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Salute

Farmaci: per l'effetto placebo ci vuole carattere

Alcuni tratti della personalità rendono più sensibili all'effetto analgesico di una semplice pastiglia di zucchero, che attiva processi interni all'organismo in grado di lenire il dolore

Qual è quella giusta? (Credit: FRED TANNEAU/AFP/Getty Images)

La pillolina di zucchero presentata come medicina nei trial clinici ha lo scopo di verificare l'efficacia di un nuovo farmaco, testato su un gruppo di individui, confrontandone l'effetto con quello del placebo somministrato a un gruppo di controllo. Perché un principio attivo si possa definire efficace è necessario che il suo effetto sia superiore a quello suscitato dal placebo.

Questo sistema di valutazione è molto meno che perfetto, perché è noto che non tutte le persone reagiscono ai farmaci, e quindi anche al placebo, allo stesso modo. Uno studio appena pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology indaga con particolare attenzione questo aspetto, per stabilire quali siano i tratti della personalità di un individuo che possono aiutare a prevedere come reagirà alla somministrazione di un placebo.

Su 50 volontari sani un'iniezione di soluzione salina ipertonica nei muscoli della mascella ha fornito lo stimolo doloroso necessario per mettere alla prova la reazione all'antidolorifico, in realtà un placebo. Come avrebbero risposto alla pillola di zucchero i diversi soggetti? La loro personalità era stata precedentemente valutata con un test che ne aveva delineato i tratti principali. A esperimento concluso, Jon-Kar Zubieta e colleghi dell'Università del Michigan, autori dello studio, hanno potuto verificare che alcune caratteristiche psicologiche costituivano degli ottimi fattori predittivi della risposta positiva al placebo.

Coloro che nel test di valutazione della personalità avevano ottenuto voti alti in relisienza (capacità di affrontare le avversità), altruismo, franchezza e bassi in rabbia e ostilità, erano quelli che avevano ottenuto il maggior effetto antidolorifico dal placebo. Queste persone mostravano anche una diminuzione dei livelli di cortisolo e altri ormoni dello stress nel sangue e una maggiore attivazione di oppioidi endogeni (come per esempio le endorfine) nelle regioni del cervello che regolano la risposta alle esperienze dolorose e piacevoli.

L'anticipazione del beneficio che si otterrà dal farmaco è l'interruttore che fa scattare l'effetto analgesico del placebo e queste aspettative positive sono quelle che mettono in moto gli oppioidi endogeni che in sostanza fanno da soli la maggior parte del lavoro di lenimento del dolore. Sapere che alcuni tratti caratteriali amplificano questo effetto, da un lato conferma che la personalità ha un ruolo chiave nella gestione del dolore, dall'altro può aiutare i ricercatori a limitare i fattori confondenti negli studi clinici, per ottenere risultati più affidabili.

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