Salute

Farmaci: chi ha paura dei generici?

Il principio attivo sostituirà il farmaco di marca in prescrizione. L'intervista al farmacologo

In farmacia – Credits: Ansa

Tra i nuovi tagli previsti dalla spending review del governo sono comparsi anche i farmaci. I medici generici dovranno indicare nelle loro prescrizioni non più il nome del farmaco, ma quello del principio attivo, riducendo la prescrizione dei farmaci "di marca" ai soli malati cronici che già li utilizzano. Medici, Farmindustria e Confindustria sono già insorti. I primi sostengono che la prescrizione dei principi attivi rischia di creare confusione e non consente al medico di controllare ciò che davvero il paziente sta prendendo. I rappresentanti delle case farmaceutiche gridano allo scandalo e accusano il governo di essersi reso protagonista di un "vergognoso attacco" al cuore all'industria dei medicinali.

Ma i cittadini hanno qualcosa da guadagnare da questa decisione del governo? Panorama.it lo ha domandato a Vittorio Bertelè, farmacologo a capo del Laboratorio Politiche Regolatorie del Farmaco dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

Che cosa sono i generci?

Sono farmaci assolutamente uguali ai prodotti commerciali di mercato ancora coperti da brand. Alla scadenza del brevetto i principi attivi possono essere prodotti e commercializzati da altre ditte.

Quanto dura la copertura del brevetto?

Circa 20 anni dalla scoperta della molecola. Mediamente però ci vogliono 8-12 anni per sviluppare il farmaco, quindi in realtà la copertura dura attorno ai 10 anni, ma è ampiamente sufficiente a recuperare i costi di ricerca e sviluppo sostenuti dall'azienda che ha scoperto la molecola.

Il nome ne ostacola la diffusione?

Fa difetto la denominazione, che è la traslazione di un termine che in italiano suona come "non specifico". Generico in realtà vuol dire equivalente al farmaco originale. Noi ci muoviamo contro questa cultura che è affezionata alle griffe. L'adozione dei generici non fa male a nessuno: non nuoce alla casa farmaceutica, che ha già recuperato l'investimento, e fa bene al Servizio sanitario nazionale, che dovremmo tutti considerare un patrimonio da coltivare e conservare.

In che modo lo aiuta?

Può farlo funzionare meglio. Lo Stato deve comprare per i suoi cittadini quanta più salute possibile con le risorse disponibili. Se liberiamo le risorse attraveso l'uso dei generici invece dei prodotti di marca, possiamo destinare a farmaci innovativi più risorse. Noi siamo poco abituati a ragionare in termini di utilità pubblica, ma in realtà c'è anche vantaggio individuale. Se posso pagare 50 quanto pagavo 100, ho un margine da destinare per coprire altri bisogni finora non soddisfatti.

Perché i medici sono contrari?

Si invoca la prerogativa del medico di scegliere cosa prescrivere. Ma il medico prescrive una terapia che è data dal principio attivo, non dalla marca. E' una questione culturale, da noi siamo abituati a prescrivere i marchi mentre all'estero si prescrive il generico. Ci possono essere anche conflitti di interesse. Non dobbiamo nasconderci che, in passato almeno, le case farmaceutiche, che investono gran parte del budget non tanto in ricerca e sviluppo ma in propaganda, utilizzavano la prescrizione privilegiata proprio come forma di propaganda. Il nuovo tipo di prescrizione evita che ciò accada, ma non risolve il problema: lo sposta a livello del farmacista e della catena distributiva.

Che ruolo hanno i farmacisti nello scarso uso dei farmaci equivalenti in Italia?

In farmacia devono avvisare l'utente della presenza di un farmaco meno caro. In realtà negli ultimi anni in Italia la spesa individuale dei cittadini è amentata. Spesso non sono adeguatamente informati sulla assoluta equivalenza del generico rispetto al farmaco di marca o non viene loro detto che il generico esiste.

La liberalizzazione del prezzo dei farmaci ha consentito di risparmiare un po'. Ma la concorrenza funziona meno che in altri paesi. Come mai?

La liberalizzazione va spinta ulteriormente e allargata a più farmaci. Non c'è ragione per cui le parafarmacie possano vendere alcuni prodotti e altri no. Una liberalizzazione più estesa contribuirebbe ad aumentare la concorrenza e ridurre i costi. Diciamo che si è fatto molto, ma si può fare di più.

E' corretto sostenere che i generici sono più sicuri dei farmaci ancora coperti da brevetto perché sono usati da almeno 20 anni?

Quando un prodotto raggiunge, diciamo così la "maggiore età", e il suo brevetto scade, è più rodato rispetto al farmaco innovativo, appena uscito. Nella fase di ricerca e sviluppo quello che più facilmente si raccoglie è un dato di efficacia, più difficile è invece ottenere la certezza della sicurezza, che si consegue solo con l'esperienza clinica allargata, propria di un farmaco in commercio da molti anni.

Quanto usiamo i farmaci equivalenti in Italia?

Il nostro utilizzo è largamente inferiore a quello di altri paesi per dimensioni di mercato (attorno al 15%, altrove si usano tra il doppio e il triplo). Ma quello che fa la differenza è anche il costo di questi prodotti. Un vecchio farmaco che da noi costa la metà rispetto al prodotto di marca, all'estero, per esempio in Svezia o in Inghilterra, costa il 5-10%. C'è quindi ancora un margine enorme di riduzione del prezzo, e serve più capacità negoziale per raggiungere questo obiettivo. Del resto da noi quella dei generici è una tradizione molto recente, che ha solo 10-12 anni, mentre altrove è molto più consolidata.

La decisione del governo aumenterà l'uso dei generici nel nostro paese?

Vedo in questa proposta soprattutto una valenza culturale. E' giusto che gli operatori della salute, a cominciare dai pazienti, si abituino a ragionare per principio attivo e non per marca. Questo sì che spiana la strada all'uso dei farmaci equivalenti. Si tratta della preparazione a una riconversione culturale basata sul fatto che il marchio passa, il principio resta.

Conoscere il principio attivo che si sta assumendo può aiutare anche i pazienti a fare più attenzione alle possibili interazioni?

Aiuta a fare chiarezza: esiste un numero sterminato di prodotti, a volte ci sono decine di marche per uno stesso prodotto, il che rischia di creare confuzione. Una denominazione unica rende finalmente i prodotti intercambiabili a tutti gli effetti, tranne che per il prezzo. Questo consente di scegliere il prodotto con il costo minore. Se ci sarà un allineamento al ribasso dei prezzi dei prodotti, alla fine tra uno e l'altro non ci sarà davvero più differenza.

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