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Salute

Farmaci, dietrofront sui generici. Sulle ricette torna il "griffato"

Quattro emendamenti al Dl Sviluppo rimuovono l'obbligo di prescrivere il principio attivo. La norma era entrata in vigore tre mesi fa tra mille polemiche. Foresti (Assogenerici): "Ennesimo tentativo della lobby di Farmindustria di bloccare il mercato del generico".

Niente più obbligo per i medici di prescrivere il principio attivo invece del farmaco “griffato”, ma solo una facoltà “di aggiungere la denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco”. Lo stabiliscono quattro emendamenti al decreto legge Sviluppo presentati da deputati di Udc, Lega, Pdl e Pd. Una proposta che fa discutere e che secondo il ministro Balduzzi sarebbe “un'iniziativa individuale di singoli senatori, non dei partiti”. Il governo ha dato parere favorevole agli emendamenti tramite il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti e verranno votati in commissione oggi dopo il parere della commissione Bilancio. Lo stesso De Vincenti, avvicinato dai giornalisti a margine di un convegno alla Luiss, ha dichiarato che "il mercato è distorto e si deve fare in modo che sia il cittadino a scegliere liberamente. La norma, così com'era, era squilibrata a favore dei generici visto che i farmacisti hanno un margine più alto dell'8 per cento".

Ancora più duro Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici che a Panorama.it esprime tutto il suo disappunto. “Ritengo che sia l’ennesimo tentativo della lobby di Farmindustria di bloccare lo sviluppo del mercato del farmaco generico, con la convinzione che questo dia l’opportunità al comparto farmaceutico nazionale di sopravvivere o di poter continuare a esistere – dice Foresti -. Non è questo emendamento che distruggerà il comparto farmaceutico, non cambierà le sorti della farmaceutica italiana né migliorerà enormemente il comparto del farmaco generico”. E aggiunge: “La norma sulle prescrizioni aveva solo un obiettivo: far risparmiare il Sistema sanitario nazionale in termini di spesa e i cittadini in termini di compartecipazione alla spesa farmaceutica”.

Quasi sei italiani su dieci preferiscono il "griffato"

A conferma che il farmaco “griffato” sia preferito nel nostro paese arrivano anche i risultati di un sondaggio Censis , per conto di Farmindustria, secondo cui il 57,6 per cento degli italiani riconosce i farmaci che assume dal nome commerciale, il 7,6 per cento tramite il nome del principio attivo e quasi il 35 per cento attraverso entrambi. E se il nome commerciale del farmaco identifica il proprio medicinale non sorprende che una quota elevata di cittadini sia pronta a pagare di più per averlo. Quasi il 45 per cento degli italiani, infatti, dichiara che nell’ultimo anno gli è capitato di pagare una differenza di tasca propria per avere un farmaco di marca piuttosto che quello fornito dal Servizio sanitario con lo stesso principio attivo ma a un costo inferiore. “I risultati della ricerca del Censis sono la dimostrazione che gli italiani non hanno ancora capito che il generico è identico in termini di efficacia, sicurezza e qualità rispetto al prodotto di riferimento. Dal momento che il medico non è promotore del generico, il cittadino, che si fida del proprio medico, fino ad ora non è stato favorevole a cambiare la prescrizione del proprio dottore – aggiunge Foresti -. Con l’introduzione dell’obbligo di prescrizione del principio attivo, l’obiettivo primario e culturale, come lo aveva definito il ministro Balduzzi quando lo aveva introdotto, era facilitare il cittadino nel capire che non cambia niente rispetto ai farmaci griffati. Bisogna lavorare ancora molto per far capire agli italiani che devono usare il generico senza paura o reticenze”.

Negli Stati Uniti e nel resto d’Europa da tempo si incentiva la prescrizione e il consumo di generici. Secondo un rapporto dell’Austrian Health Institute, tra i 27 paesi dell’Ue, 22 incoraggiano i medici a prescrivere il principio attivo del farmaco, mentre in Estonia, Lituania, Portogallo e Romania è obbligatorio. Assogenerici ha annunciato che garantirà la riduzione del prezzo dei farmaci generici in media del 5 per cento nel 2013, procurando risparmi per il Ssn pari a 250 milioni. “E' un accordo che abbiamo trovato: se ci sarà l’aumento di volumi di vendita dei generici, ogni tre mesi, sui prodotti che hanno avuto un aumento di volumi si procederà a una riduzione dei prezzi – conclude il numero uno di Assogenerici -. L’accordo è stato definito con l'Aifa per venire incontro agli obiettivi del ministro. Se la norma dovesse essere cancellata, non metteremo più in atto questo meccanismo di salvaguardia per la riduzione dei prezzi”.

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