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Salute

Il cervello? Funziona meglio senza di noi

Il subconscio, a quanto pare, è in grado di fare molte più cose (e meglio) di quante si immaginasse. La consapevolezza è sopravvalutata?

cervello

Lo sviluppo sempre più rapido delle tecnologie di risonanza magnetica funzionale (fMRI) negli ultimi anni sta cominciando a farci comprendere in maniera sempre più dettagliata molti aspetti legati al funzionamento del nostro organo più importante: il cervello.

Numerose ricerche, studi e scoperte, proprio in questi ultimi giorni, hanno dimostrato che il nostro cervello è in grado di fare molte più cose di quante si pensasse anche a livello di subconscio, anzi, in alcuni casi la mente consapevole agisce da limitatore alla “libera espressione creativa”. Alcuni di questi comportamenti erano già noti a psicologici e studiosi della mente umana ma la possibilità di visualizzare l’attività cerebrale attraverso le fMRI ora può fornirci le prove.

Un team del dipartimento di psicologia dell’Università Ebraica di Gerusalemme , guidato dal Dr. Ran Hassin, ha osservato attraverso una serie di test che il subconscio è in grado di leggere e persino di risolvere equazioni complesse senza che la mente conscia se ne accorga. Per dimostrarlo, sono state mostrate a un gruppo di 270 studenti delle serie di numeri, preceduti rapidissimamente da set di equazioni. Lo studio ha dimostrato che gli studenti riconoscevano prima i numeri se questi erano la soluzione dell’equazione che li aveva preceduti.

Mentre aspettiamo che la scienza ci spieghi come ciò sia possibile, possiamo farci stupire da altri miracoli della risonanza magnetica: in Canda Scott Routley, un uomo di 39 anni che si pensava in uno stato vegetativo da oltre 12 anni, dopo essere entrato in coma per un incidente automobilistico, è riuscito a comunicare con i medici. Rilevando la sua attività cerebrale alla domanda “Senti dolore?”, la fMRI ha evidenziato una risposta negativa, portando i medici a credere che il paziente sia consapevole di chi è e dove si trova.

Ma il nostro subconscio non è solo “intelligente”, è anche molto più creativo della nostra mente consapevole. Allen Braun, direttore della sezione linguistica del National Institute of Deafness and Other Communication Disorders (NIDCD) ha dimostrato che i rapper, quando improvvisano (come forse già sapete i rapper più bravi sono quelli che creano rime originali in maniera rapidissima, quasi senza pensarci) semplicemente “spengono” quelle sezioni della propria consapevolezza che impediscono o limitano il libero flusso della creatività. Durante le sequenze d’improvvisazione - o “freestyle”, come si dice in inglese – Braun e i suoi colleghi hanno rilevato che la corteccia prefrontale mediale (associata all’organizzazione e all’integrazione delle informazioni) si attivava maggiormente, mentre la regione dorsolaterale (associata al monitoraggio del comportamento e all’auto-censura) evidenziava un’attività ridotta.

Forse però non è ancora giunto il momento di “buttar via” la mente consapevole. Da una recente analisi delle immagini scattate al cervello di Albert Einstein, probabilmente l’uomo più intelligente del XX secolo, è emerso, infatti, che il geniale fisico svizzero aveva delle “pieghe” aggiuntive nella sua materia grigia - l’area in cui avviene la maggior parte del pensiero consapevole – in particolare nei lobi frontali che sono collegati alle capacità astrattive e alla pianificazione. Lo studio, co-pubblicato da Dean Falk, antropologo della Florida State University, è apparso sul giornale Brain .

Forse la risposta all’eterno conflitto tra l’Id e e il Supererego, oppure tra subconscio e mente consapevole ce la darà un computer. Utilizzando il supercomputer Blue Gene e la nuova architettura scalabile TrueWorth per il “cognitive computing” a basso consumo energetico, alcuni ricercatori di IBM hanno simulato il funzionamento coordinato di 530 milioni di neuroni e 100.000 miliardi di sinapsi, quasi quanti sono presenti nel cervello umano. Il modello di IBM non è ancora “consapevole” e non è in grado neanche di pensare. Si tratta di un primo passo verso la realizzazione di un vero cervello artificiale ma la strada è ancora lunga: con la tecnologia attuale un computer in grado di effettuare le stesse operazioni del cervello umano richiederebbe una potenza di oltre 100 Megawatt, come una centrale elettrica; l’obiettivo di IBM è di arrivare a un consumo massimo di un Kilowatt. Per la cronaca, il nostro cervello – possibilmente l’oggetto più complesso che esiste nell’universo che conosciamo – consuma appena 20 Watt e questo include sia la nostra consapevolezza che il nostro subconscio.

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