Salute

Il cervello è un tipo socievole

A Pavia per scoprire molte cose affascinanti su come funziona la mente. Grazie all'evento "Social change in the brain age"

Brainstorming

Huge human brain and many little businesspeople around – Credits: iStock

Quando parliamo di cervello siamo abituati a pensare all’organo fisico, con la sua stupefacente biologia fatta di neuroni, sinapsi e aree cerebrali specializzate (rese ancora più spettacolari dalle tecniche di imaging). Ma il cervello, oltre a una realtà biologica, è anche un organo sociale. E i due aspetti, biologia e cultura, non solo si sono evoluti insieme, ma continuano a farlo. Il cervello, insomma, è un organo ibrido, che funziona in modo collettivo (un po’ come nell’idea di inconscio collettivo di Jung) e viene modellato dalla società che cambia, dalle interazioni con gli altri, dagli stimoli ambientali e culturali.


A far conoscere il lato sociale del cervello è l’evento internazionale Social Change in the brain age, che si tiene il 10 e 11 settembre presso la Scuola universitaria superiore (Iuss) di Pavia, organizzato dallo “Human mind project” dell’Università di Londra. E a raccontare a Panorama che cos’è il programma di ricerca “The human mind project”  è il suo coordinatore Mattia Gallotti, filofoso della mente alla School of advanced study dell’Università di Londra.

Gallotti ricorda che in questo momento ci sono almeno due grosse iniziative mondiali sul cervello, che condividono lo stesso nome, Human brain project. Uno è un progetto finanziato dall’Europa, l’altro è americano; entrambi si propongono, come obiettivo, quello di mappare il cervello umano e simularne il funzionamento, con un software.

«Oggi, grazie alle neuroscienze, abbiamo fatto enormi passi avanti nella conoscenza biologica del cervello, ma con un livello di specializzazione e una tale massa di informazioni che ci si perde nei dettagli» afferma Gallotti. «Il nostro progetto, che punta l’accento sulla mente, vuole fare luce sul funzionamento del cervello con uno sguardo di più ampio respiro e più interdisciplinare».

Il senso di queste due giornate (sotto la direzione scientifica di Gallotti e del rettore dell’Università di Pavia Michele Di Francesco, anch’egli filosofo della mente) è proprio questo: portare davanti al pubblico ricercatori che si occupano di cervello da tanti punti di vista. Ci saranno linguisti, antropologi, neuroscienzati, scienziati social.

Il programma è su www.iusspavia.it 

«La vecchia dicotomia cultura-natura è ormai ampiamente superata. Non esiste una divisione da cui partire. Arriveremo a conoscere che cos’è davvero la mente umana, e che tipo di oggetto o fenomeno è il cervello, soltanto studiandolo da prospettive diverse» conclude Gallotti.

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