Salute

Euromelanoma day: tutto quello da sapere per prevenire i tumori della pelle

Il 27 maggio dermatologi a disposizione per informare su una corretta prevenzione e diagnosi precoce del melanoma e degli altri tumori della pelle

euromelanoma-day

Finalmente si avvicina l’estate, e già c’è chi si prepara per l’abbronzatura perfetta da sfoggiare in spiaggia. E con la bella stagione aumentano anche le ore passate all’aperto, al sole, che quest’anno si è fatto davvero desiderare, impedendo alla nostra pelle di abituarsi gradualmente ai raggi solari. Principali fattori di rischio che favoriscono l’insorgere del melanoma e di altri tumori della cute.

Come cautelarsi e soprattutto come capire se la comparsa di nuovi nei o i loro cambiamenti morfologici rappresentano un pericolo? Per rispondere a queste e a tutte le domande inerenti le neoplasie della pelle, sono a disposizione specialisti dermatologici nell’ambito dell’iniziativa Euromelanoma day 2013: il 27 maggio, dalle 8 alle 18, basterà chiamare numero verde 800591309 per essere messi in contatto con il centro dermatologico più vicino e parlare con un esperto.

 “Quest’anno la campagna sarà dedicata alla consulenza informativa: i dermatologi forniranno le indicazioni necessarie per una corretta prevenzione e una diagnosi precoce del melanoma e degli altri tumori della pelle” spiega a Panorama.it la dottoressa Ketty Peris, direttrice della Clinica Dermatologica dell’Università dell’Aquila. “Se diagnosticato nelle fasi inziali infatti” prosegue la Peris “basta la rimozione chirurgica per eliminarlo definitivamente o perlomeno si riesce ad innalzare il tasso di sopravvivenza al 95% a cinque anni”. In caso contrario, il rischio è molto elevato: i melenociti (le cellule della pelle che ci fanno abbronzare) generano metastasi nei polmoni, nei linfonodi e nel cervello, con prognosi infausta.

 “Il melanoma è un tumore maligno molto aggressivo, che colpisce in media 15 persone ogni 100.000 all’anno solo nel nostro Paese” ammonisce la dottoressa “con un incremento annuale del 4% dovuto al continuo aumento all’esposizione solare; per questo la prevenzione è fondamentale”.

Quali sono le zone del corpo a cui prestare particolare attenzione?

“Ci sono vari tipi di melanoma, quello nodulare, per esempio, cresce molto rapidamente, quindi tenete sotto osservazione i nei che si formano o si deformano nel volto e nel tronco per gli uomini, e nelle gambe per le donne”. 

E in caso di nei sospetti?

“Sottoporsi a una dermatoscopia o a un’analisi con microscopia confocale, metodologie non invasive e assolutamente indolori, soprattutto per i soggetti più a rischio, cioè con pelle e occhi chiari, numerosi nei e con segni di scottature risalenti all’infanzia o all’adolescenza”.

Ci sono altri segni che ci devono allarmare?

“Piccole ulcere, taglietti che non si rimarginano al volto e noduli possono indicare la presenza di carcinoma baso-cellulare, il tumore non-melanoma più diffuso in assoluto e il più frequente in soggetti tra i 40 e 60 anni. Non dà metastasi ma è altrettanto pericoloso”.

Abbiamo parlato di diagnosi preventiva. Ma in caso di cancro già sviluppato quali sono le cure?

“È stata fatta una classificazione molecolare dei tumori e sono state quindi sviluppate terapie che vanno a colpire direttamente le molecole interessate”.

Qualche altra buona notizia?

“Innanzitutto rassicuriamo i genitori più apprensivi: grazie a un nostro studio, tra i primi in Europa, abbiamo confermato che i nei che si formano sui palmi delle mani e dei piedi dei bambini e ragazzi fino a 18 anni, sono al 60% benigni. Non c’è bisogno dunque di asportazione chirurgica o di particolari cure: questi nei compaiono a seguito di microtraumi nel camminare o manipolare oggetti, ma poi, col passare del tempo, nella maggior parte dei casi regrediscono o scompaiono”.

E quanto incide la storia familiare sulla formazione dei melanomi cutanei?

“In un recente studio, realizzato col consorzio internazionale GenoMEL , abbiamo scoperto che il gene correlato al diabete di tipo 2 è associato anche al melanoma. Ciò non significa che tutte le persone obese sono a rischio melanoma o viceversa, ma è un primo fondamentale passo per individuarne le cause genetiche e sviluppare nuove cure.

Le app di ultima generazione possono aiutare la prevenzione?

“Quelle che fanno l’autodiagnosi sono bufale e non sono affatto smart: in un caso su tre non riconoscono il melanoma; molto meglio usare quelle che inviano le immagini direttamente a centri diagnostici, dove un medico può esaminare le foto. In Australia hanno dato buoni risultati e sono state sperimentate con successo anche per i nostri soldati stanziati in Afghanistan, collegati col Policlinico di Tor Vergata di Roma. Io stessa ricevo molte foto per consulenza, ma attenzione alla qualità dell’immagine, che deve essere assolutamente ottima”.

© Riproduzione Riservata

Commenti