importante e complesso come le differenze di quoziente intellettivo tra bambini. Più probabile che a spiegarle siano fattori che durano nel tempo, come l’ambiente familiare e la scuola”.

In pratica

È anche vero che, se non per l’intelligenza, il latte materno sembra utile su altri versanti, per esempio per lo sviluppo del sistema immunitario dei neonati. Non c’è quindi ragione di non seguire le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, che consiglia l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino. Ma probabilmente neppure, se una mamma non può o non vuole allattare, di sentirsi in colpa pensando che potrebbe avere un figlio meno intelligente.

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