Salute

Farmaci Geymonat, i consigli degli esperti

La casa farmaceutica di Anagni ancora nell'occhio del ciclone per medicinali con "difetto di qualità"

Farmaci sotto accusa, la farmacovigilanza è sempre attiva - Credits: Ingram Publishing/Thinkstock by Getty Images

Dopo lo scandalo delle “false” supposte per i neonati dello scorso giugno, un nuovo provvedimento coinvolge la Geymonat, sempre per “difetti di qualità”. L’Agenzia italiana del farmaco con un provvedimento cautelativo ha fermato nove farmaci che, si sospetta, non avrebbero la quantità di principio attivo necessario per funzionare, quella indicata nella confezione. “Si tratta di un supplemento di indagini al procedimento aperto qualche mese fa nei confronti della stessa azienda, una misura precauzionale dovuta – sottolinea a Panorama.it Domenico Di Giorgio, Direttore dell’unità prevenzione della contraffazione dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa ) - . Se dai test non emergeranno anomalie il provvedimento verrà revocato”.

Tutto nasce dalla recente vicenda dell’Ozopulmin, un prodotto molto conosciuto fra i genitori di bambini piccoli, perchè utilizzato per fluidificare il catarro. L’azienda di Anagni , in provincia di Frosinone, avevano riferito i carabinieri dei Nas, aveva continuato a produrre il medicinale per il quale per ragioni commerciali non riusciva più ad approvvigionarsi del principio attivo che lo rendeva funzionante. “Tre manager sono agli arresti domiciliari, l’indagine della procura è ancora in piedi e farà il suo corso – aggiunge Di Giorgio -. E’ un caso anomalo, clamoroso ma circoscritto. Rimane fortunatamente l’unico caso in Italia di contraffazione all’interno di una casa farmaceutica”. Interpellata da Panorama.it, la casa farmaceutica laziale non ha fornito risposte. Solo una nota scritta dal presidente Giuseppe Salvia con la quale "si chiede scusa per il disagio e e le incertezze provocate e l'introduzione di tre nuove figure di qualificata esperienza a garanzia della qualità della produzione".

I farmaci bloccati dall’Aifa sono: alvenex 450 mg, usato per l’insufficienza venosa; gastrogel 2 g/10 ml per l’ulcera gastrica; sucrate 2 g gel orale per l’ulcera; intrafer 50 mg/ml per le anemie; nabuser 30 per l’artrite; citogel 2g/10 ml per l’ulcera; ecomì per le infezioni dermatologiche; venosmine 4 per cento per le varici e testoenant per patologie sessuali.

QUALI RISCHI SE SI ASSUME IL FARMACO

Quali sono gli eventuali rischi dall’assunzione di un medicinale sottoposto ad un blocco temporaneo? “Pochi, ma al momento consigliamo di non assumerli almeno fino a quando non avremo risposte più precise”, spiega il dirigente dell’Aifa. A cui fa seguito Pierluigi Navarra, dell’Istituto di farmacologia alla facoltà di Medicina e chirurgia Università Cattolica del Sacro Cuore “Agostino Gemelli” che a Panorama.it aggiunge: “La sospensione dell’Autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco significa che quel prodotto non può più essere distribuito dalle farmacie territoriali o ospedaliere ed è un provvedimento con effetto immediato. Il rischio potenziale riguarda perciò solo il caso di pazienti che hanno il farmaco in casa e, non essendo a conoscenza del provvedimento, potrebbero continuare ad assumerlo. Nel caso specifico di Geymonat, il pericolo è che il farmaco abbia un effetto terapeutico inferiore a quello atteso”.

Ancora farmaci poco sicuri sul banco degli imputati. Era accaduto due mesi fa per le supposte pediatriche, prima per i vaccini della Novartis. In generale, siamo sicuri dei farmaci che ingeriamo? “Nessun farmaco è sicuro in assoluto. Quando si assume un farmaco il rischio di eventi avversi è sempre presente – sottolinea Navarra -. La differenza, poi, è tra farmaci che danno problemi molto raramente, in quel caso si dice che hanno un rapporto beneficio/rischio molto favorevole, e farmaci che danno problemi più spesso, in una percentuale più elevata di tutti i soggetti che assumono quel farmaco”.

Replica Di Giorgio: “L’Aifa effettua severi controlli e la stragrande maggioranza dei farmaci supera gli standard di qualità richiesti. Altro discorso è per quelli contraffatti o acquistati in canali non ufficiali: in quei casi, i numeri sono nettamente inferiori. Mi riferisco ai famosi farmaci per la disfunzione erettile, ai falsi integratori, antidolorifici, antibiotici e, ultimamente, alle creme sbiancanti per la pelle importate nel nostro paese soprattutto dalle comunità africane: più della metà di queste creme entra illegalmente”.

A proposito di controlli, l’Italia è conosciuta come una delle migliori per la farmacovigilanza tanto da essere considerata un modello europeo. La rete di farmacovigilanza, che fa capo all’Aifa, è collegata con la rete europea. “Il nostro impegno è riconosciuto in tutto il mondo, il protocollo tra noi e i Nas, nato nel 2011, ad esempio ci permette di estendere i controlli, seguendo meticolosamente tutte le fasi della vita di un farmaco – spiega Di Giorgio -. La task force nazionale Impact ci ha permesso, poi, di bloccare centinaia di migliaia di unità importate illegalmente dal 2007 ad oggi, mentre posso annunciare che Aifa guiderà il progetto europeo Fakeshare, avviato ufficialmente un mese fa e finalizzato a proteggere la salute dei cittadini dai pericoli derivanti dal commercio illegale di farmaci sul web”.

“Ogni azienda sanitaria ed ogni azienda ospedaliera deve avere un responsabile per la farmacovigilanza, che funziona da collettore locale delle segnalazioni di eventi avversi e le trasmette a livello centrale – aggiunge Navarra -. L’Università Cattolica adempie a queste norme dalla loro istituzione: da oltre 10 anni la direzione del Policlinico Gemelli ha delegato la farmacologia a svolgere questa funzione, che viene coordinata da un professore associato di ruolo e comprende, oltre alla raccolta e trasmissione di aventi avversi, anche una attività di informazione per gli operatori sanitari dal Policlinico”.

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