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Salute

Falsi miti della forma fisica: teorie sorprendenti su acqua, pancetta e sport

I consigli di buon senso non sempre ci azzeccano. Studi recenti dimostrano che a volte è necessario mettere in discussione i luoghi comuni

Sete

Se due litri d'acqua al giorno sono troppi – Credits: iStockphoto

Bere molta acqua non fa perdere peso. La rivelazione, per quanto triste, suona piuttosto ovvia una volta che ci riflettiamo con un minimo di oggettività. Eppure a forza di associare il consumo di acqua minerale a esili figure di ragazze in splendida forma, come suggerisce la pubblicità, ci eravamo quasi convinti che quei due litri al giorno potessero snellire anche noi, senza richiederci nessun altro sforzo.

A riportarci alla cruda realtà dei fatti è un polemico editoriale pubblicato da Spero Tsindos ricercatore della La Trobe University di Melbourne sull'Australian and New Zealand Journal of Public Health che ricorda come "trent'anni fa non si vedeva una bottiglia d'acqua da nessuna parte, ora sembra sia diventato un accessorio di moda". Secondo Tsindos sono gli interessi economici dietro il mercato globale dell'acqua ad aver fatto passare il principio che dobbiamo berne così tanta per stare in forma.

Molti dei cibi freschi che consumiamo già contengono liquidi che concorrono a formare quei due litri di fluidi quotidiani di cui il nostro organismo ha bisogno. Tra l'altro, ricorda Tsindos, la ricerca ha dimostrato che proprio i liquidi contenuti nel cibo portano un maggior beneficio alla perdita di peso rispetto al semplice consumo di acqua.

Per perdere peso, quindi, occorre rassegnarsi a introdurre meno calorie e a bruciarne di più con l'attività sportiva, approfttando dei benefici che quest'ultima è in grado di dare anche a livello psicologico. Ma anche a questo proposito è meglio non farsi eccessive illusioni dal momento che uno studio inglese ha clamorosamente smentito che lo sport possa combattere la depressione.

Una ricerca apparsa sul British Medical Journal, infatti, sostiene che per i casi gravi di depressione l'aumento dell'attività fisica è ininfluente sul miglioramento del tono dell'umore dei pazienti. Lo studio promosso dal Servizio sanitario nazionale inglese ha sottoposto due gruppi di pazienti a un trattamento pscologico e farmacologico per curare la depressione. Uno dei due gruppi ha anche aumentato la propria attività fisica. Dopo un anno tutti i 361 partecipanti hanno visto attenuarsi i segni della depressione, ma non si sono registrate sostanziali differenze tra chi aveva fatto più sport e chi era rimasto sedentario.

Resta vero che l'attività fisica fa comunque bene al cuore, alla pressione e aiuta a combattere il sovrappeso. Chi non ne fa abbastanza, a quanto pare, sono i neo-papà che, secondo un'altra recente ricerca inglese, arrivano a metter su fino a 10 kg di pancetta dopo l'arrivo del bebè. Sonno e pasti irregolari, mancanza di tempo, e forse anche di energie, per svolgere esercizio fisico regolare e lo stress legato alle accresciute preoccupazioni economiche sono tra i principali indiziati.

Eppure la ricerca nel campo della medicina dello sport sta facendo passi da gigante proprio per andare incontro alle esigenze di coloro che giustificano con la mancanza di tempo l'assenza di attività fisica nella propria vita. Una delle teorie che sta prendendo maggior piede, e che ancora una volta va contro il senso comune, è che per potenziare i muscoli e migliorare la forma fisica si debba fare meno sport, non di più.

Un miracolo? No, semplicemente un diverso modo di muoversi per stimolare l'organismo, con impatti positivi sul livello di colesterolo, la pressione arteriosa e, ovviamente, sulle prestazioni sportive. Il concetto di base è quello dell'Interval training, che consiste nell'alternare lo sforzo di alta e bassa intensità per periodi di tempo limitati. Basta meno di mezz'ora per ciascuna sessione per tenersi in forma, o almeno così assicura Jens Bangsbo, ricerctore dell'Università di Copenaghen.

Bangsbo ha sottoposto 18 volontari alla particolare forma di allenamento messa a punto nei suoi laboratori che consiste nell'intervallare brevi sessioni di corsa della durata di 5 minuti con un paio di munuti di riposo per un'attività della durata totale compresa tra 20 minuti e mezz'ora. I 5 mintui di corsa, poi, vanno a loro volta suddivisi in 5 sessioni da un minuto l'una durante le quali si corre a bassa intensità per 30 secondi, a media intensità per 20 e ad alta intensità per 10 secondi.

Bangsbo, che è stato assistente allenatore della Juventus e attualmente auta ad allenare la nazionale danese, sottolinea che è proprio la breve durata di ogni allenamento a fare del suo metodo un passe-partout adatto a tutti: chi non riesce a ritagliarsi mezz'ora per tre volte a settimana? E i risultati? Abbassamento della pressione arteriosa e dei livelli di colesterolo, miglioramento dell'umore e delle presazioni (dopo 7 settimane di allenamento i podisti che hanno partecipato all'esperimento impiegavano un minuto in meno di prima a correre 5 km), e minore stress. Da provare.

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